Il diritto d’autore andrebbe tutelato dalla SIAE

Rilanciamo dal Grande Roe questo sarcastico post che mette a nudo e denuncia i perversi e nefandi meccanismi che governano il diritto d’autore in Italia.

Ragionamenti di un associato al suddetto monopolio, a margine di quisquilie etimologiche.
Appunti (1)
[di Alexandre Dumasc]
Come dire SIPO, Società Italiana Padroni e Operai, o ANSS, Associazione Nazionale Sfruttatori e Sfruttati, o meglio CESI, Consociazione Europea Sodomizzatori e Inculati.
Il 23 aprile del 1882 nasceva a Milano la SIA, Società Italiana degli Autori. Oggi i cosiddetti diritti d’autore li tutela la SIAE. Essa opera in regime di monopolio, è un ente pubblico, per molto tempo ha subito commissariamento. È un buffo mastodontico pachiderma ove l’associato curioso misura l’ignoranza di dipendenti e vari-esseri-girovaghi-di-ufficio-in-ufficio con sistematico riscontro. Alla SIAE nessuno sa, ma, tranne qualche sporadica eccezioncella, tutti ti rispondono garbatamente. «Ma dei diritti SIAE che paga un locale, a me, quanta parte me ne torna?». «Ehm… un attimino che devo vedere… sssì… nnno… un attimino che chiamo il dottor… … dottore c’è qui un associato che vorrebbe sapere… anzi glielo passo…». Ma non ci dovrebbe essere una tabella accessibile agli iscritti ove misurare i costi del servizio unilateralmente erogato? «Sono il dottor… cosa voleva sapere? Sì [gentilmente]… Allora, ci sono tante modalità diverse ma, più o meno, la SIAE trattiene intorno al 19,5%…». Più o meno intorno… Come li faranno i calcoli, si affideranno a formule esoteriche contestualmente rivelategli da una qualche sibilla? «C’è da considerare che se sul programma musicale [più noto agli addetti come borderò] appare la scritta concertino la ridistribuzione dei diritti d’autore viene effettuata a campione…». Traduco: io vado a suonare le mie canzoni in un posto dove pagano la SIAE e quei diritti, decurtati del più o meno intorno 19,5%, vengono pagati ad autori che figurino nel rilevamento a campione effettuato dalla SIAE chissà dove (immagino grandi locali, grandi discoteche ove io non suono). Quindi i diritti di me autore vengono convogliati verso altri aventi diritto, evidentemente, dei miei diritti. E io non vedo un euro. Bizzarro.
Oggidì un disco non te lo produce più nessuno, i dischi non si vendono, internet ha rovinato tutto, la situazione è fuori controllo, le autoproduzioni pullulano. Io e il mio socio (o lui e il suo socio) ci autoproduciamo un album con 6 canzoni e ci rechiamo alla SIAE per capire come, dove, quanto pagare. C’è da pagare i bollini (0,03 euro a copia per i cd destinati alla vendita, 0,02 euro per quelli omaggio), e c’è da pagare i diritti d’autore in base al numero di brani, alla loro durata, al prezzo di vendita del cd al pubblico o al dettagliante, al numero di copie da stampare, … Ma, come?! … “c’è da pagare i diritti d’autore!?” Siamo noi gli autori! In effetti pare strano anche all’addetta dell’URP di via della Letteratura, 30, ma non sa cos’altro dirmi “forse potrebbe parlare con il dottor…”, un altro dottore che forse sa. All’Ufficio Relazioni con il Pubblico sanno quattro cose, il resto è a conoscenza di qualche dottore, ma sono cortesi. Ottengo un appuntamento telefonico con un luminare interno dell’auto-diritto d’autore, ma telefono e telefono e non lo trovo mai. Mi reco in loco e mi fanno andare all’ufficio ###, al piano #, dalla segretaria del dottor… o all’ufficio ### che “si occupa di queste cose”. Il casermone della SIAE è trapassato da lunghissimi corridoi silenti e grigi, tappezzati di porte chiuse da cui ogni tanto, quasi regolarmente, esce un antropoide con, consustanzialmente, dei plichi sotto braccio. La segretaria non sa niente, vado all’ufficio preposto “a queste cose”. Dico “Ma è possibile che io debba pagare i diritti d’autore a me stesso?”, “Certo, tanto poi le ritornano”; “Ma non vi sembra assurdo che io mi debba anticipare del denaro?”, “Tanto poi le ritorna”; “Ma non sarebbe sufficiente specificare sul computer che trattandosi di un’autoproduzione non sia necessario pagare sé stessi?”, “Eh, sì… se facessero tutti così…!”. Se facessero tutti così, cosa! Ma non è forse vero che Oggidì un disco non te lo produce più nessuno, i dischi non si vendono, internet ha rovinato tutto, la situazione è fuori controllo, le autoproduzioni pullulano? La SIAE non se ne è resa conto? “Non le sembra assurdo? È come se io per attaccarmi un quadro in casa mia e fare un buco con un trapano mi debba pagare da solo ed emettermi fattura!”, “Ah, no, guardi, noi non contempliamo questi casi”, era seria, giuro, e neanche troppo gentile questa antropoide con dei plichi consustanziali alla scrivania. Ho rinunciato. Abbiamo dovuto pagare i diritti a noi stessi, addizionati del 20% di Iva, poi decurtati del più o meno intorno spettante alla SIAE e il rimanente, in quanto entrata producente reddito, da portare in dichiarazione dei redditi e pagarci su le tasse. “Tanto poi le ritornano…”, mavaff…
Le bizzarrie di questa amena struttura keynesiana non terminano mai di ammaliare. Oltre, evidentemente, a far girare l’economia, a far girare gli antropoidi plicomuniti, fa girare anche i coglioni di chi ci si rivolge (e mica puoi fare diversamente). Volendoli pagare quei diritti, senza rimettermi al calcolo automatico dell’elaboratore SIAE (poco mi fido di un computer che non sappia riconoscere o contemplare un flag “autoproduzione”), mi sono procurato la tabella [1] per l’ardito calcolo e stabilito quanto pagare. Questo perché alla SIAE di via Po, sede locale, non ti fanno un preventivo di quanto tu devi pagare, o meglio pagarti. Te lo dicono nel momento in cui vai a pagare. “E come faccio a portarmi i soldi giusti per il saldo?”, “E vabbè, faccio un’eccezione ma non si dovrebbe…”[2], e, dopo un pò di trattativa su copie vendita/copie omaggio, prezzo al pubblico/al dettagliante, mi mette in mano una strisciata di calcolatrice ove compare in totale 331,39 euro. Mi rifaccio i calcoli in base alla nota tabella e mi viene fuori 225,92 euro. La faccio breve: quando siamo andati in via Po per saldarci i nostri diritti (e dare un colpo all’economia nazionale) tali diritti ammontavano a 310 euro. “E perché non 225,92?” faccio io, “Perché c’è una canzone in più e l’Iva da aggiungere al 20%!” fa lui soddisfatto di avermi estorto sì 21,39 euro in meno rispetto al suo preventivo, ma ben 84,08 euro in più delle mie rosee ed ingegneristiche aspettative. La sibilla dei conti SIAE colpì ancora.
Nella più completa omertà, nessuno sa niente e quindi nessuno può parlare, sotto la cupoletta della SIAE solo qualche mammasantissima (“il dottore”) conosce il verbo sacerdotale, sibillino, del diritto d’autore sempre nominato in tono sacrale. “IL DIRITTO D’AUTORE È SACRO!”, quante volte l’abbiamo sentito ripetere?
Con una recente comunicazione gli autori sono stati informati della bella notizia dell’innalzamento della quota editore al 70%. La quota editore? Sì, quando depositi un brano con un’etichetta discografica o con delle edizioni musicali (ora, causa crisi, le due entità corrispondono) una parte del diritto d’autore va all’editore. Se fino a poco a tempo fa la quota si fermava soltanto al 50%, ora essa sale a un tetto del 70%. Non stranirti lettore. Del diritto d’autore, il sacro diritto d’autore, la gran parte va all’editore.
Rifaccio i conti:
su 100 lire pagate per un diritto d’autore,
19,5 lire vanno alla SIAE (più o meno intorno)
56,35 lire all’editore/etichetta discografica (il 70% del rimanente)
e solo le restanti 24,15 lire vanno all’autore.
Ora mi domando: se una qualsiasi cosa sia per il 75,85% color merda e per meno di un quarto color cielo, possiamo dire che quell’entità sia azzurra? Se i tre quarti di un diritto vanno a Tizio e Caio, perché li chiamate “diritti di Sempronio”? Se la società che tutela i diritti di Sempronio tutela prima sé stessa, poi Caio e in ultima battuta gli autori, perché prendere per il culo questi ultimi anteponendoli nell’acronimo della ditta agli editori? Quel cazzo di diritto chiamatelo “Giorgio”, “Gaspare”, “diritto d’editore”, “furto della SIAE”, Arturo, ma non diritto d’autore. Sembra che Orwell, conosciuta la SIAE, si sia ad essa ispirato per i labirintici ministeri di 1984.
Io credo fortemente che il diritto d’autore vada tutelato dalla SIAE!
Nella prossima puntata i motivi per cui resto in SIAE e quanto la stessa sia interessata all’esclusiva dei miei peti.
[1] http://www.siae.it/documents/MusicaMFV_tariffe_CompensoAudio2007.pdf?901653 si noti come non compaia se i prezzi siano Iva inclusa o esclusa (esclusa, ovvio).
[2] Come se dovessi comprare un’automobile e il prezzo lo sai solo e soltanto al momento dell’acquisto.
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