Effequ: il fermento culturale della Maremma | Vietato Under30

INTERVISTA A FERNANDO QUATRARO

Una piccola casa editrice battagliera, coraggiosa e ironica che si sta imponendo in un mondo di giganti. Nasce nel 1995 e ha pubblicato un centinaio di libri. Fondatore Fernando Quatraro, che con la sua passione culturale ha contagiato tutta la famiglia ormai impegnata a pieno ritmo nel progetto: ecco in breve il loro excursus che parte dalle lande acquatiche dai meravigliosi paesaggi in quel di Orbetello, per cercare di innestare dell’altrettanto meraviglioso fermento editoriale.

Quali sono le esperienze fondamentali che ti hanno spinto a fondare una casa editrice? Racconta gli inizi…

La passione per la scrittura, principalmente. E poi mi sono reso conto di una cosa, qui a Orbetello, ma non solo a Orbetello, su tutto l’Argentario e anche oltre, il discorso si può tranquillamente estendere a tutta la provincia di Grosseto, alla Maremma insomma. Mancavano in questa zona (e per certi versi ancora mancano) dei punti di riferimento culturali, non voglio dire io sia stato o che sarei stato in grado di colmare questa lacuna – che è ancora oggi lamentata, ma con il lavoro di una casa editrice legata al territorio, capace di dare una voce e un’immagine riconoscibile alle persone e ai luoghi a cui è legata, con una casa editrice del genere, ecco, mi sono detto, forse qualcosa di utile lo posso fare. Forse tutto un pezzetto di Toscana può avere l’opportunità di riconoscersi, confrontarsi, esprimersi attraverso uno strumento di questo genere. E credo che in una qualche misura una certa identità del territorio e una certa memoria la mia piccola casa editrice in questi ultimi 15 anni è riuscita a trasmetterla, per merito di chi le è passato accanto naturalmente. Penso a dei romanzi di ambientazione prettamente maremmana, alle poesie in orbetellano – uniche! – di Gianni Ferrini, o alle piccole Guide d’autore, come quella sul Parco dell’Uccellina o al Mare in tasca, o a quelle sulle nostre piccole, preziose città d’arte. Poi come dicevo la volontà di fondare una casa editrice nasce in parte dalla mia esperienza di scrittore, dal mio impulso a fare i conti con la vita, e a darle una forma attraverso la narrazione. È un incontro di diverse pulsioni. Da giovane ho fatto il libraio e pubblicato un romanzo, ma pagai per pubblicarlo, non avevo dimestichezza con l’ambiente editoriale. Le ho anche vendute tutte le copie, tramite la libreria, ci ho anche guadagnato qualcosa insomma, ma non mi sembrava il modo più giusto di arrivare a una pubblicazione. Voglio dire, questa zona meritava occasioni anche diverse, e ho provato a dargliene una. Intendiamoci, io non sono di quelli che condannano necessariamente l’editoria a pagamento, è un servizio in fondo, chi pubblica pagando sa quello che sta facendo, non ci vedo nulla di troppo sbagliato. È solo che personalmente preferisco pensare che sia necessaria una selezione per entrare nel mondo editoriale, c’è qualcosa di magico nei libri, alla fine l’editoria è investita di questo ruolo sacerdotale nei confronti dell’oggetto libro, ed è bene che l’editore non si limiti a stampare per denaro tutto quello che gli passa per le mani, ci vuole un filtro, il sacro fuoco delle lettere va sorvegliato con amore. Poi magari capitano pure delle occasioni in cui si pubblichi anche tramite accordi, con le istituzioni, con dei centri culturali, con le biblioteche, magari le occasioni capitano anche tramite gli stessi autori, può capitare e anzi credo che succeda più o meno a tutti quelli che fanno questo lavoro di cercare di trovare qualche modo per essere certi di riuscire a coprire parte delle spese di stampa, ma questa è un’altra faccenda, e in un’impresa mutevole e insicura come l’editoria è nella norma cercare qualche forma di sostegno. Poi di questo mestiere ci si innamora, si da l’avvio a visioni del mondo, certo, ma ci si innamora anche dei manoscritti, della caccia al refuso, delle cianografiche e dell’odore delle bozze squadernate appena stampate, quelle che vengono subito prima del va bene, visto – si stampi.

Parliamo di una delle collane di punta, quelli dei Saggi pop com’è nata l’idea?

La collana dei Saggi Pop è l’ultima nata di effequ. L’intenzione è quella di farne dei libri che sappiano interpretare il presente in modo agile e incisivo. La mia idea era fare di questa collana, dei Saggi pop, una collana di libri leggeri, e con leggerezza intendo quella suggerita da Calvino nella sua memorabile lezione americana: “Una leggerezza della pensosità che può far apparire la frivolezza pesante e opaca. […] La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”. Il principio che sta alla base dei Saggi pop è proprio questo: l’idea è quella di libri fatti della stessa impalpabile materia di un assolo jazz: improvvisato, imprevedibile, scattante, glamour e consapevole. Questi libri si occuperanno dei più svariati argomenti legati alla contemporaneità (e non solo), ciò che li contraddistinguerà sarà lo spirito che li anima, più che le scelte contenutistiche (di volta in volta diverse). Per consentire ai Saggi pop di viaggiare e di farsi conoscere, per consentire a questi libretti di entrare in contatto con il tempo che attraversano ho pensato che per le edizioni cartacee il prezzo non dovrà mai supererà i 9 €, mantenendosi spesso più basso. Devono essere libri accessibili a tutti, e lo saranno.

Cosa pensavi di fare a 20 anni?

L’attore porno, il calciatore, il centometrista alle olimpiadi di Berlino, lo scrittore, l’insegnante di liceo su un’isola nel mediterraneo, il padre e il giornalista. Solo una delle precedenti risposte è falsa, dimmelo tu quale.

Che consigli daresti a chi vuole intraprendere un percorso simile?

Di aspettare innanzi tutto. Per l’editoria, soprattutto per quella piccola, è un momento critico. E l’editoria, a differenza dei giornali ad esempio, non fa notizia. La chiusura di diverse piccole case editrici passa inosservata, se a rischiare di chiudere è un giornale come per esempio il manifesto assistiamo a proteste, cortei, levate di scudi, gente che scende in piazza. Per dei piccoli editori, anche se attivi da tempo e riconoscibili, e con un pubblico di lettori attenti e affezionati, non succederebbe comunque niente del genere. Gli spazi si stanno stringendo in modo preoccupante, le grandi catene di librerie conquistano mercato e usufruiscono delle proprie distribuzioni interne, in cui è quasi impossibile entrare. I vecchi distributori falliscono o vengono acquistati dai grandi gruppi, lo spazio sugli scaffali si restringe. Io credo che cominciare a fare l’editore adesso sia davvero pericoloso. Un consiglio che darei è di non cedere alla propria megalomania (gli editori tendono ad esserlo per natura), e di non cercare di fare tutto da soli, è un sistema che non funziona a mio avviso, poi suggerirei di puntare sulle nuove tecnologie, il mercato del digitale anche se con anni di ritardo esploderà anche in Italia, in qualche misura, e soprattutto gli direi di avere un contatto strettissimo con il proprio territorio, si deve riuscire a parlare prima di tutto con chi si ha intorno, e quando si ottengono concreti riscontri in questo senso si può cominciare, con cautela, ad allargarsi.

Daniela Gambino, Vietato Under30

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Comments
One Response to “Effequ: il fermento culturale della Maremma | Vietato Under30
  1. patrizia rava ha detto:

    il cantante no? era la tua strada!!!!

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