Bianco e nero per Maremma

Bianco e nero per Maremma
Con una prefazione di Lidia Ravera
Dalla prefazione di Lidia Ravera. “Artista è una persona che sa cogliere la grandezza dei dettagli, che li sa gustare e riproporre, evocando, della realtà che lo circonda, non soltanto l’apparenza ma l’anima, il senso profondo. Sfogliando “Bianco e nero per Maremma” ho pensato: “Ma questo Andrea Bastogi, con quell’arietta sorniona da bravo ragazzo, è un artista”. Mi ha fatto piacere scoprirlo, perché frequento i suoi luoghi da tanti anni, e li amo, e scoprire che hanno prodotto un artista, è rassicurante: saprà difenderli dalla distrazione, ho pensato, dal consumismo di chi tutto calpesta per farsi dorare dal sole e non si accorge mai di niente. E’ una assicurazione contro ogni rischio di rapina, di appiattimento, di degrado, la presenza di un occhio che sa guardare, e raccontare ciò che ha visto. Bastogi sa guardare: le sue fotografie sono, contemporaneamente, istantanee (un flash che coglie l’attimo, blocca il movimento) e destinate a durare come un quadro, su cui soffermi lo sguardo a lungo, cercando l’essenza senza tempo, la profondità d’una visione, capace di dire più di quel che vedi. Prendiamo per esempio la fotografia numero 54 “Giglio Castello”: l’istantanea mostra una catena di vecchi seduti l’uno accanto all’altro, le spalle ad un muro di sassi. Il quadro dice di più: una donna, in piedi, li guarda. Non tutti. Soltanto uno di loro. Li guarderebbe tutti se fosse giovane, allora quelli sarebbero “i vecchi”. Ne guarda uno solo. E’ vecchia anche lei. E allora quei vecchi sono persone, non una categoria. Nei toni del grigio e del nero, si impongono come lampi i colletti delle camicie. C’è una naturalezza in quello star seduti, le mani intrecciate a imparare l’ozio e come si amalgamano bene le teste coi sassi. Che cosa vuol dire? Muro e uomini, sono un unico baluardo? E’ il crepuscolo sereno di chi non ha lasciato mai la sua terra? Potrei parlare di questa fotografia per ore. E la facciata marezzata dalla luce e mossa dall’ombra di “Manciano”(n.94)? Con quei panni stesi e quell’orologio grigio. In che anno siamo? Oggi, trent’anni fa. Come nella foto numero 72, “I ragazzi della Giannella”, dove quattro adolescenti magri, levigati dall’acqua come ciottoli, alzano le braccia su quattro faccette furbe e innocenti da figli del dopoguerra e invece sono ragazzi di oggi, messi in posa ieri, nati nel 1985, ‘86 e ‘88. Guardo la capanna di tronchi di “Ansedonia e Feniglia” (foto 66), e penso: qui vengo a rifugiarmi tutte le estati, nelle mattine di luglio, dopo aver corso nella pineta: è davvero così bella? La luce schiarisce il legno fino alla sfumatura perla della sabbia, le ombre arredano il vuoto e un uomo che passa sulla battigia stabilisce una lontananza lirica, assoluta. Queste immagini hanno la qualità del sogno: sono memoria e presente, in una vertigine del tempo che salva dall’ansia nell’unico modo possibile: mostrando l’essenza, raccontando le costanti (di furia, di malinconia, di attesa), gli eterni ritorni, che espongono l’esperienza dei sensi (guardare, sentire, odorare) al piacere improvviso, quasi miracoloso, del comprendere.”
{FUORI COLLANA}
Pagine 115
Prezzo 10 €
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