Dalla Torre del Giglio alla Torre di Pisa | Mangialibri

Come proteggersi dagli attacchi provenienti dal mare? Come comunicare tra isole e terraferma l’arrivo di una minaccia? L’esigenza di informare del pericolo – rappresentato non solo i pirati, ma anche da malattie come la peste e il vaiolo, inevitabilmente portate dal mare –  fu il cruccio di molti governatori dei vari stati in cui era divisa la Toscana intorno al Quattrocento. Di primo acchito verrebbe da chiedersi perché proprio questa regione e  non altre che si affacciavano sul Mar Tirreno. La risposta si può trovare su una qualunque cartina geografica dell’Italia: la presenza di numerose isole di immediato accesso ha sempre fatto della Toscana una facile preda. È così che viene messo in atto il sistema fortificato di torri costiere (le torri amiche erano una quindicina), poiché portare una notizia di persona per l’epoca significava attraversare terreni ostili. Nient’altro che segnali ottici visibili da una parte all’altra, dopo un avvistamento: di giorno le fumate bianche, variabili in quantità e durata a seconda della tipologia di pericolo. Oppure i rami frondosi sventolati dalle vette a seconda di quante navi venissero avvistate.  Di notte il fuoco. Sistema elementare, ma efficace, che presentava però dei limiti laddove i territori tra una torre e l’altra venissero divisi dalla  montagna. La comunicazione interna veniva applicata con i segnali acustici: le “grida” del Messo comunale, le campane, il tamburo, il cannone e l’archibugio… ogni abitante ne conosceva il significato e sapeva distinguerlo. Così funzionava la comunicazione sulla breve e media distanza fintanto che non arrivò il diciannovesimo secolo con le sue invenzioni – dal treno a vapore al telegrafo – e successivamente il ventesimo con il telefono e il pc, il ventunesimo e l’hi-tech…

Ancor prima che saggista storico, l’autore del breve saggio tascabile Dalla Torre del Giglio alla Torre di Pisa Bruno Begnotti è architetto, disegnatore e docente di scenografia. Sue molte delle illustrazioni snocciolate qua e là tra le pagine e che è possibile apprezzare per precisione e dovizia di dettagli: la Torre di Punta Ala, la Torre di Castiglioncello, quella di Vada e le altre che si trovano lungo la costa livornese e grossetana. Scorre piacevolmente il testo, nonostante le numerose citazioni da altri testi non sempre scritti in italiano corrente. Indubbio è il lavoro di ricerca tra archivi storici nazionali e non solo che ha permesso una tale ricostruzione, ma è evidente che l’intento non è soltanto descrittivo o  meramente storico: come correvano le notizie è il sottotitolo del saggio, in cui “correvano” non è certo un verbo messo lì per caso. Nella nostra era, quella della tecnologia più avanzata, della posta elettronica, del wireless, di iPhone, iPad e di social network, una lettera spedita per posta ordinaria che deve fare una tratta con distanza regionale può anche impiegarci dalle 48 ore in su, una frana e un fiume che straripano ci colgono di sorpresa nonostante la presenza di mezzi idonei per prevenire tali catastrofi. Segno che forse ci siamo talmente tanto tecnologizzati e individualizzati da perdere l’essenzialità – anche nell’esigenza di comunicare.
Sara Missorini, Mangialibri
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