Sincopato tricolore, impressioni piemontesi

Presentare un libro è per me sempre un evento speciale, unico e irripetibile, che si tratti di un testo mio o di un’opera di altri: sia quando vengo chiamato a discutere in pubblico del ‘fresco di stampa’ di un amico, un collega o un esperto, sia nel momento in cui c’è un volume scritto da me, che l’editore vuole far conoscere anche attraverso gli incontri in libreria, in piazza o in un circolo culturale – ripeto – per me, è qualcosa di straordinario, che mi rende felice.
Non è retorica (io odio la retorica), è proprio così, ragion per cui sono stato contentissimo quando abbiamo iniziato con queste due date a cominciare  a far conoscere SINCOPATO TRICOLORE. C’ERA UNA VIOLTA IL JAZZ ITALIANO 1900-1960: sabato 22 maggio e domenica 23 siamo stati rispettivamente alla FNAC di Torino e alla Melbooks di Novara.
Dico ‘siamo’ perché eravamo in bella compagnia: oltre il sottoscritto e l’editore Fernando Quatraro, ci hanno aiutato nella conduzione degli incontri (di un’ora ciascuno) persone squisite. Nel primo caso, a Torino, è spettato all’americanista Daniela Fargione intrattenere l’uditorio con domande incalzanti, qua e là intervallate dal Claudio Bonadé Quartet – tenore, piano, basso, batteria – con musica dal vivo: celebri standard, naturalmente relative al periodo del libro, che tanti e tanti jazzmen italiani all’epoca avevano interpretato egregiamente e ora rivissuti tra le swingate di un gruppo affascinante.
Domenica invece l’incontro era più compassato, dal momento che, senza musica live, ci siamo orientati più sul dibattito; ma, come a Torino, anche a Novara niente di ufficiale, rigoroso o circostanziato, ma tutto all’insegna di un’allegra jam session, proprio come nel jazz! A tener banco il critico – nonché direttore artistico del Novara Jazz Festival Corrado Beldì, che è riuscito a farmi parlare per oltre un’ora, non senza l’aiuto di un audience preparata, che mi ha interrogato su mille questioni: relative al sincopato tricolore in sala c’erano, tra gli altri il romanziere Gianni Marchetti, la poetessa Francesca Tini Brunozzi, il musicologo Stefano di Tano, nonché il compagno di scuderia Simone Sarasso, a cui si deve per Effequ il primo libro di jazz, ossia il romanzo Turkemar (su Fred Buscaglione), seguito da Sax appeal di Paolo Carradori e dal mio saggio, che vuole essere una divertente rievocazione di quegli anni che non ho vissuto in prima persona: non a caso non vedo l’ora di scriverne il seguito, quando potrò finalmente dire che a sentire questo o quel jazzman italiano c’ero anch’io, prima in calzoni corti e oggi via via con qualche capello grigio in più. Formidabili quegli anni… anche e soprattutto quelli di SINCOPATO TRICOLORE!

Guido Michelone


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