“Clandestina”: voce ai nascosti | Il fatto quotidiano

Appena uscita la raccolta underground di racconti under 30


Appena uscito per la piccola casa editrice indipendente Effequ, Clandestina, dichiara il curatore, è una raccolta di racconti rivolta a tutti coloro che in qualche modo sentono di stare al mondo come clandestini: che significa? “Abbiamo inteso la parola nel suo senso etimologico – spiega Federico Di Vita – cioè “chi sta nascosto”. Non ci riferiamo solamente ai migranti ma a tutti quelli che vivono e agiscono sotterraneamente, sia in modo contrario alle leggi vigenti sia, più semplicemente, senza cercare l’approvazione dell’autorità”. Lei ha curato il libro insieme a Enrico Piscitelli: come è nata l’idea? “Volevamo rappresentare realtà, anche molto articolate, spesso invisibili e dare voce a quegli autori di talento che sussurrano solo nell’under-ground”. Avete fatto un lavoro di talent scouting? “Le nostre 12 penne, tutte under 30, sono professionisti della scrittura, ma firmano blog, riviste online, social network, collettivi letterari, periodici cartacei indipendenti, piccole case editrici e non sono mai emersi nel main stream”. Li avete quindi tirati fuori dalla clandestinità? “Sì. Facendo leva proprio sulla loro scelta artistica e esistenziale: quale modo migliore per trattare il tema?”. Come avete fatto a stanarli? “Con un concorso online Effequ wants you, vinto da Federico Longo, presente nella raccolta. E con contatti personali”. Il libro è un manifesto politico? “Non in senso stretto. Il nostro intento è di mettere la creatività al servizio di alcuni temi sociali come l’emarginazione, in tutte le sue varianti, per sensibilizzare. Nei racconti, la politica compare solo come panorama, è solo uno degli elementi condizionanti delle varie situazioni”. In La svastica sul petto, di Marco Montanaro, la connotazione politica c’è eccome: “È un’idea molto originale perché la clandestinità, diversamente dal solito, è raccontata da destra”. Giacomo Buratti invece assume il punto di vista di chi sfrutta il clandestino: “Il suo Guardatelo Marco Maccio parla di un gruppo di lavoro in cui tutti sono raccomandati tranne uno. E il narratore si posiziona dalla parte dei privilegiati”. Leggendo i vari contributi emerge un paese in cui la clandestinità sembra l’unica possibilità per vivere in modo equo e responsabile: “Allora siamo riusciti nel- l’intento: denunciare la drammatica situazione italiana, una democrazia in ostaggio”. A parte La ruota della fortuna, di Angelo Calvisi, che parla di migranti, e forse Ilaria Giannini, sull’aborto, nessuno ha inteso il tema in modo didascalico: “Perché si tratta di opere letterarie. Ma l’attualità c’è. Per esempio in 51 di questi giorni Francesco Saracino, con toni umoristici tra il satirico e il grottesco, racconta di un tipo che passa la sua vita davanti alla tv: è quasi un documentario, vista la mole di citazioni, una sorta di beffardo blob di dichiarazioni realmente fatte al piccolo schermo nel periodo della statuetta contro Berlusconi”. In La madonna dei nascosti, di Andrea Buoninfante, si parla d’amore: “Dell’amore clandestino tra due frati di clausura. Ma il racconto più azzardato è Il crudele apprendistato di Vero Almont, di Ernesto Baj: una sorta di spin off di un altro libro immaginario, mai finito, una sorta di prequel”. Molto belle anche le tavole illustrate da Sara Pavan: “Fanno da trailer alla raccolta”. Perché Manu Chau in apertura? “Chi più di lui rappresenta il clandestino?”. Il suo sogno? “Chè questo libro possa realizzare la mission di Effequ: diventare la casa editrice di riferimento, a prezzi politici, per tutte le nuove idee e i giovani autori”.

Roma – 20 gennaio 2011,
intervista di Eugenia Romanelli a Federico di Vita
Smart Time, Il Fatto Quotidiano [pp. 18 e 19]


 

 

 

 

 

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