“Media: la versione delle donne”, intervista a Daniela Gambino su Next

Un’indagine sul giornalismo al femminile in Italia nel libro di Daniela Gambino: attraverso otto interviste a colleghe emergono le problematiche del mestiere 

Giornalista e scrittrice Daniela Gambino presenta l’ultimo suo saggio pop di Effequ. Un libro su donne e lavoro.

Come è nata l’idea di questo libro?
Insieme all’Editore Fernando Quatraro, ci siamo resi conto che bisogna ancora tornare sull’argomento.

Perché hai scelto come protagoniste donne che svolgono la professione giornalistica?
È interessante, perché a loro (noi) massicciamente entrate nel mondo del lavoro, per lo più preparatissime, il compito di informare, raccontare in cronaca, questo spaventoso passo indietro, della condizione femminile, questa specie di svelamento i problemi che sembravano superati.

Quali sono stati gli step necessari per condurre la tua indagine?
Chiedere, e mi sono interrogata, innanzitutto. Ogni domanda mi sembrava banale e scontata. Poi ho capito che era giusto così: non si può sfuggire a certi quesiti, ad esempio: come si divide il lavoro in casa, è una domanda intima e naturale, è chiedere se in casa qualcuno dà una mano, è anche sapere come è organizzato l’equilibrio della coppia.

Quali le difficoltà che si incontrano?
Noi donne abbiamo davvero moltissimi impegni. Il difficile è stato incastrarli. Non siamo mai a scompartimenti stagni, mischiamo tutto. Mi sono presentata spesso direttamente con il pc portatile agli appuntamenti, buttavo giù l’intervista dal vivo. Anche se ho notato un certo desiderio di affrontare la questione.

Quali differenze e omogeneità trovi nel percorso professionale di chi hai intervistato?
Ho scelto volutamente storie e formazioni diverse. Le intervistate hanno tutte provenienze, età e carriere differenti. Alcune hanno figli, altre no. Ho notato che non ci facciamo sconti. Che non siamo disposte a non dare il massimo, che con il lavoro abbiamo un rapporto sentimentale e in nome di questo sentimento ci viene continuamente chiesto di fare scelte. Scelte che la stessa società ti pone in quanto essere femminile. Penso alla maternità, a come questa deve essere espressa, al rapporto di coppia. C’è un continuo ideale da incarnare. Non si può dire lo stesso per gli uomini, anche se anche loro subiscono pressioni sociali, è evidente.

Quali sono le principali caratteristiche per svolgere la professione di giornalista?
La curiosità è fondamentale. Per essere giornalista non basta il tesserino, ma la voglia di capire le cose. E la capacità di spiegarle con chiarezza.

E per diventare scrittrice?
Vale come per le giornaliste, lì però devi mettere in gioco il tuo immaginario, devi dire la tua (anche le giornaliste lo fanno), oltre che far parlare i fatti, filtrarli.

Quale sarà il tuo prossimo progetto?
Sta per uscire un libro per l’editore Luarana “10 gay che salvano l’Italia oggi”, il titolo non lascia dubbi, anche su questo tema credo ci fosse bisogno di parlare: gli etero non possono continuare a ignorare gli attacchi ai gay, l’omofobia è anche un nostro problema, o no? in libreria poi c’è un dvd allegato al libro “La spesa a pizzo zero” della sociologa Francesca Forno, uscita per Altreconomia, è il filmdoc di Paolo Maselli “Storie di resistenza quotidiana”, che ho scritto io. Le nostre immagini raccontano come il consumo critico sia una nuova frontiera contro la mafia. Diciamo che sto vivendo una stagione di impegno sociale, dopo anni di narrativa pura. Volevo dare la parola agli altri. Stavolta si vede che ero io ad averne bisogno.

Oriana Rizzuto, Next


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