“microfiera”, di federico rupert

Mi hanno detto: “Fai la microcronaca della fiera, sei l’unico che è stato lì per tutto il tempo”.
Mica facile. Intanto sono successe un sacco di cose. Ho visto migliaia di persone, ho interagito con molte di loro.
Ho riso. Sono stato diplomatico e trasandato. Formale e rilassato.
Mi sono tenuto incollato alla sedia e ho anche camminato.
Come le scrivo tutte le cose successe in poche righe?
Be’. Il dono della sintesi si deve impadronire di me, speriamo bene.

4 dicembre

Il primo giorno siamo solo io e il caro editore. È sabato.

Il viaggio per arrivare alla fiera ci lascia il tempo per riflettere e organizzare. Montiamo lo stand e salutiamo i nostri vicini, gli stessi dell’anno passato. Come ogni anno gli steward e le hostess ostentano cordialità e giovialità. Forse non fingono, non saprei. So di certo che alla fine di questi cinque giorni saranno distrutti e odieranno qualsiasi forma di vita che cerca di interagire con loro. Noi intanto ci sediamo dietro ai nostri libri. Questo primo giorno è invaso dalle persone che turbinano tra gli stand in cerca di novità o di chissà cosa. Spinti dalla voglia di trovare delle curiosità setacciano a fondo ogni angolo del palazzo e analizzano chirurgicamente ciascuno dei 400 stand presenti. Conto il tempo in sigarette, quelle che fumo e quelle che vorrei fumare ma che rimando. Devo tenermi ben saldo dietro al banco. Noto con piacere, ma anche con un pizzico di disgusto, che la maggior parte dei passanti ha un tesserino appeso alla giacca o al maglione. “Operatore professionale”. Un appellativo che può comprendere ogni ruolo possibile e immaginabile. Le persone si fermano e chiedono informazioni, a volte semplicemente avviano discussioni sui significati dei nostri titoli. Parole e sorrisi. Qualche birra. Sera e sonno da recuperare. C’è un letto a Prati per dormire.

5 dicembre

Arriviamo alla fiere e l’editore sparisce verso il centro della città preso dai suoi impegni. Arriva a darmi man forte il carissimo Ufficio Stampa accompagnato da vari autori della nostra novità della fiera: Clandestina. È domenica mattina, a rigor di logica (la mia) le persone dovrebbero essere a casa a riposarsi della lunga settimana di lavoro. No. Come il giorno precedente la fiera è affollata. I corridoi sono a tratti impercorribili. Si può assistere a scene di ogni tipo. Ognuno è pronto ad assumere, per la giornata, il ruolo di critico letterario, comico, battutista, scrittore e editore tutti insieme. Sembra che molti dei passanti siano improvvisamente degli Stefano Benni all’ennesima potenza. È evidente che nel loro caso l’umiltà è rimasta a casa a dormire, sfruttando la domenica, ma loro no. Arrivano amici della effequ e l’altro giovane membro dello staff. Ci spalleggeremo nei giorni successivi. Hostess e stward cominciano a sbuffare senza farsi vedere. A fine giornata hanno gli occhi stanchi. Forse come me.

6 dicembre

Impieghiamo 50 minuti di follia stradale a trovare parcheggio. Autobus, suv, macchinine, utilitarie e ciò che si vuole, corrono intorno al Palazzo dei Congressi come a Le Mans. Apriamo in ritardo e i corridoi risuonano delle urla eccitate delle scolaresche in visita. Le piccole mani dei bambini scivolano rapide tra gli stand e raccolgono i gadget. Le maestre e le professoresse, noncuranti delle loro classi, si perdono a guardare i libri, assorbite dalla fiera. Lunedì, poca gente finalmente. Molti addetti ai lavori che finalmente riescono a fuggire dallo stand per ispezionare la concorrenza. In fondo però ci si sente tutti amici. Piccoli editori. Anch’io trovo il tempo per farmi un giro. Scruto bene molte case editrici. Ognuno, come ogni anno ha le sue idee, più o meno apprezzabili. Mi fermo al secondo piano e mi affaccio a respirare alla balaustra che affaccia sulla sala centrale. Mi accorgo che è una pratica comune. Forse qualcuno viene addirittura qui proprio per questo. Riesco anche a trovare il tempo per un bicchiere all’area relax. Hostess e steward sono quasi in discesa libera. Rispondono a mezza bocca oppure si abbandonano alle confidenze.

7 dicembre

Anche oggi problemi stradali. Anche oggi molte scolaresche. Anche oggi siamo io e l’altro giovane effequ. Passano a trovarci alcuni autori o futuri autori. Vecchie conoscenze e ambiziosi giovani che ci lasciano i curriculum. Nel pomeriggio torna l’editore e porta con sé un vento di risate che ci risolleva. Ci dicono che quest’anno si parla molto e molto bene di noi.

Grazie. Ci fa piacere. L’annunciata partenza del mio giovane compagno di fiera viene rimandata. Resterà. Il nostro stand senza che noi ce ne accorgessimo è pieno di depliant, cartoline pubblicitarie e giornali da una botta e via. È martedì e il flusso d’affluenza è basso. Di certo non ci aspettavamo il contrario. Comincio a sentirmi un po’ in gabbia, o forse fuori dalla gabbia. Concludo che è una questione di punti di vista. La sera è prevista la tradizionale festa di Minimum Fax. Non ne parlerò.

8 dicembre

Ultimo giorno. Giorno di festa, quasi una domenica aggiuntiva. Arriva la moglie dell’editore il giovane mio compagno d’avventura va via, arrivano altri autori e amici a salutarci. Sempre più avventori ci vengono appositamente a cercare per i nostri prodotti. L’enorme faccia di Mario Tozzi sul manifesto al lato dello stand comincia a diventare decisamente inquietante. Sembra quasi che non si possa sfuggire al suo sguardo che giudica il nostro lavoro. Mi sento piuttosto stanco, provato. Il resto della giornata sembra non passare. La temperatura del Palazzo sale. Il caldo fa lamentare un po’ tutti. Ogni corridoio straripa di persone pronte a scovare ciò che vogliono. Ogni standista ha ormai perso molta lucidità e ride e scherza.

Hostess e steward stentano a mantenersi eretti e composti. Ore 20, smontiamo veloci. Tutti i pacchi in macchina. Le ruote girano verso casa. Anno dopo anno anche noi siamo Fieri di noi.

 

Federico Rupert

 

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Comments
One Response to ““microfiera”, di federico rupert”
  1. f. ha detto:

    L’ufficio stampa ringrazia e ricambia 🙂
    ps. chissà com’era poi sta festa di minimumfax (di solito è affollatissima)

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