Clandestina vs Slittamenti: microcronaca di una due giorni romano orbetellana hardcore

Cari amigos vicini e meno vicini,

è da un po’ che non scrivo una microcronaca di una trasferta, ma questa volta non posso sottrarmi dal momento che l’ottimo Fernando Quatraro, a.k.a. Mister Effequ, me l’ha esplicitamente richiesta. Dunque, siori e siore, allacciate le cinture: si parte con il racconto sincopato di una due giorni tosco-laziale di assoluto profilo hardcore. 

Giovedì 24.02.11
Partenza con calma, verso le 11.30. Sveglia comunque presto: ormai i ritmi imposti dal giovane Albertino sono marchiati a fuoco nel dna del papà e di dormire oltre una certa non se ne parla. Viaggio fichissimo col sole, i miei nuovi occhiali scuri da 7 euro e i Dropkick Murphys a palla. Alla vista del mare, poco prima di Genova, quasi mi commuovo.
Caldissimo dentro l’abitacolo, ma fuori c’è una sorpresa. Approdato ad Orbetello, mi aggiro come uno zingaro (per niente felice) per il parcheggio, sferzato da una tramontana polare in cerca del parchimetro, salvo poi scoprire (dopo averlo misurato a falcate in lungo e in largo. Il parcheggio, non il parchimetro.) che il parchimetro non c’è. L’hanno sfasciato i vandali. E il sindaco non l’ha mai rimpiazzato, tanto sta in campagna elettorale.
Ah ecco.
Anyway, in qualche modo parcheggio, cavo la valigia e mi precipito in casa di Fernando. Ad attendermi, sua moglie Susanna, gentilissima come sempre, che mi offre un caffè e una fetta di torta a dir poco deliziosa. Verso le otto arriva anche Nando, nel frattempo io leggiucchio il nuovo Ammaniti. Cena da Francesco, il figlio primogenito di casa Quatraro. Primitivo del Salento in abbondanza, risate e vento freddo che entra dalla finestra ogni volta che ci fumiamo una paglia.
Talisker prima di dormire in un pub scavato nella roccia.
Termino Ammaniti (Io & Te è anche un bel libro, niente da dire. Però, mannaggia, non vale i soldi che costa. Con che coraggio me lo vendi a dieci sacchi? L’ho letto in due ore…)
Notte gelata nella stanza più esposta alla tramontana di tutta la casa.

Venerdì 25.02.11
Sveglia presto (ormai sono insonne, ve l’ho detto), colazione pantagruelica, doccia e via! Si parte direzione Roma. Viaggio tranquillo e rilassato, la compagnia di Fernando è sempre favolosa.
La Capitale ci accoglie luminosa e fredda da morire che è l’una passata. Si parcheggia dalle parti di Ponte Sisto e ci si fionda da Augustarello per un piatto di cacio e pepe come Cristo comanda.
Augustarello è imbottito di gente. Poco male, si va dal Moro.
Amatriciana, cacio e pepe, vino della casa, caffè, grappa. Per un prezzo con cui a Milano non ti compri un paio di Negroni sui Navigli. Due passi a Trastevere, caffè da Bibli, quattro passi prima della presentazione, una coca da Friends e finalmente si fan le sei e mezza.
La presentazione avrà luogo in un locale molto cool: il MOOD CONTEMPORARY CLUB.
Ci arriviamo insieme a Federico di Vita, uno dei curatori di Clandestina, che nel frattempo ci ha raggiunto. Fede è tipo giusto, è un piacere conoscerlo e bere qualcosa insieme.
Mentre ci scoliamo del bianco e della birra, arriva il pubblico della serata, quasi esclusivamente femminile. Sala piena, solo psoti in piedi (sala piccina, va detto. Ma son comunque soddisfazioni…)
Presentazione che fila liscia, auditorio attentissimo e parecchio preparato: un grande piacere.
Nota di merito ad Andrea Buoninfante, uno degli autori più in gamba di CLANDESTINA (nonchè del romanzo LA CALATA DEL SANTO A TRE GAMBE) e straordinario affabulatore. Citazione da dieci e lode: “Perchè voialtri nun l’avete capito, ma a me scrive me rompe li cojoni…”
Tutti in piedi sul divano.
Ancora una birretta post-presentazione, qualche trancio di pizza al volo, due chiacchiere con gli amici e poi è ora di andare.
Arrivo ad Orbetello due ore più tardi. Io e Fernando ci perdiamo anche dalle parti dell’Eur. Ma con classe.
Nella mia stanza ci pattinano i pinguini. Indosso una tuta e tre maglioni e mi metto a letto a leggere ACCIAIO di Silvia Avallone. Ma sapete che non è male? E io che che come un babbo di minchia, per dar retta ai pregiudizi, non l’avevo ancora sfogliato.
Forse sto invecchiando. A trent’anni suonati riscopro i best seller.
Alle due nanna e arrivederci (arrivederci Roma. E’ il caso di dirlo).

Sabato 26.02.11
Sveglia sempre presto (8.30. E mi sembra di essermi alzatoalle 11.00. Fate conto che sono andato a letto alle due passate…), doccia, valigia, saluti a Fernando e Susanna e partenza.
Strada triste e monotona. Poco sole, molto vento. Panino in autogrill. Freddo come le brioches di “Nel nome di Ishmael”.
Arrivo a Novara nel primo pomeriggio e giro in centro con la famiglia.
Sera con amici (e molti, molti bambini!). Il mio Albertino crolla verso le dieci. Gli altri papà mi tengono compagnia cullando i propri lattanti che proprio non hanno nessuna intenzione di abbioccarsi. Beviamo bourbon del Kentucky, nel frattempo. Un sacco di bourbon del Kentucky. Le mamme, in cucina, chiacchierano in libertà. A mezzanotte tutti a nanna, per cortesia. Che ho 1200 km sulle spalle. Arrivederci core.
Roma è sempre Roma.

Simone Sarasso, Confine di Stato
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