Non toccate il Paradiso | Terra

“SuperMario” Tozzi, geologo, ricercatore CNR e divulgatore scientifico racconta la sua esperienza da presidente del Parco dell’Arcipelago toscano in un libro imperdibile edito da effequ

[di Luca Bonaccorsi]

Il ricordo più bello? Molti. Senz’altro Montecristo l’incontaminata. Ogni volta che ci vado mi regala sensazioni speciali. Ma in particolare non avrei mai fatto il bagno in quelle acque proibite. C’è gente che si fa multare pur di provare un tuffo in quel blu perfetto. Io non ci ho mai fatto il bagno, in fondo ne avrei avuto occasione, e poi sono il presidente, chi mi avrebbe ripreso? Ma ho scelto di non farlo mai. Un mio personale omaggio alla purezza di quel luogo.

Sembra il ricordo di un amore non consumato

Non amo che le rose che non colsi, diceva Gozzano. Qualcosa del genere, sì.

Sembra un romantico mistico, invece è il campione dell’ambientalismo scientifico. Un illuminista assoluto. È Mario Tozzi, “SuperMario” come lo chiama affettuosamente Mannoni nelle numerose apparizioni serali al Tg3. Oggi è probabilmente il miglior divulgatore scientifico del nostro Paese. Geologo e primo ricercatore del Cnr, ma anche documentarista, autore e conduttore televisivo. E dal 2007 è anche il presidente del Parco dell’Arcipelago toscano, un vero paradiso in terra, che ha deciso di raccontare in un agile e godibilissimo libro edito da Effequ, Nel nome del parco, un anno sull’arcipelago. Un libro-lezione, e insieme documentario e reportage, come tutto il lavoro di Tozzi dal quale impari, sempre, qualcosa. Insomma questa esperienza da presidente di Parco come la giudichi?

Complessivamente molto positiva. È un ruolo in cui finalmente puoi cercare di mettere in pratica quello che studi e leggi. Positiva anche perché nonostante le difficoltà ho conosciuto persone molto brave, generose, positive. A parte questo, un’esperienza comunque difficile per il confronto-scontro continuo con le resistenze locali ai vincoli territoriali. L’arcipelago toscano non è il Parco delle Dolomiti bellunesi con circa trecento abitanti. Parliamo di un territorio con 30mila abitanti divisi in nove o dieci comuni. Dove ti scontri quotidianamente con i campanilismi, con la tutela dell’amico dell’amico.

Nel libro parli spesso di questi scontri.

Credo che se il parco fosse regionale non esisterebbe già più. Per questo mi sono opposto al federalismo demaniale, che è una vera follia. Gli interessi locali sono troppo forti, troppo forte la resistenza ai vincoli territoriali. La politica locale non ce la fa. All’Elba mettevano le catene al porto per non far attraccare il ministro del’Ambiente.

Parliamo del solito contrasto tra economia e ambiente.

Beh all’Elba un metro quadrato costruito vale anche 10mila euro. I proprietari vogliono sfruttare la terra, altro che goderla come “bene comune”.

Eppure i fondi ai parchi sembrano destinati a essere tagliati ancora.

I parchi oggi hanno appena di che pagare gli stipendi e poco più per l’ordinaria amministrazione. È di ieri la notizia che a Pianosa per cacciare uno yacht ancorato in area protetta le guardie forestali hanno dovuto requisire un piccolo traghetto. Mancano barche, benzina, personale. Il problema è che tagliando le risorse si innesca un circolo vizioso. Se chiedi ai locali uno sforzo, chiedendogli di accettare vincoli, devi distribuire delle risorse. Creando un po’ di occupazione se puoi nella manutenzione. E se i sentieri sono puliti poi viene la gente a visitarli. Se metti le boe la gente poi va sott’acqua. Se il castello è benvenuto lo visitano. Insomma, se investi hai ritorni e gli abitanti ti vengono incontro. Altrimenti è durissima. Sono contento che il ministro Prestigiacomo si sia opposta ai tagli. Speriamo che ce la faccia. Su fronte risorse io non sono contrario ai ticket di ingresso. A Montecristo per esempio non si paga. Se chiedessimo 50 euro potremmo pagarci la manutenzione.

Il ricordo più bello?

Le balenottere arrivate a nuotare sotto l’ufficio, nel porto, dove ancorano i megayacth. Un momento indimenticabile. E poi Montecristo.

Quello più brutto?

L’ignoranza. Combattere l’ignoranza, che può essere peggio degli interessi economici. Gli ignoranti ti dicono: guarda come è bello qui, vuol dire che siamo bravi. E la verità è che l’arcipelago, come altre zone d’Italia, si è salvato per la presenza di carceri, latifondo e riserve di caccia. Cioè la conservazione è stata assolutamente casuale, non intenzionale. Dove il vincolo è caduto, come all’Elba, hanno fatto 22mila seconde case con 28mila abitanti.

Gli uomini sono una specie così distruttiva? È impossibile la convivenza con la natura?

Siamo una specie distruttiva, sì, ma esecrabile. In alcuni Paesi i vincoli funzionano, vengono rispettati: penso alla Scandinavia, al Regno Unito, anche agli USA. Il problema non riguarda tutta la specie Homo sapiens. Ma sicuramente riguarda quello ‘italiano’. Questo è l’anno della biodiversità. Con i parchi tuteliamo degli habitat. Se salvi la tigre o il panda ma il loro habitat sparisce non serve a niente. È davvero un grande tema culturale. E in questo la scuola e la tv sono ancora drammaticamente carenti. Da noi, quando è stata avvistata la foca monaca, gli isolani si sono preoccupati invece di gioirne. C’è tanto da fare.

dal quotidiano Terra, pag. 16 dell’ 8 luglio 2010

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