Percorsi | Waiting for clandestina

Percorsi è un racconto di Federico Longo. Un altro racconto di Federico sarà il primo di clandestina. “Luoghi comuni e feroci”, il racconto che apre clandestina, è stato inserito nella raccolta in qualità di vincitore del concorso effequ wants you, che ha avuto luogo la scorsa primavera su queste colonne virtuali. Prima dell’estate abbiamo pubblicato tutti i racconti migliori esclusi della raccolta, con questo post segnaliamo il vincitore del concorso, e come di consueto proponiamo un assaggio dello stesso autore, in attesa di clandestina…

Un giorno a settimana, il giovedì, dopo essere andato al centro commerciale i Gigli – quindi dalle cinque in poi, perché al centro commerciale vado rigorosamente dalle quattro alle cinque – mi dirigo, a piedi, verso il cimitero del mio paese.

A volte, il guardiano del cimitero, Danilo Trapassi, si attarda fino a quell’ora. Non ho mai ben capito le ragioni, visto che il suo orario è otto-quattro. Lo trovo all’interno della mura mentre legge un libro, seduto di fronte alla tomba dov’è sepolta Anna Frassinelli, una ex partigiana del paese, una donna che ha conosciuto poco prima della morte. Il guardiano sta sempre di fronte alla tomba della Frassinelli, tomba di proprietà della famiglia da generazioni, nella quale è sepolto anche il fratello fascista di Anna, Gaetano.

Penso che il Trapassi abbia avuto una relazione con la sorella più giovane della signora, Adele, più o meno coetanea di Danilo, ancora in vita, ma destinata a riposare in pace nella stessa cappella dei fratelli.

Il mio percorso dai Gigli al cimitero è sempre lo stesso, com’è sempre lo stesso il mio percorso da casa al centro commerciale e dal cimitero a casa. Non ci possono essere variazioni, almeno il giovedì, le strade che devo percorrere sono sempre, necessariamente, le stesse, alla stessa ora, più o meno nello stesso tempo. Gli altri giorni mi concedo qualche libertà in più, soprattutto il martedì, giornata in cui vado a camminare in collina e in cui vario spesso il tragitto anche se ci sono dei luoghi che devo, necessariamente, attraversare.

L’importante è muoversi a piedi, ovunque, e con qualsiasi condizione atmosferica, anche nelle città enormi, anche nelle peggiori periferie delle peggiori città. L’importante è tenere sempre in mente la distinzione tra camminare e passeggiare. Non credo di aver mai fatto una passeggiata, odio il verbo passeggiare, non significa nulla, non dà senso all’azione. Non sono mai riuscito a spiegare a Giovanna che non passeggio, che non faccio una passeggiata. Non sono mai riuscito a spiegare a Giovanna che io cammino.

Cammino per non essere visto, per quello adoro andare al cimitero dove tutte quelle persone non mi possono vedere, per quello mi piace andare al centro commerciale dove nessuno mi conosce e mi riconosce.

Cammino e basta, a volte commetto un grave errore e fumo, ma solo quando sono nelle grandi città. Ogni volta che accendo una sigaretta poi mi devo fermare oppure buttarla. Fumare e camminare non sono azioni compatibili ma io, stupidamente, ci provo ogni volta e tutte le volte poi devo desistere, arrendermi di fronte all’indiscutibile fatto che non sono in grado di fare nulla mentre cammino.

Il guardiano legge e si interrompe quando arrivo. Mi chiede come va, io gli rispondo bene, come potrebbe andare meglio, gli dico, sono venuto qui per trovare un po’ di pace e qui la pace non manca di certo. Non manca nulla qui gli dico, qui c’è tutto quello cerco mentre al centro commerciale non trovo tutto, anzi, non trovo mai niente di quello che mi serve. Non c’è ragione per andarci, non ci vado mai, racconta Danilo. Qui conosco tutti, lì ai Gigli mi sentirei solo.

Facciamo due passi, mi dice, ti faccio fare un giro. Penso di aver fatto decine di chilometri tra le tombe con il guardiano, penso di conoscere a memoria tutti i nomi delle persone che sono sepolte lì.

Le tombe ben tenute, con fiori sempre freschi, sono molte, in particolare ricordo quelle di Vincenzo Salvietti, ex operaio, Tania Ghinassi, ex bidella, Franco Morini, ex contadino. Quelle di cui nessuno si prende cura sono invece quelle di Lorenzo Iacopini, ex fornaio, Tommaso Bartolozzi, ex maestro elementare e Carla Turrini, ex casalinga.

Cerco di memorizzare i nomi e le facce, cerco di capire se le facce che vedo al cimitero coincidono con le facce che incontro al centro commerciale. Nel corso degli ultimi anni ho notato che varie persone che frequentavano abitualmente i Gigli si sono poi trovate a soggiornare per l’eternità al cimitero. Per essere precisi nel corso degli ultimi cinque anni  ho notato che almeno quattro uomini e due donne che vedevo ai Gigli sono poi passati al campo santo: Agnese Berti, ex operaia, Giulia Fedeli, ex impiegata comunale, Giancarlo Siani, ex tecnico telecom, Franco Staderini, ex ferroviere, Giulio Scarpelli, ex impiegato alla centrale elettrica, Bruno Tomberli, ex operaio. Tutte persone di una certa età che incrociavo regolarmente, ma con le quali non ho mai avuto occasione di parlare, persone che continuo a vedere tutti i giovedì al cimitero.

Non parlo con loro, non saprei cosa dire, mi faccio raccontare da Danilo le loro vite che a volte annoto, altre volte dimentico poco dopo. Conosce tutta la vita di tutte le persone a cui lui bada. È questa la parola che usa. Sono il badante dei morti, afferma.

La mia camminata non dura molto, tenendo conto anche delle pause di fronte a questo o quell’altro morto, mi trattengo per circa trentacinque minuti. Subito dopo mi dirigo verso casa con l’aria sicura di chi conosce la propria meta, anche se non so fino a quando sarò in grado di stabilirla.

L’importante, comunque, è andare.

[tutte le illustrazioni di clandestina sono di sara pavan]

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