Garibaldi fu sfruttato | Mangialibri

Sin dal momento in cui l’Eroe dei due mondi si spense sull’isola di Caprera, nel 1882, il suo mito fu utilizzato dai più disparati movimenti e partiti politici – sia di destra che di sinistra – per aumentare la base del loro consenso. I primi a riprendere la figura di Garibaldi furono i socialisti che, per trent’anni dopo la sua morte, lo innalzarono a simbolo della libertà dei popoli per le loro lotte anticlericali e umanitarie. Prima e durante la prima guerra mondiale, furono invece gli irredentisti a riprendere la figura del generale nizzardo, rivendicando, in un momento in cui le parole d’ordine erano “Trento e Trieste”, il suo contributo fondamentale per l’Unità d’Italia. Ma non bisogna dimenticare che Giuseppe Garibaldi fu anche oggetto di una appropriazione in chiave nazionalistica da parte del fascismo. Mussolini vedeva infatti nel suo mito una chiave di volta per far leva sul popolo, richiamandosi al ruolo che il generale aveva avuto durante il risorgimento. E la sua strumentalizzazione fu così forte che il 2 giugno 1932 – anniversario della morte – vennero organizzate celebrazioni in pompa magna dal regime. Forse però, ciò che viene maggiormente ricordato è che il nome del condottiero della spedizione dei Mille fu utilizzato prima dalla  brigata internazionale di volontari antifascisti durante la guerra civile in Spagna, e poi, durante la resistenza, dai partigiani comunisti che si riunirono proprio sotto la sua effigie per combattere gli occupanti nazisti e i repubblichini. E ancora, alle elezioni parlamentari del 1948, il fronte popolare decise di utilizzare come simbolo per la campagna elettorale proprio l’immagine di Garibaldi con esiti per nulla favorevoli…
Garibaldi fu sfruttato – Uso e abuso di un’icona nazionalpopolare è il titolo di questo volumetto breve e molto documentato (ci sono 158 note in 123 pagine), inserito – giustamente – nella collana dei “saggi pop” del piccolo editore Effequ. La sua autrice, Patrizia Laurano, ha rivisitato in questo tascabile alcuni passaggi del suo  più ampio saggio accademico Consenso e politica di massa. Il risultato è un testo che scorre velocemente e che analizza, in pochi capitoli, l’utilizzo spregiudicato che del mito garibaldino è stato fatto nel secolo scorso da parte della politica. Ciò che colpisce maggiormente è la contemporanea strumentalizzazione della figura del generale nizzardo da parte di schieramenti politici agli antipodi come il regime fascista e le brigate partigiane. Ma, in fin dei conti, i dati che emergono dal saggio della Laurano non fanno altro che confermarci ciò che, a livello emotivo, Garibaldi ha sempre simboleggiato nell’immaginario della popolazione italiana: un eroe ed un personaggio atipico, difficilmente collocabile in un contesto o in un’ideologia politica definita, ma più legato invece a concetti universali come la libertà, il coraggio e la forza del volontarismo nel perseguimento di un ideale.
Carlo Dojmi di Delupis, Mangialibri
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