Clandestina | Mangialibri

Lui il razzismo non sa nemmeno che cosa sia. Ha la sua bella fabbrichetta che manda avanti col sudore del suo lavoro. Ha trenta dipendenti e da un po’ ha persino quattro extracomunitari. Come si fa a dire che è razzista? Non esistono mica razze inferiori o superiori no? Lo dicono anche alla tv. Certo però che tutti ‘sti negri in giro un po’ effetto fanno. Ma non per razzismo, s’intende. Per mancanza d’abitudine. Un po’ come le donne. Che mica è razzismo dire che devono stare in cucina e pensare ad accudire figli e marito. Non sono inferiori si badi bene. Solo diverse… Lei è lì, nella sala d’aspetto inondata di un bianco opprimente. È sola con il suo fardello di responsabilità. Attende il suo turno dopo che la disgrazia le è esplosa addosso dopo essersi intrufolata sinistra tra le pieghe della sua esistenza. A quel punto, il test effettuato con il cuore in gola, non ha potuto far altro che confermarle l’angoscia premonitrice. Così ha deciso. Ora lo dirà anche al medico, il Dottor Venturi, che viceversa di quello squarcio le farebbe fare volentieri a meno… Dopo tre anni di assenza dalla Comunità per Minori Senza Fantasia, ora è tornato. Da adulto. O meglio, è stato richiamato. Perché questa volta è lui a essere passato dall’altra parte. I ragazzi se ne faranno presto una ragione, non ha dubbio. Sopratutto quel nuovo arrivo, la pratica M-13 come l’Educatore Capo glielo ha presentato, piccolo e scuro di pelle. Di certo gli prepareranno una degna accoglienza… Mohammed ha ventisette anni ed è nato a Dana, nella riserva naturale. Da anni è appassionato spettatore di tutti programmi televisivi italiani. Sopratutto quelli di Italia 1. Sopratutto La ruota della fortuna condotto da Enrico Papi. Ora ha finalmente racimolato il gruzzolo necessario per coronare il suo sogno di andarci per davvero in Italia. Non per sempre, s’intende. Solo per il tempo necessario d’imparare qualcosa e tornare poi con il suo bagaglio di esperienze al suo paese. Ma all’arrivo a Malpensa, Mohammed scopre immediatamente che la nuova realtà è leggermente divergente dalle sue aspettative…
Queste sono solo alcune delle dodici storie ‘clandestine’ che pulsano nell’omonima antologia made in Effequ diretta e supervisionata da Federico di Vita e Enrico Piscitelli. E le mani dei due si sentono eccome. Come il primo Salvatores con i suoi attori feticcio, anche Piscitelli si porta dietro parte della squadra di clandestini già rodata con buon successo in passato con l’antologia Rien ne va plus della torinese Las Vegas. Il resto della compagnia è semplicemente il meglio che l’underground letterario under 40  – Colla, SIC, Inutile, Scrittori precari, Milanoromatrani – riesce in questo momento ad offrire. Ne vengono fuori dodici storie di frontiera, capaci di rappresentare – grazie a stili differenti, originali, rasentanti a tratti l’onirico e il surreale, impreziositi dall’ouverture di Sara Pavan e dalle sue tavole – i vari tentativi di affrancamento dal devastante imbarbarimento quotidiano, di asilo politico e civile dall’imbecillità appiattente che come un blob trasuda dallo schermo delle nostre care, buone tv – direttamente nei nostri salotti alla moda -, corrodendoci menti, anima e polmoni. Un’eccellente dimostrazione di come si possa ancora tentare una seppur minima resistenza culturale al vuoto pneumatico dei favolosi e sbrilluccicanti anni ’00. Come recita l’apertura di Manu Chao: “Perdido en el corazon, de la grande Babylon, Me dicen el clandestino”.

Raffaello Ferrante, Mangialibri

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