The Miniaturist

She is jack-hammering needlepoint through
a hank of satin blanched in a wash of milk light,
the rippling fluorescents, her sculpted hunch
snow-capped by the light above the workbench, the ceiling
veined with shadow play of plumbing
gurgling like hand fed pigeons.
House-shoes drag out her listening and she
thinks of sea foam inching the linoleum’s
edge, dampening the sill between
laundry and garage where his voice
catches like a sweater thread
on a cuticle, unsure of loss
or longing, before he enters her field
of vision to peck her forehead as if she were
parchment, and he tells her it is good
and she thinks comme ci comme ça. It will do.
Everywhere appears the synecdoche
projecting from the frugal mind in which she
squints at sea swells that broaden like
a yawn before they spasm into compressed light
and the idea of light and the rhythm in between them
is the precision she crafts into displays
she wants to carry through the vastness that follows
the hollow and diminishment of her bones,
the rudderless boats and unchartable shores, the buoys
doddering silently midmotion like satellites she seizes,
fraction by fraction from the lips of stars ever
imploding on the unseen roofs of her balsawood boxes.

Gregory Pardlo, 2005

>> [ La Miniaturista

Sta trivellando mezzopunto fino in fondo
a una matassa di satin sbiancata in un bagno di luce lattiginosa,
increspano le fluorescenze, la luce sopra la panca da lavoro
una coperta di neve sulla sua gobba scolpita,
il soffitto venato dai giochi d’ombre delle tubature
gorgoglia come piccioni imbeccati con le mani.
Scarpe da casa la trascinano all’ascolto e lei
pensa alla schiuma del mare che avanza verso il ciglio
del linoleum, che bagna il davanzale fra
lavanderia e garage dove quella voce
s’impiglia come il filo d’un maglione
su una pellicina, incerta fra perdita
e brama, prima che lui entri nel suo campo
visivo a baciarle la fronte come se fosse
un attestato, e lui le dice che va bene
e lei pensa comme ci comme ça. Questo basterà.
Ovunque appare la sineddoche
proiezione dalla mente frugale in cui lei
strizza gli occhi davanti all’onde che s’aprono come
uno sbadiglio prima che questo spasmi in luce compressa
e nell’idea di luce e il ritmo fra di loro
è la precisione che lei a mano mette in mostra
che lei vuole portare attraverso la vastità che segue
il vuoto e la diminuzione delle sue ossa,
le barche senza timone e le coste fuori mappa, le boe
che vacillano silenziosamente in movimento come satelliti da afferrare,
frazione per frazione dalle labbra delle stelle che da sempre
implodono sui tetti non scrutati delle sue scatole di legno di balsa.

trad. it. Cecilia Piantanida ]

 

NOTE

 

Gregory Pardlo. Quarantenne poeta e traduttore newyorkese Pardlo scopre la poesia a venticinque anni e ne fa una professione. Infatti, dopo aver ottenuto un Master in Scrittura Creativa dall’Università di New York, nel 2005 diventa New York Foundation for the Arts Fellow in poetry. Le sue poesie e traduzioni compaiono regolarmente nelle più prestigiose riviste internazionali, tra cui The American Poetry Review; ad oggi ha pubblicato un’unica ma plurime volte premiata silloge intitolata Totem (2007). Fortemente ispirata alla musica e in particolare alla cultura Jazz, la poesia di Pardlo esplora il significato della rappresentazione oggi, il ruolo dello scrittore contemporaneo e il suo rapporto con il peso delle aspettative culturali, politiche e letterarie del mondo odierno. Dal 2008 Pardlo vive a Brooklyn con la sua famiglia e insegna scrittura creativa all’Università di George Town.

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