Clandestina, La rassegna strampa // la Collana della Regina

È uscita sulle pagine dell’autorevole Collana della Regina un polemico stralcio di rassegna stampa riguardo alla nostra Clandestina. Che le voci riportate siano apocrife? Saranno gli inquirenti a valutare. Qui non c’è altro da vedere, circolare, circolare.

In questi giorni di festa e comunione cristiana divampa – ed è veramente fuori luogo, se ci è consentito dirlo – l’ennesima (ultima?) querelle letteraria dell’anno. La miccia ad innescare il crepitìo delle dissonanti reazioni è stata una recensione alla raccolta Clandestina, vero e proprio caso editoriale degli ultimi mesi (“Nessuna raccolta di racconti ha venduto 1 milione di copie negli ultimi anni, figuriamoci 3!”, ha significativamente dichiarato l’editore Fernando Quatraro). La recensione che ha suscitato più di qualche perplessità, accendendo le polemiche, è comparsa sull’autorevolissima Eco di Trani a firma Presidio Enriscelli, ne segnaliamo alcuni stralci:

[…] e l’idolo delle genti, il mitico Enrico Piscitelli, eroe dei due mondi editoriali colpisce ancora, oscurando con la precisione della sua luminosa cura i racconti stessi fa pubblicare una raccolta che brilla per la sola forza maieutica di questa magica combinazione di lettere – e n r i c o p i s c i t e l l i – che rende altissima e degna di lode ogni opera/raccolta/blog/collana/rivista/iniziativa capace di portare in dote un simile fantastico nome […] Senza contare che alcune potenziali sbavature formali appaiono come sublimate dall’aura smagliante e lucida della cura piscitelliana, cura e devozione che fanno di questo e della summa dell’opera del Grande Curatore le tessere di un puzzle imperdibile che dà la rotta e il la a tutto il millennio letterario a venire […] Piscitelli come curatore è certo “un buon diavolo” per dirla con Paolo Conte, ma anche un buon santo, aggiungiamo noi! […] facendo così di Clandestina un archetipo capace di ancorarsi saldamente – non abbiamo certo paura di affermarlo, e non ce ne voglia il buon vecchio Jung – all’inconscio collettivo di tutti noi.

La prima a documentare le curiose reazioni all’equilibratissima recensione tranese è una delle autrici, la giornalista Ilaria Giannini, che segnala sul suo blog, non senza malizia, il lancio ANSA della mattina successiva:

ANSA – ROMA Dopo lo scandalo che ha spezzato in due le migliori menti dell’underground italiano, Federico di Vita, roso dalla gelosia per il genio di Piscitelli che oscura il suo lavoro, replica: “Enrico? Senza di me non è niente”.

Intanto freme la redazione di Nazione Indiana, che cerca di inviare indiscriminatamente a tutti gli autori dei racconti della raccolta il pacchianissimo questionario sul dovere morale dello scrittore. A sua volta, mentre come tutti ignorava il pressing di NI, la stessa Ilaria Giannini si è lasciata scappare un fugace commento, colto in un fuorionda della sua trasmissione – ORMAI DI CULTO – LiberiLibri, e che vi proponiamo in esclusiva qui, sulla Collana della Regina:

Maremma buhaiola guarda qvesti che hontinuan’ a sfasciar le balle con questa sbrahhata di raccolta, ma andate tutti a spalar merda in riva all’Arno, maiali fanhazzisti ingestibili e inadatti alla vita ‘he non siete altro, Maremma insana spararutti a gettone.

Nel frattempo Giacomo Buratti forniva una dichiarazione apparentemente insensata agli occhi dei più, si tratta in realtà del drammatico loop in cui si è incantato da un mesetto a questa parte, per cui a qualunque stimolo risponde:

Dai allora dico a Elisa che la saluti. Dai su le dico che la saluti eh. Oh dai, dai fammi dire che la saluti. Allora le dico che la saluti, va bene? Le mando un bacio da parte tua, eh? Posso? Dai dai dai. Dai! Daaiii! Allora vieni a Capranica vero? Che c’è Elisa, così vi vedete. A casa sua c’è posto per te. Eh? Come non vieni. Oh, guarda!, se copio questa chat e taglio 6 milioni di parole viene: Federico: […]D[…]i[…] a el[…]i[…]sa […] che […] n πbacio […], salvo lo screenshot eh? Va bene? Dai! Eh, le dico che la saluti allora, va bene?

Più composta (e sensata) la reazione di Francesco Sparacino, lasciatosi andare a un lapidario “Nun me scassat’ a minghia”. L’editore Fernando Quatraro giubila al motto “effequ: purché se ne parli”, mentre intanto prende tempo con Penguin, sostenendo che sta già trattando i diritti per la traduzione nel mondo anglosassone con un altro gruppo, più attrezzato (quale?). Gli sconcertanti dati di vendita proseguono a battere ogni record. I tipografi non riescono a stare dietro ai forsennati ritmi delle ordinazioni. La libreria Il Trittico di Milano da mesi aspetta le sue sei ambitissime copie. Andrea Buoninfante, invece, aspetta le carte, e quando arriva la lettera è tutto pronto, manca solo la lettera!, domani vado al Comune, ma tranquillo, le autorità si stanno coordinando, garantisco io, ho parlato ieri col vicesindaco, che poi è zio Mario, ma va bene, la ProLoco come sempre ci mette i bastoni tra le ruote, ma qua è quasi tutto apposto e in breve anche al teatro Talìa della burocraticissima Tagliacozzo andrà in scena Clandestina, dice. Perfino Angelo Calvisi, toccato nel cuore, ha mosso la sua decennale, polverosa immobilità e si è prodotto in un profondissimo commento sul suo blog. Marco Montanaro dalle colonne di Petrolio ha dichiarato:

Clandestina? Tutt’apposto, ciaobonnatale e sappiate che dentro c’è pure un racconto di un francavillese noshstro, eh sì, che poi so’ io, non fate i Giorgiomashtrota e compratevala, tutt’apposto.

Interpellata per la sua leggendaria misura su tutta l’articolata vicenda infine, dal canto suo, Matilde Quarti Non Ha Risposto Nulla.

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