Nel nome del parco | Il Recensore

Piccolo ma denso, Nel nome del parco (Effequ, 2010) è il libro in cui Mario Tozzi racconta la sua esperienza come presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano. Il tema dell’ambiente e della sua difesa, la lotta costante contro la diffidenza e/o l’indifferenza della popolazione, ma anche la descrizione di alcuni dei territori più belli della penisola, tutto ciò trova spazio nel libro di Tozzi.


“L’Elba agli elbani”
: dietro questo motto si cela “la voglia di isolamento di un mondo per cui quello attorno a un campanile è già territorio troppo vasto”. Una realtà di chiusura mentale con cui deve fare i conti chi ha una visione del mondo di più ampio respiro. Senza peli sulla lingua, Tozzi ripercorre le difficoltà incontrate nei suoi tre anni di lavoro al Parco, un ente nazionale che, per i vincoli che impone, risulta spesso malvisto dalle comunità locali.

Da quello che si apprende nel libro, per gli abitanti delle isole toscane il timore più grande è che il Parco ostacoli il turismo, e quindi i cospicui introiti che ne derivano. “È questione di orizzonti irrimediabilmente limitati e di avere il profitto esponenziale come unica meta, visto che qui non si parla più di scegliere tra la fame e la sopravvivenza, ma tra un accumulo che si vorrebbe infinito e un ragionevole consolidamento”.

Seguendo la cosiddetta legge del turismo mondiale, ad un primo momento di sviluppo “controllato”, ancora gestibile dalle comunità locali senza che ci sia un impatto troppo violento sul territorio e sullo stile di vita, segue il momento dell’infrastrutturazione selvaggia. Che è ciò che il Parco vuole evitare. Anche perché è inutile, “perché tu puoi incrementare a dismisura superficie e numero di alberghi e seconde case, ma non puoi aumentare i metri quadrati delle spiagge e dei luoghi di interesse”.

Si parla di cementificazione, dunque, tra abusivismo e condoni, o meglio passando prima per l’abusivismo e poi, fatalmente, per il condono. Del resto, sottolinea l’autore, è qui in Italia“che è stato coniato il termine condono edilizio, che non è traducibile in nessuna lingua moderna conosciuta, e che ha contribuito a distruggere oltre tre milioni e mezzo di ettari di territorio negli ultimi 15 anni”.

Al contrario, il Parco offre un modello di sviluppo sostenibile, di efficienza e qualità. Ma, soprattutto, esso è portatore di una visione diversa, nella quale l’essere umano vive in simbiosi con l’ambiente, ne fa parte senza possederlo, senza esserne l’unico beneficiario, padrone o, nei casi più estremi, profittatore.

A metà tra sfogo personale e analisi dei fatti e delle condizioni ambientali italiane, quello di Tozzi è ancheun libro “politico”. Perché la politica dovrebbe prendersi cura del “bene comune”, e la difesa dell’ambiente dovrebbe indubbiamente essere tra le sue priorità. Il “guaio”, come dice Tozzi è “quando si confonde il bene comune con la sommatoria degli interessi individuali”. Interessi economici degli abitanti, poco o per nulla abituati a pensare alla natura come un valore (“è un discorso di valori, che qualcuno nell’Arcipelago deve aver confuso con i prezzi”), ma anche interessi politici: “su questa ignoranza soffia anche il vento dell’interesse politico di parte e della speculazione”.

Mario Tozzi è geologo e primo ricercatore del CNR. Documentarista, autore e conduttore televisivo (Gaia – Il pianeta che vive e Terzo Pianeta su RaiTre, La Gaia Scienza su La7), collabora con vari quotidiani e periodici, tra cui “La Stampa”, “National Geographic” e “Vanity Fair”. Ha pubblicato, con Rizzoli, Gaia (2004), Catastrofi (2005) e L’Italia a secco (2006). Con De Agostini Viaggio in Italia (2009).

Valentina Presti Danisi, Il Recensore

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