Le navi ribelli di Urano | Waiting for clandestina

Le navi ribelli di Urano è un racconto di Matilde Quarti. Un altro racconto di Matilde sarà il penultimo di clandestina. Altre tracce di Matilde sono su A Milano Non Fa Freddo – il suo blog personale – e sulla rivista Follelfo.

Tra le molteplici vie per rendere partecipe del proprio disagio chiunque gli stia gravitando intorno quella che Gregorio Arioldi preferisce è indubbiamente la vibrazione della gamba. Polpaccio destro appoggiato su ginocchio sinistro, si fa partire la vibrazione con un movimento semi rotatorio della caviglia per poi lasciare che propaghi fino alla coscia ed investa l’intera persona e l’ambiente circostante. Seduto sul muretto del parcheggio del supermercato aspetta che arrivi il momento giusto per passare all’azione, trasmettendo il suo nervosismo vibratorio a due ragazzi con i pantaloni stretti e i capelli pericolosamente lisciati sulla fronte che, al suo ennesimo movimento convulso, si allontanano seccati. L’orologio segna le diciotto e quarantacinque, ancora pochi minuti e l’intero popolo impiegatizio, libero dal lavoro, si riverserà tra le porte scorrevoli verso il banco del pesce e gli scaffali dei cibi precotti. Solo allora la confusione sarà tale da permettergli di agire indisturbato.

Deve essere fulmineo e preciso, niente può essere lasciato al caso. L’unica volta che ha sgarrato di dieci minuti dall’orario prestabilito il supermercato era talmente vuoto che avrebbe destato sospetto anche solo avvicinandosi ai distributori di mentine. Era stato uno sfacelo, avevano notato il suo borsone, nell’ordine: una cassiera, due vecchiette, una guardia e un addetto ai carrelli. Una delle vecchiette aveva gridato al terrorista, l’altra si era limitata a constatare che probabilmente voleva rubare dei liquori. Se l’era cavata solo grazie al contenuto della borsa, che, di per sé, non poteva costituire reato. Da allora aspetta sul retro, con lo sguardo puntato sull’orologio del parchimetro, attento a far coincidere i tempi alla perfezione.

Gregorio si sistema la sciarpa stretta intorno al viso, afferra la bomboletta di colla spray nascosta nel tascone della felpa e, non appena i corridoi si trasformano in un incubo di carrelli e bambini dispersi, si getta nel flusso delirante della spesa serale. Arrivato davanti al ripiano dei cereali afferra i fiocchi di riso ricoperti di cioccolato, spruzza la colla sul retro della scatola e ci attacca la sua ultima fatica: “Bomba di neutroni su Saturno”. Seguono “Il collasso della galassia di Scranz” sugli anelli al miele e “Non ti scordar di me, mia bella venusiana” sui cereali dietetici.

Gregorio Arioldi, trentadue anni e undici mesi, il terrore di morire entro i trentatré come Gesù Cristo e tantissimi capelli, è un autore di fantascienza. Il migliore del suo paese. Dopo aver passato anni a raccontare pagine su pagine di efferate congiure intergalattiche e averle sistematicamente chiuse in un cassetto, Gregorio ha deciso, con la quasi certezza dell’imminente fine della propria esistenza, di coprire le tabelle caloriche delle colazioni dei suoi concittadini con la propria arte.

Ha quasi finito la colonna degli anelli al miele quando si sente chiedere, da una voce delicata ed incerta che non ha niente a che vedere con quella di un addetto alla sicurezza, se per caso è proprio lui Gregorio Arioldi. Gregorio, tenendo ancora a mezz’aria la colla spray, ruota interdetto il proprio busto di quarantacinque gradi in direzione della voce, trovandosi davanti una ragazza dagli occhi grandi che tende verso di lui una scatola degli zerovirgolaunpercentodigrassi in attesa di un autografo. Perché, gli spiega, lo legge ogni mattina, fin dalla “Struggente epopea degli aspiratori di raggi gamma”. Gregorio Arioldi è emozionato come il giorno della sua prima missione e, non potendo far vibrare la gamba, che gli è necessaria per mantenere una postura eretta, lascia la palpebra sinistra cadere preda di un tremolio convulso.

E, guardando fisso negli occhi grandi della sua interlocutrice, la informa imbarazzato che, nel momento in cui si è girato, ha lasciato la colla asciugarsi, che ci vuole minuzia nel fare queste cose, che la colla va spruzzata direttamente sui cereali, non sul foglio, e esattamente al centro, anche se alcuni sostengono si debba applicare ai lati, il che è una sciocchezza, perché lo sanno tutti che i lati sono i primi a seccarsi. La colla deve restare esposta all’aria pochissimo tempo, le dice, e chiaramente quel pochissimo tempo è stato superato girandosi verso di lei e ascoltando cos’aveva da dirgli. E adesso non sa cosa farci, con quella scatola. Potrebbe mettere un nuovo strato di colla e attaccare il racconto ugualmente, certo, ma il foglio farebbe delle piccole grinze, fastidiose al tatto e alla vista. Oppure potrebbe abbandonare la scatola, lasciando una falla nella sua missione. E’ la prima volta che si trova davanti ad un’evenienza simile e non sa come agire.

Lei lo ascolta, la testa inclinata leggermente verso sinistra, i piedi vicini, con le punte che quasi si sfiorano, tenendo stretta al petto la scatola degli zerovirgolaunpercentodigrassi come se fosse un libro di scuola. Allora Gregorio per un attimo tace, rimette la colla spray nel tascone della felpa e chiede alla ragazza dagli occhi grandi se può offrirle un caffè. Ma poi, senza attendere una risposta, la trascina con sé di scaffale in scaffale, riempiendole le braccia di pacchi di miscela, cosicché possa berne non uno, ma tutti quelli che vuole. E ancora le compra delle fettuccine e poi del pesto con cui condirle, e un massaggiamuscoli per quando è stanca, e dei supereroi di cioccolato se dovesse sentirsi triste. La porta con sé a fare la gincana tra mamme e badanti isteriche, a scegliere gelati a spirali gialli e fucsia, la sospinge gentilmente verso ogni nuovo sugo aromatizzato alle erbe tenendola per le spalle, chinandosi a raccogliere quello che via via le sfugge di mano. E alla fine la lascia lì, davanti al supermercato, con due sacchetti di regali, mentre corre via, con la palpebra sinistra che ancora non vuole capacitarsi del suo riconosciuto talento, dimentico di non aver autografato il racconto sul retro dei cereali zerovirgolaunpercentodigrassi. “Lune bordeaux nel freddo siderale”, si intitolava.

[tutte le illustrazioni di clandestina sono di sara pavan]

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Comments
2 Responses to “Le navi ribelli di Urano | Waiting for clandestina
  1. Elena ha detto:

    Diretto, pulito, divertente. Davvero molti complimenti!

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  1. […] perché i suoi racconti e i suoi pezzi sono comparsi su moltissime riviste e blog, come Colla, Effequ, Follelfo, inutile, La balena bianca, Flanerì… O forse perché questa scrittrice milanese, […]



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