“Clandestina” a cura di Federico Di Vita e Enrico Piscitelli | Wuz

Io non sono mica razzista, però. Io non sono razzista, non credo alle teorie sulla razza, la scienza c’ha dimostrato che siamo tutti uguali, più o meno tutti uguali, insomma non abbiamo grosse differenze genetiche, certo noi siamo diversi dalle donne, siamo diversi dagli altri popoli, ma non siamo poi così diversi. L’ho sentito alla tv, sono certo di quello che dico, non sono storie, non ci sono razze inferiori o superiori.

L’etimologia della parola “clandestino” sembrerebbe risalire al latino clam-des-tinum, da càlam o càlim di nascosto, a cui pare si aggiunga dies giorno: “clandestino” è colui o qualcosa che sta nascosto al giorno. Clandestino non è dunque solo un migrante che fugge dal suo paese e si trova irregolarmente, senza permesso di soggiorno e visto, in terra straniera. Clandestino è chiunque agisca di nascosto, operi senza l’approvazione dell’autorità o contro la legge, viva in una condizione di irregolarità. Una parola, insomma, dai molteplici significati. Ordinariamente viene applicata solo allo straniero che entra illegalmente nel nostro paese, e la parola stessa si porta dietro il peso di un marchio infamante e vergognoso. Ma molti sono gli italiani che nel nostro paese sperimentano la condizione della clandestinità, lo stato d’animo del sentirsi isolati o nascosti o disadattati rispetto alla normalità certificata dal senso comune. Forse, semplicemente, preferiamo dare a questo amalgama di situazioni un altro nome meno disdicevole e ignobile.

Clandestina è una raccolta di racconti curata da Federico di Vita ed Enrico Piscitelli. A scanso di equivoci, vi assicuro che è tutto a norma di legge: le carte sono in regola, la pubblicazione è per le edizioni effequ e la vendita autorizzata. Clandestina è clandestina perché riunisce storie che raccontano le varie facce della clandestinità, tra le quali si nasconde anche quella che, in un misto di inconsapevolezza e incoscienza, sperimentiamo ogni giorno. Perché clandestino è anche chi non si riconosce in questa società, nelle leggi di questo paese, in questa epoca di lustrini televisivi e squallore politico. Così Clandestina ha scovato autori dell’underground letterario italiano e li ha messi insieme a scrittori esperti, per manifestare un dissenso e riscoprire il dovere civile della scrittura. 12 racconti di 12 scrittori che declinano il tema in piena autonomia e libertà: ne vengono fuori 12 ritratti ironici e graffianti del nostro presente.
Clandestina si presenta con un’immagine di copertina che richiama una locandina cinematografica. Il cast è composto da Federico Longo, Davide MartiraniFrancesco Sparacino, Sic (la Scrittura industriale collettiva di Gregorio Magini e Vanni Santoni), Ilaria Giannini, Giacomo Buratti, Ernesto Baj, Alessandro Romeo, Marco MontanaroAndrea Buoninfante, Matilde Quarti, Angelo Calvisi .

In copertina una donna che si allontana guardinga con in mano tre volumi rossi ci conduce verso destra, ci spinge ad aprire il libro e a entrare nei mondi dei racconti. In apertura altre dieci tavole ci introducono in un clima inquietante e inizialmente spiazzante. Esattamente come quando le scene iniziali di un film ci sorprendono, perché ci aspettavamo qualcosa di diverso o perché non ne capiamo l’interazione con il resto della trama. I disegni, tutti di Sara Pavan, svolgono la funzione di un trailer, e sono soggetti conturbanti che ci inseriscono subito nell’atmosfera. Alla fine ci sono i contenuti speciali, come in ogni film: un sonetto di Teo Baracca e un apparato di note.

La clandestinità, dunque, passa attraverso i luoghi comuni più feroci sugli extracomunitari, il razzismo verso gli stranieri o gli immigrati del sud Italia, su chi è colpevole di essere nato altrove, povero, perseguitato, prigioniero, sfortunato. In definitiva, senza la capacità di spendere e consumare, caratteristica che ti fa avere un posto nel mondo oggi. Passa attraverso la mancanza di assistenza e diritti, in uno stato che si regge sul clientelismo, sugli abusi di potere, che non offre le stesse opportunità a tutti. Passa attraverso il precariato, anni di apprendistato non retribuito, lavoro nero o sottopagato. Forse solo un alieno riuscirebbe a farsi strada nel mondo del lavoro senza essere raccomandato. Passa attraverso la sensazione intollerabile di non appartenere a questa società, di pensarla diversamente, di non volersi adeguare all’opinione comune. Passa attraverso la malattia, la solitudine, la fuga, il disamore.
Clandestina è tutto questo e molto di più. Una bellissima raccolta di racconti e stili, originale nella struttura che mescola generi e forme, densa di temi e situazioni, non scontata, a tratti surreale, piena di amara ironia e vera come un reportage.

Sandra Bardotti, Wuz

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