A settembre il Saggio Pop su Garibaldi | Il Secolo XIX 

Esce a settembre Garibaldi fu sfruttato – Uso e abuso di un’icona nazionalpopolare. Il Saggio Pop firmato da Patrizia Laurano ci consente di entrare in contatto con le molteplici sfaccettature e le svariate, opposte appropriazioni che i politici italiani hanno nel tempo tentato di operare dell’immagine mitica del grande Condottiero. A centocinquant’anni dall’impresa dei Mille, Giuseppe Garibaldi è ancora l’italiano più conosciuto, l’Eroe per eccellenza. Molti gli elementi spiccatamente iconici che hanno contribuito a rinsaldarne la mitologia popolare e la leggenda, sin da quando lo stesso Garibaldi era ancora in vita. A partire dai leggendari resoconti delle imprese sudamericane, al poncho, passando per l’amore per Anita, e per il ritiro spartan di Caprera, sino ad arrivare all’impresa dei Mille tutti gli eventi e le caratteristiche del Generale hanno reso la sua vita una leggenda senza tempo.

Una leggenda su cui hanno tentato di mettere la propria bandiera sia le camicie nere del regime fascista, sia i fazzoletti rossi della battaglia resistenziale. Per usare le stesse parole dell’autrice: “Il mito di Garibaldi nasce nella politica, si alimenta delle imprese militari, ma soprattutto è usato da forze politiche opposte, producendo tante rappresentazioni e interpretazioni diverse dell’Eroe. Subito dopo la sua morte, per circa un trentennio, c’è un Garibaldi socialista, poi nel biennio 1914-15 un Garibaldi ‘interventista’; all’inizio degli anni Venti, Mussolini organizza intorno ai gruppi volontari garibaldini i fasci di combattimento. Infine durante la seconda guerra mondiale, fra i volontari della Resistenza, si costituisce la Brigata Garibaldi di ispirazione comunista e, dopo la Liberazione, la nascita del Fronte popolare, per le elezioni del 1948, sarà simboleggiata dall’immagine del Generale su una stella a cinque punte”.

Questo libro ricostruisce la nascita del mito garibaldino, la sua diffusione e la tentata appropriazione da parte di forze politiche avverse, nella speranza di ritrovare, in Garibaldi, la capacità di parlare al popolo e di muovere le masse nel corso di tutto il primo secolo di unità nazionale.

Il Secolo XIX.it

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