Mar Tirreno invaso dai sacchetti di plastica

Il nord del Mar Tirreno è invaso dalla plastica. Questo il risultato delle analisi dell’istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare e dell’università belga di Liegi che nell’estate 2010 hanno constatato come la concentrazione di plastica più alta nel Mediterraneo si è registrata nel nord del Tirreno e proprio al largo dell’isola d’Elba. “Lì si concentravano frammenti plastici otto volte superiori alla media: 892mila per chilometro quadrato contro 115mila”. Probabile che molta della plastica rinvenuta al largo delle coste elbane fosse trasportata lì dalle correnti — non frutto quindi di incuria della popolazione — ma questo purtroppo non migliora la situazione. Mario Tozzi in qualità di Presidente del Parco dell’arcipelago toscano — e già autore con Nel nome del Parco di un’accorato appello per la tutela dell’ecosistema dell’arcipelago — lancia un appello per limitare al massimo l’uso della plastica all’isola d’Elba e agita il fantasma del vortice di plastica — se se ne creasse uno al largo dell’isola d’Elba (e a giudicare dalle correnti e dalla concentrazione di sacchetti non è impossibile) saremmo di fronte uno scempio dal punto di vista naturalistico per la zona coinvolta:

«Da un’analisi delle correnti non possiamo escludere che, se si verificasse un vortice i rifiuti di plastica, questi si addenserebbero in un braccio di mare a ovest dell’isola d’Elba» spiega Mario Tozzi. Le conseguenze per l’ambiente marino intorno sarebbero gravissime. Da qui parte l’idea di coinvolgere nell’operazione i Comuni e le categorie, albergatori, commercianti, imprenditori. L’Elba attualmente separa i rifiuti e li differenzia a seconda delle tipologie di smaltimento soltanto in piccola quota, «intorno al 10 per cento» prosegue Tozzi. «Sono almeno dieci anni che andiamo dicendo che sull’Elba si dovrebbe smettere di consumare materie plastiche – concorda Umberto Mazzantini di Legambiente – . Ma fino ad oggi nessuno ci ha ascoltato».

L’utilizzo di shopper e di sacchetti di plastica ha condizionato la vita di noi occidentali negli ultimi 50 anni. L’Italia, con un certo ritardo, dallo scorso gennaio ha finalmente messo al bando l’utilizzo di shopper non biodegradabili. Ma c’è ancora molto da fare. L’utilizzo sconsiderato di plastica, e la criminale abitudine di abbandonarla in mare, contribuisce in modo decisivo al degrado degli ambienti marini, e di chi li abita. “Nel corpo della balena spiaggiata lo scorso gennaio a San Rossore, tanto per citare un esempio, sono state trovate alte percentuali di composti chimici e plastiche”.

Per correre ai ripari nel nord del Tirreno già da un anno è stato varato il piano Giohna, che, come segnalato da un articolo di Laura Montanari su Repubblica, coinvolge “oltre alla Toscana la Liguria, la Sardegna e la Corsica. Livorno potrebbe essere la capofila di questo progetto pilota che «dovrebbe coinvolgere – si legge ancora nella relazione presentata nei giorni scorsi dall’Arpat – tutti i pescatori professionisti della marineria a strascico, gli unici operatori in grado di effettuare una concreta pulizia dei fondali marini». Resterebbe da organizzare poi la raccolta e lo smaltimento di quella pesca così innaturale.”

 

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