Micelio | Mangialibri

C’è qualcosa di inquietante sotto la superficie solo apparentemente immobile dell’oceano Atlantico: persone ferite, barche scomparse, pescherecci squartati da un misterioso organismo annidato tra le ombre dei crepacci sottomarini. Mentre i rari sopravvissuti blaterano di tentacoli, piovre giganti ed inquietanti baccelli con fameliche fauci, nell’isola di Faial, nelle Azzorre, un’equipe di scienziati si dedica da lungo tempo ad un progetto protetto dal segreto di stato. Alcuni particolarissimi virus precipitati sulla Terra all’interno di ordinari meteoriti reagiscono in modo anomalo a contatto con determinati batteri. A causa di proprietà mutagene ancora sconosciute, vengono chiamati “messaggeri”, in quanto sembrano trasportare, geneticamente, informazioni in codice a proposito di vita – non necessariamente senziente – su altri pianeti. Jack Bryton, non troppo raccomandabile coordinatore del progetto, e la sua squadra di genetisti, tuttavia, si accorgono presto che a contatto con un certo vibrione i messaggeri sviluppano una forma di vita che  oltre a lievitare esponenzialmente si evolve durante la crescita in organismi secondari ed appendici ingestibili. E se il mostro che infesta le acque (e che per grandezza potrebbe non doversi spostare per raggiungere da una parte l’America e dall’altra l’Africa) fosse una degenerazione di questi “micelii”? Bryton decide così di assoldare l’ex pupillo Robert Hansen, arrogante ricercatore ridotto in miseria dalle limitate possibilità della ricerca italiana con il quale ha più di un conto in sospeso, perché pensa sia l’uomo giusto al momento giusto.  Come si sconfigge un agente patogeno così immenso e affamato? Cosa potrebbe, poi, scongiurare la catastrofe se il tempo non è d’aiuto e il Micelio raggiunge presto New York, dove potrebbe diventare il verme (sproporzionato) che fagocita la Grande Mela?…

Ancora una volta l’oceano è il set dei più grandi misteri. Claudio M. Vastano si fa carico, in questo suo esordio, di due pesanti tradizioni non semplici da portare sulle spalle ma che riesce a gestire in modo equilibrato: in Micelio si bilancia la componente fantascientifica in cui alieni e scienziati incompresi la fanno da padrone e il filone dell’avventura di mare (qui più pericolosa che picaresca) che annovera grandi nomi tra le fila degli appassionati (Melville, il primo e il più famoso). Tuttavia Vastano mitiga i due elementi, di per sé non certo originalissimi, con un approccio linguistico semplice e funzionale  alla Jules Verne e una struttura narrativa che strizza (forse un po’ troppo) l’occhio alla cinematografia (a partire dalla confezione del volume). Pregi del romanzo sono l’indubbia e solida struttura narrativa e il non superficiale, seppur ampio, respiro della vicenda che permette all’autore di indugiare su alcuni aspetti  dall’appeal non propriamente letterario (tutte le spiegazioni pseudoscientifiche, ad esempio) che risultano capitali per la plausibilità del contesto oltre ad essere interessanti e probabilmente non completamente campate in aria. Micelio è un buonissimo prodotto di intrattenimento: lo stile, pur non personale, aderisce ai canoni del genere e l’attenzione del lettore è calamitata dai numerosi cliffhanger: l’autore  sa, come da miglior tradizione telefilmica, che spezzando l’azione sul climax per concentrarsi su altri luoghi e altri personaggi il lettore difficilmente abbasserà presto il sipario sull’opera. Probabilmente l’intento-presupposto di scrivere un’epopea fantascientifica in crescendo (obbiettivo certo raggiunto) sottrae alla scrittura la giusta dose di naturalezza, facendole solo sognare la sintesi che alcuni passaggi avrebbero meritato. In questo senso il lettore ha poco spazio: gli si dice troppo spesso quando, dove e cosa immaginare. Se la cronaca ossessiva e particolareggiata è vincente quando riguarda l’ignoto o il mostruoso, può risultare noiosa per il conosciuto. Con più accentuata asciuttezza descrittiva e fiducia in chi legge, Micelio avrebbe potuto davvero essere un bell’esempio di come anche la pedissequa fedeltà alle regole dei generi (o della loro contaminazione) possa essere un’ottima strada per raccontare una storia ben strutturata e sopratutto credibile, pur riguardando gelatine verdognole ed antieroi geniali. È questa la fantascienza, quella che non è ma che potrebbe benissimo essere, a cui Vastano sicuramente rimanda; peccato non aver tentato il passo stilistico in più, probabilmente non necessario ai fini dello svolgimento ma importante in termini di evoluzione del genere.
Flavio Camilli, Mangialibri

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