Nel “concept book” di Susanna Cantore il mistero degli ultimi giorni di Caravaggio | Penseri sparsi

Susanna Cantore, nella sua recente opera narrativa, All’ombra di Caravaggio. Ipotesi narrativa sugli ultimi giorni di Michelangelo Merisi (effequ, 2010) intesse liberamente in forma narrativa una sua ipotesi sugli ultimi giorni del Caravaggio, la cui verità storica è rimasta avvolta nel mistero.
Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (1571-1610), ebbe una vita breve e tempestosa. Introdusse nella pittura del tempo, retta da alcuni canoni rigidi, una propria cifra personalissima ed autobiografica, anticipando di secoli il libero manifestarsi nelle opere artistiche della soggettività con i turbamenti, i conflitti interiori e le emozioni dell’Autore. In questo senso, Caravaggio è un pittore dell’ombra, poichè nel realizzare qualsiasi opera gli venisse commissionata, egli non poteva fare a meno di travasare se stesso nel soggetto rappresentato, totalmente e in maniera tempestosa, ma lo è anche poichè è come se la luce che illumina le sue scene, accendendole di cromatismi crudi e contrastati, scaturisca dal buio.
Non a caso, il breve romanzo della Cantore è introdotto con un’epigrafe che cita Giordano Bruno: “La natura non tollera un immediato passaggio da un estremo all’altro, ma solo con la mediazione delle ombre. L’ombra prepara la vista alla luce. L’ombra temepera la luce (…). Impara quindi a riconoscere quelle ombre che non dissolvono, ma preservano e custodiscono in noi la luce, e dalle quali siamo sospinti e condotti all’intelligenza e alla memoria”.
Secondo quei critici che hanno analizzato la vita e le opere di Caravaggio con l’ausilio di categorie psicologiche, egli viveva e agiva sotto l’egida della violenza e dell’impulso, trovandosi nella sua vita a fronteggiare non pochi problemi soprattuto dopo l’uccisione a Roma, a seguito di un banale litigio, di Ranuccio Tomassoni appartenente ad un’influente famiglia filospagnola.
Condannato a morte, si mise in fuga e, grazie all’appoggio di alcuni potenti (la famiglia Colonna), benché costantemente inseguito da alcuni sicari, risiedette a Napoli, in Sicilia e a Malta, disseminando molte sue opere nei diversi luoghi del suo esilio. Nel 1610 fece ritorno in Italia e, febbricitante forse per la malaria, si ritrovò a sbarcare a Porto Ercole in Toscana, città al tempo situata nello Stato dei Reali Presidi di Spagna. Secondo la storia biografica, il perdono tanto agognato da parte del Pontefice era arrivato ed egli si accingeva a rientrare con piena legittimazione nei territori pontifici.
Erroneamente arrestato, venne abbandonato dalla nave che lo aveva trasportato. Rilasciato, cercò di raggiungere Roma a piedi ma, a poca distanza da Porto Ercole, sulla spiaggia (o nella pineta retrostante) morì.
Il suo corpo non venne più ritrovato.
Non esistono allo stato attuale documenti attendibili sulla sua morte.
Il romanzo della Cantore propone appunto un’ipotesi “narrativa” sugli ultimi giorni di vita di Caravaggio, ipotizzando un incontro timido (fatto più che di altri di silenzi e di non detti) con una suora del Convento di Porto Ercole che si ritrova a curare quest’uomo febbricitante, senza sapere nulla della sua identità e che, essa stessa pittrice in erba, raccoglie alcune briciole del mistero degli ultimi anni della vita tormentata del grande pittore.
L’ipotesi narrativa è centrata su di un personaggio femminile, una donna che – come si usava a quei tempi – aveva dovuto votarsi alla vita in convento, pur mantenendo delle aspirazioni di grande ed intensa vitalità. In questo senso, l’opera della Cantore vuole essere anche un grande tributo anche alla Donna che, nella storia, ha dovuto rassegnarsi spesso al ruolo di “ombra” della creatività maschile.
“Mi capita spesso di pensare – scrive l’Autrice – a quanto le donne siano in genere solo sfiorate dalla storia, a quante donne qualsiasi si siano trovate per caso sulla strada di altrettanti uomini famosi o ‘transitate’ nel bel mezzo di fatti importanti, senza neppure rendersene conto.
Sono poche le donne ricordate e innumerevoli quelle dimenticate. Mi piaceva rendere un piccolo merito a tutte quelle che non hanno fatto la storia perchè non hanno potuto, e che hanno accettato il ruolo di ‘ombre’, rispecchiandosi in qualche modo negli uomini casualmente incrociati nella loro vita, uomini che avevano avuto la possibilità di studiare o di agire. Liberamente.
Mi piaceva pensare che, nei suoi ultimi giorni, Caravaggio si fosse trovato ad essere assistito da una donna di cui si è persa la memoria.
E’ nata così la suora del convento di Santa maria Ausiliatrice (da “Nota dell’autrice”, pp 58-59)
Sempre nell’intendimento d’un omaggio al ruolo misconosciuto della Donna nella storia e nell’arte, alcuni versi di Vittoria Colonna (una delle poche che, nella Poesia del tempo riuscì ad emergere), scandiscono la narrazione.

Porto Ercole, luglio 1610. Michelangelo Merisi sbarca da una feluca. È divorato dalla febbre. Non lo sa ancora, ma morirà qui all’Argentario. Accanto all’ultima delle persone che avrebbe immaginato di frequentare: una donna particolare, sensibile, fragile e forte nello stesso tempo, un’artista come lui, confinata in un convento dalle convenzioni dell’epoca, una “ladra” di esperienze. Che non potrà fare a meno di tenere per sé l’ultimo capolavoro del maestro, neppure di fronte alle pressioni del tribunale dell’inquisizione. Ecco gli ultimi giorni di Caravaggio raccontati da una suora successivamente accusata di eresia.

L’opera di Susanna Cantore è a tutti gli effetti – se così si può definire – un “concept book”, dal momento che accanto al contenuto narrativo, nella successiva sezione titolata “contenuti speciali”, viene offerta al lettore curioso una veloce, ma esauriente, cronologia delle vita e delle opere di Caravaggio, una esemplificazione (nella prima e nell’ultima di copertina) delle opere di Andrea Angione che ha riprodotto fotograficamente alcune soggetti di Caravaggio, utilizzando come modelli gente della strada, come il clochard Tomo che interpreta San Girolamo, e un breve saggio critico di Ersilia Agnolucci, dal titolo “Dall’artista di ieri all’artista di oggi.L’uso del modello caravaggesco nelle opere di Andrea Angione” che serve a illuminare l’opera di un artista contemporaneo che, con tecniche moderne (la fotografia), ritorna a Caravaggio, sia per l’uso dell’ombra e della luce, sia nei temi rappresentati e nella scelta dei soggetti.

Maurizio Crispi, Pensieri sparsi

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