“Con le unghie e coi i denti” – waiting for clandestina

Pubblichiamo oggi un altro tra i racconti del concorso effequ wants you che non entreranno a far parte della raccolta clandestina. Quello che segue si intitola Con le unghie e con i denti, l’autore è Paolo De Pasquale.

“Ladies and gentlemen, good evening!!”
Dopo lungo pellegrinare per l’Italia, sfinito, lasciai cadere il borsone su un materasso sfondato della provincia di Modena.
Lampadine penzolavano senza paralume dal soffitto e la puzza di kebab era attaccata alla tappezzeria della stanza.
28 Giugno 1997.
In tv c’era il match di boxe tra Tyson e Holyfield.
Nella stanza affianco cinque neri più neri di me riuniti per fischiare il campione e tifare lo sfidante.
Tyson è l’icona dell’adrenalina.
Durante la presentazione passeggia nervoso per il ring, evitando ogni sguardo.
Di sfuggita alza un guantone quando la folla lo osanna, senza smettere il suo moto perpetuo.
Holyfield è spavaldo e ostenta sicurezza: sorride, saluta, pare che vada a ritirare l’Oscar.
Avessi capito che ero nei panni di Tyson, non mi sarei fermato là quella notte, né ci avrei passato più di dieci anni.
Mi ricordo che i primi tempi ero maledettamente carico, sprizzavo forza fisica da ogni muscolo e più mi caricavano di sacchi di cemento e balle di piastrelle e più gliene servivano per farmi arrivare distrutto a sera.
E il giorno dopo, nonostante tutto, ero più forte e più reattivo di prima.
Gong, primo round.
Tyson entra ed esce dalla misura.
Saggia la difesa dell’avversario con colpi rapidi, ma Holyfield schiva con grande lucidità.
Quando il campione fa valere la sua stazza, costringendo Iron Mike all’angolo, lui sguscia via e riporta il match a centro ring.
A forza di malta e piastrelle è facile guadagnare la fiducia del capomastro.
A chiedergli quando mi avrebbero regolarizzato, lui rideva, bestemmiava e sputava per terra.
Però ogni fine mese riempiva la busta con un po’ più di quello che mi serviva per vivere.
“Troppa fretta, Mike…”
Glielo diceva Yoseph, mai indossati i guantoni, ma cultura pugilistica da enciclopedia.
In uno dei sui affondi Tyson intravede un varco nella difesa di Holyfield. Non hai tempo di riflettere sul ring, sennò finisci come pungiball.
Mike ha atteso per sette mesi quell’istante, l’ha sognato di notte: un pensiero di sorriso gli attraversa la testa mentre carica un sinistro violentissimo.
Il tempo di capire che Holyfield ha schivato di lato e arriva invece un destro in pieno volto, pesante come un treno in corsa.
Che cosa ridicola.
Uno spacca muri tutto il giorno, porta quintali di pittura, carica e scarica centinaia di mattonelle e ne esce indenne, senza neanche un graffio.
La mattina dopo inciampa nello zerbino davanti alla porta di casa, cade per le scale e si frattura il gomito.
Sei mesi dopo, e l’esistenza è da reinventare.
Secondo e terzo round.
Il match prosegue ma Mike è fermo là, sotto il colpo ricevuto.
Sa che deve rimontare e che il tempo gioca a suo sfavore.
Le energie scarseggiano e pure l’adrenalina inizia ad abbandonarlo.
Occorre fare qualcosa.
Quando hai fame va bene ogni lavoro.
Spacciare no, però, quello mai.
Ho servito fettucine ai tavoli per un annetto, fino all’arrivo improvviso della guardia di finanza nel locale.
Preso e imbarcato sul primo aereo, salivo per la scaletta con l’espressione stordita di Mike dopo il destro di Holyfield.
C’è voluta aria di casa per riprendermi da quel torpore, per capire che quel tizio in divisa che mi riaccompagnava era l’ultima propaggine di dodici anni passati – spesi – sciupati in Italia.
Allora ho deciso di aggrapparmi a lui e a quello che rappresentava per me, come si aggrappò Mike all’avversario che gli stava sfilando il titolo: con le unghie e con i denti.

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Comments
3 Responses to ““Con le unghie e coi i denti” – waiting for clandestina
  1. Elena Starna ha detto:

    Semplice ed essenziale. Ben giocato!

  2. Marco ha detto:

    molto bello!
    Bravo, come sempre

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