Come una famiglia

“Come una famiglia” è un racconto di Sabrina Zollo,

L’articolo era poco più di una mezza colonna in decima pagina, ma quando Maria, sdraiata sotto le coperte con uno scialle sulle spalle e gli occhiali da lettura sul naso lesse il titolo, trasalì.
“Arturo sei sveglio?” Chiamò senza ottenere risposta.
“Arturo! Arturo sei sveglio?” Ripeté. Arturo era girato di spalle, la testa sul cuscino.
“Hai letto l’articolo sul giornale di oggi?” Lo guardò, sembrava stesse per addormentarsi.
“Ma mi ascolti? Lo hai letto l’articolo?” Gli scosse la spalla con la punta delle dita, finalmente Arturo si girò verso di lei.
“Aspetta, te lo leggo. Ascolta qui:
Incendio di Villa Benni: a un anno la chiusura delle indagini.
Rogo doloso per opera di ignoti.
Lo guardò per accertarsi che la stesse ascoltando.
“A un anno di distanza sono state chiuse le indagini sul rogo di Villa Benni. Ma il risultato è tutt’altro che esaustivo: gli inquirenti non sono riusciti a venire a capo del mistero che ha scosso la nostra regione quasi un anno fa.
Ricordiamo i fatti: il 23 febbraio dello scorso anno un fortissimo incendio ha distrutto completamente la bellissima villa al mare della famiglia Benni.
Un incendio sicuramente doloso, dicono gli inquirenti. Ma chi lo ha appiccato? E perché? A queste domande, a un anno di distanza, non ci sono ancora risposte. Solo pochi fatti.
Primo: Romiro Benni, uno dei più grandi industriali della nostra regione, pagava da anni il pizzo alla mafia. Un fatto, questo, che lui non ha mai ammesso, ma che è stato riferito da due pentiti interrogati negli ultimi mesi dai giudici su altre questioni sempre relative alle infiltrazioni mafiose nella nostra zona.
Secondo: In quel periodo la famiglia Benni era in procinto di chiudere un accordo storico con il Ministero della Sanità e l’Esercito che lo avrebbe portato a essere l’unico fornitore di attrezzature mediche per gli ospedali militari in tutta Italia.
Terzo: la vita sentimentale di Romiro Benni non si poteva certo definire tranquilla! Noto playboy da sempre, negli ultimi anni aveva allacciato relazioni extraconiugali con varie sue collaboratrici, in particolar modo con la signorina Samantha Gerico, che, intervistata dal nostro giornale proprio nei giorni successivi al rogo, ci confermò di aver avuto con il Benni una relazione sentimentale durata circa due anni, mostrandoci come prova anche un bellissimo collier del valore di cinquantamila euro che lui le aveva regalato.
Ecco, queste sono le strade seguite dagli investigatori per venire a capo di questo mistero
E’ stata una vendetta mafiosa? Forse Benni aveva deciso di smettere di pagare il pizzo o stava per denunciare i mafiosi della zona?
O forse sotto c’è qualcosa di ancora più grande? Tramite queste pagine già a suo tempo avevamo pubblicato i nomi delle altre ditte che concorrevano al maxi appalto per le forniture agli ospedali militari: il colosso americano US Navy Forniture e la storica francese UMI. E i rumors, le cosiddette voci di corridoio, ci dicono che il Ministero aveva fatto capire che avrebbe preferito affidare l’appalto a una ditta italiana.
Fatto sta che dopo l’incendio l’industriale si è ritirato dalla gara lasciando campo libero ai colossi internazionali. E’ solo una coincidenza?
E infine, può essere stata la vendetta di un’amante respinta o di una moglie tradita? La relazione tra Benni e la signorina Gerico era venuta a galla? E se fosse così, come l’avrà presa la signora Wanda? Siamo pronti a scommettere non molto bene, ma tanto da arrivare al punto di dar fuoco alla villa al mare, probabile alcova segreta dei due amanti? Oppure la bella Samantha, con quella sua aria forse troppo ingenua e angelica, ha in realtà qualcosa da  nascondere?”
Maria si tolse gli occhiali e ripiegò il giornale sulle gambe guardando Arturo.
“Hai sentito?” Gli chiese.  “Che ne pensi?” Arturo la guardava in silenzio.
“Già, tu non lo puoi sapere. Non conosci tutta la storia. Vuoi che te la racconti?”
Sembrava interessato, così iniziò il suo racconto.
“Come sai ho lavorato per la famiglia Benni per quasi vent’anni, molto prima che arrivassi tu. Ero la colf a tempo pieno, lavoravo, dormivo, mangiavo in quella casa, quindi come puoi immaginare nel tempo ne ho scoperte di cose! Comunque mi facevo sempre i fatti miei. Io vedevo, ma facevo finta di non vedere. Sentivo, ma facevo finta di non sentire. E’ così che si fa il mio lavoro.
Poi due anni fa hanno ristrutturato la villa. Ci sono stati gli operai per sei mesi, e io, la signora Wanda e Ava, la figlia del signor Benni, ce ne siamo state alla villa mare. E’ lì che ci siamo incontrati ricordi? Invece lui, con la scusa che era lontano dal lavoro è andato a stare nell’appartamento in centro. Ma era solo una scusa, la signora lo sapeva benissimo, perché la villa al mare è solo a mezz’ora di macchina. E’ che voleva essere libero di portarci dentro qualche sua amante! Ma a lei non importava molto, sapeva che erano storielle così, che suo marito non riusciva proprio a rinunciarci a fare il cascamorto. Credo che all’inizio ci abbia anche sofferto, ma poi con il tempo è come se si fosse abituata. E poi parliamoci chiaro, anche a lei piaceva fare la gattamorta con quel vicino! Li ho visti gli sguardi che si lanciavano quei due!” Sorrise maliziosa al ricordo.
“Alla fine dei lavori siamo tornati in città. E’ allora che tu sei venuto con noi, ricordi? Quando siamo arrivati mi è preso un colpo! Avevano modificato tutto, avevano aggiunto un piano, cambiato le stanze, la disposizione e tutti i mobili. A me avevano dato una camera al piano di sopra, quello nuovo, nella mansarda, e mi ci avevano messo anche un nuovo armadio e una piccola scrivania.
Anche Lina e Fiorenzo hanno avuto una stanza nuova. Era simpatica Lina vero? Magari domani la chiamiamo, così la saluti anche tu. La possiamo invitare a pranzo per domenica, che ne dici?”  Senza aspettare risposta continuò il suo racconto.
“Due settimane dopo la signora ha voluto dare una grande festa per la ristrutturazione della casa. Ha invitato un centinaio di persone, tutte signore e signori elegantissimi. Li dovevi vedere! Ma già, che stupida! C’eri anche tu quel giorno, quindi sai di cosa parlo!
E’ stata quella notte poi che mi sono accorta di quei buchi nel muro. In fondo è stato grazie a te, ricordi? Non trovavamo il tuo pettine, non sapevi dirmi dove lo avevi messo, e così, cerca che ti ricerca, ho spostato la scrivania per vedere se ti era caduto lì dietro, e infatti era proprio lì. Eri così contento! Adoravi quel pettine! Poi stavo per rimettere la scrivania al suo posto quando ho notato quei due pannelli di plastica in basso. Mi dico, ma che cosa sono? Così ho spostato meglio la scrivania, tanto era leggera e anche se ho la schiena malandata ce la facevo anche a sollevarla. Mi sono infilata bene dietro e ho provato a forzare un po’ uno di quei pannelli. Che ci vuoi fare, non sei l’unico a essere curioso!” Gli sorrise lanciandogli uno sguardo d’intesa.
“E’ bastato fare pochissima forza e il pannello è venuto via. E dietro che ci troviamo? Un buco! Dico io, un buco in una casa appena ristrutturata? Sarebbe stato da chiamare subito la signora e farglielo vedere, poi ci avrebbe pensato lei a farsi sentire con la ditta!
Ho tolto anche l’altro, e anche lì c’era un buco! Non riuscivo a crederci! Ero tentata di andare a svegliare la signora per dirglielo, ma era notte fonda e stavano tutti dormendo! Era meglio aspettare il mattino successivo, appena si fosse svegliata. Abbiamo lasciato tutto così, con la scrivania spostata e i buchi scoperti, e ce ne siamo andati a dormire.
Il mattino dopo ci siamo svegliati che erano le nove passate, ricordi? Quando c’erano le feste il giorno dopo potevamo alzarci più tardi. Ma quando ho aperto gli occhi ho capito che non ci eravamo svegliati da soli: era stato per via di quella voce che sentivamo in lontananza. Ci siamo guardati intorno, non capivamo da dove venisse, poi tu sei sceso dal letto e sei andato di corsa a guardare dentro quei buchi. Lo avevi capito prima di me che la voce proveniva da lì!
Siamo rimasti ad ascoltare in silenzio, all’inizio senza capire cosa fosse…” Rimase in silenzio mentre ricordava quelle parole.
Si, è stato un bel party,  c’era anche Paolini…
Paolini,  quello che ha il pacchetto di maggioranza della Fiugc…
Si, è un bell’uomo, ma lo sai che non mi interessa…
Certo che ho ballato con lui, sei geloso?
“Era la voce della signorina Ava! Stavamo ascoltando Ava che parlava al telefono con il suo fidanzato! Allora ho capito… Quelli non erano semplici buchi! Erano le vecchie prese d’aria! La camera di Ava si trovava proprio dove prima della ristrutturazione c’era la cucina e la presa doveva essere rimasta aperta! Non so dirti come mi sono sentita! Ero… eccitata! Ho sentito come un brivido, una scossa elettrica che mi attraversava il corpo, ero come una bambina che ha appena rubato una caramella senza che nessuno se ne sia accorto!
Poi ha telefonato ad un’amica, e anche a lei stava raccontando della festa. Sarei rimasta lì delle ore, ma dopo un po’ sono dovuta scendere per fare i miei lavori. Sono sicura che tu invece ci sei rimasto tutta la mattina vero? Attaccato alla presa a sentire tutto quello che diceva. Non negarlo, lo so che è così, lo so che non riesci proprio a farti gi affari tuoi certe volte!” Gli sorrise complice accarezzandogli la testa, poi riprese il suo racconto.
“Così sono scesa e ho iniziato a lavorare. E alla signora non ho detto niente. Non so perché… anzi si… il fatto è che continuavo a pensare alla voce di Ava, alle sue parole, e ogni volta sentivo quello strano brivido, quello di quando sai che stai facendo qualcosa di proibito, ma sai anche che nessuno ti può scoprire. Un paio di volte sono stata sul punto di farlo, intendo parlare alla signora delle prese, poi però mi sono detta che avrei potuto farlo in seguito, tanto anche se glielo dicevo un’ altra volta che cambiava?
Quel giorno poi è stato molto duro, la villa era ridotta in condizioni pessime, puoi capire, più di cento persone che hanno girato per casa, mangiato e bevuto. Te lo ricordi come era ridotta? Io e Lina non ci siamo fermate un attimo, così non ho avuto neanche più molto tempo per pensarci. Anche tu sei uscito quel giorno vero?”
Lo guardò per averne la conferma.
“Si infatti, mi ricordo che nel primo pomeriggio ti ho visto fuori con Fiorenzo, mi sembra che ti stesse parlando di qualcosa. Di sicuro dei suoi fiori o del suo computer. Parlava sempre di fiori o computer lui. Se non era nella serra era nella sua stanza a giocherellare con quel coso. Era così noioso! Non so proprio come Lina riuscisse a conviverci.
Siamo rientrati in camera solo la sera, e dopo un po’ abbiamo risentito delle voci. Erano la signora Wanda e il signor Romiro che parlavano della festa. Questa volta però venivano dalla seconda presa. Allora ho capito che quella era del vecchio camino che prima si trovava nello studio e che loro avevano fatto togliere con la ristrutturazione.
Lei commentava gli abiti delle donne che erano venute. Lui parlava poco, più che altro la ascoltava, poi lei è andata a dormire e lui ha telefonato alla donna della banca. Certo non potevo sentire la voce di lei, ma dal tono l’ho capito subito, anche perché lui ha cominciato subito a farle tutte quelle domande sconce, tipo che mutandine portava” sorrise “Mi veniva da ridere, mi sentivo quasi una spia, come quella donna… quella spia famosa… come si chiamava? Maia Mari vero? O forse Mara Mani?”
Scosse la testa rinunciando a ricordare il nome corretto.
“Fatto sta che da quella sera poi li abbiamo sempre ascoltati, per mesi e mesi. Tu dopo qualche tempo ti sei stancato e hai smesso, ma io ho continuato tutti i giorni, in ogni momento in cui mi era possibile.
Quanto ci siamo divertiti vero Arturo? Quante sere abbiamo passato seduti su quel pavimento ad ascoltare, quante volte abbiamo riso di loro?
Certo non dovevamo farci sentire, stare sempre attenti a parlare piano, a non fare rumore, perché come noi potevamo sentire loro, anche loro avrebbero potuto sentire noi, ma bastava fare un po’ di attenzione e non si correva alcun rischio.
Ogni tanto pensavo se raccontare o no a Lina del nostro piccolo segreto, ma poi non lo facevo. Lina è tanto una brava donna, per carità, ma sai anche tu quanto le piaccia chiacchierare. Ho avuto timore che non riuscisse a mantenere il segreto, poi se i signori avessero saputo che li spiavamo, sai che sarebbe successo?”
Si voltò a guardarlo.
“Che ci avrebbero mandati via su due piedi, ecco che sarebbe successo. E poi come avremmo potuto mantenerci? Si certo, ho questo piccolo appartamento che mi ha lasciato mio padre, ma per mangiare? Io ho passato i cinquant’anni ormai e non ho studiato. Non è facile per una donna come me trovare lavoro. Avremmo dovuto cercare nei cassonetti della spazzatura il cibo buttato dalla gente? No! non potevo correre un rischio del genere. Per questo non ho detto nulla a Lina, anche se le voglio davvero un gran bene ed è la persona che mi è stata più vicina in tutti questi anni.”
Fece una pausa per cambiare posizione e mettersi più comoda
“Quante cose siamo venuti a sapere in questo modo vero? Anche se tu dopo i primi tempi ti sei annoiato e non ascoltavi più. Tutto quello che facevi era metterti sul letto a dormire. Io ti chiamavo, soprattutto quando le cose si facevano interessanti, ma tu mi guardavi un po’ stranito, e poi ti rimettevi a dormire. E guarda che di cose interessanti se ne sono sentite!
Come la storia della signorina Ava. Povera ragazza, mi è dispiaciuto tanto per lei! Lei lo voleva quel bambino ma Luca non era d’accordo, non voleva neanche saperne, non in quel momento, diceva, voleva prima riuscire a far chiudere al padre di lei quel grosso contratto, doveva occuparsi di cose di lavoro troppo importanti.
Lei piangeva, ma gli ha detto che capiva.
L’ho sentita telefonare il giorno stesso alla clinica per prendere appuntamento, poi ha detto a suo padre che andava qualche giorno in vacanza da un’amica. Mi ricordo la mattina in cui è partita, avrei voluto abbracciarla, dirle che sapevo tutto e piangere con lei.
Ma soprattutto avrei voluto dirle di tenere il bambino, che poi me ne sarei occupata io.
Mi sarebbe piaciuto avere un bambino sai? Solo che non è mai capitato purtroppo, e ormai è troppo tardi. A te sarebbe piaciuto avere un bambino per casa? Sarebbe cresciuto con noi, te lo immagini?”
Lo guardò.
“Avreste giocato insieme per ore, ne sono sicura, e la notte avreste dormito insieme, uno vicino all’altro, scaldandovi a vicenda. Sarebbe stato bellissimo vero?”
Sospirò, immaginando quei  momenti di felicità che non avrebbe mai vissuto, poi si riprese.
“E’ tornata la settimana dopo. Ed era cambiata. Peggiorata. Immagino per via dell’esperienza che aveva vissuto.
Certo i suoi difetti li ha sempre avuti, era viziata e capricciosa, come tutte le ragazzine ricche del resto. Ma in fondo era buona, ci voleva bene a me e a Lina, ci abbracciava, si raccomandava sempre di non stancarci troppo.
Ma dopo quella settimana era sempre nervosa e aggressiva, non tollerava il minimo errore da parte nostra, bastava che non trovasse una maglia o che comprassimo lo yogurt sbagliato che subito partiva con degli urli che si sentivano per tutta la casa.”
Ora guardava un punto fisso nel vuoto, ricordando quegli episodi.
“Io lo sapevo, sapevo cosa era successo, per questo riuscivo a non prendermela.
Lei mi urlava contro ma io pensavo che una donna che ha abortito, anche se era stata una sua scelta, aveva tutto il diritto di essere triste e nervosa.
Però mi dispiaceva per Lina, lei non ne sapeva nulla e ci rimaneva malissimo, qualche volta l’ho vista piangere da sola in cucina dopo una delle sue sfuriate, allora io andavo a consolarla, le dicevo che la signorina era solo nervosa e che non dipendeva da noi, ma poi non potevo spiegarle il perché e così non riuscivo a convincerla e lei continuava a piangere. Povera donna! “
Scosse la testa.
“Povera Lina…” ripeté “…e pensare che in realtà aveva già ben altri motivi per cui piangere. Ma neanche io del resto avrei mai immaginato nulla. Ti ricordi quanto ero sconvolta quel pomeriggio quando ti raccontai di Fiorenzo e della signora Wanda? Dio mio! Mi vengono i brividi solo a pensarci! Lì, nello studio! Con la povera Lina chiusa in camera sua con la febbre a trentanove!
Ma mica è successo solo quella volta sai? Li ho sentiti almeno altre tre volte farlo nello studio, e quando parlavano tra loro si capiva che lo facevano molto spesso, soprattutto nella serra.”
Fece una pausa per accendersi una sigaretta e vide subito negli occhi di Arturo un muto rimprovero.
“E non rompere! Ne fumo solo una ogni tanto. Se non ti va bene puoi andare a dormire sul tavolo in cucina, che vuoi che me ne importi!” Disse severa.
Arturo non andò a dormire in cucina ma si allontanò un po’ mentre Maria aspirava in silenzio un paio di boccate dalla sigaretta.
“Non sapevo che fare” proseguì dopo un po’ “avrei voluto correre da Lina e dirle tutto, dirle che suo marito era un bastardo della peggior specie, che avrebbe dovuto prenderlo a bastonate. Lei si spaccava la schiena tutto il giorno, lui non faceva altro che innaffiare quattro piantine, e si permetteva di…
Quando è così ti giuro, ringrazio Dio di non essermi mai sposata! Avrei tanto voluto dirglielo, ma come potevo senza farle anche sapere il nostro segreto? Rischiavo sempre che a rimetterci fossimo noi. E così continuavo a pensare a un modo per farglielo sapere senza farmi scoprire. Pensavo pensavo e pensavo senza trovare il modo giusto…
E poi è arrivata la lettera!” Sorrise e fece un altro tiro dalla sigaretta.
“Ti ricordi della lettera arrivata al signor Benni vero?”
Lo guardò, certa che se ne ricordasse benissimo.
“Si proprio quella. Lo so cosa pensi, ma non gliel’ho mandata io! Non giungere a conclusioni affrettate! Non sai tutta la storia!” Disse un po’ stizzita dalla sua espressione. “A dirti la verità l’ho sospettato subito, ma poi ne ho avuto la certezza: gliel’hanno mandata Ava e Luca! Non so come abbiano fatto a scoprirli, ma sai alla fine anche se grande è sempre una casa.
Comunque anche la signora è stata poco prudente. Dico io, lo sapeva che Ava non la sopportava! Quando era ragazzina era una lotta continua tra loro, poi man mano che è cresciuta sono arrivate a una sorta di indifferenza reciproca, del tipo buongiorno e buonasera, cordiali ed educate, ma in fondo si detestavano.
Ava lo diceva spesso a Luca quando erano soli in camera, e diceva che non sopportava l’idea che se suo padre fosse morto avrebbe dovuto dividere il patrimonio con la befana, così la chiamava, la befana. E diceva che anche se si fossero separati suo padre avrebbe dovuto versarle una cifra enorme. Sai, Ava si sta  laureando in legge, lo sa come funzionano certe cose.
Credo che sia stato questo il motivo per cui hanno mandato la lettera. Sapevano che il signor Benni non l’avrebbe ignorata e avrebbe trovato il modo di liberarsi della moglie senza subire danni.”
Aspirò un altro tiro dalla sigaretta ricordando quel giorno.
“Quella sera, dopo cena, io ero in camera a leggere un romanzo e all’inizio era tutto silenzio.
Ava era uscita con degli amici, la signora era andata a giocare a poker, il signor Romiro lavorava nel suo studio.
Poi ha telefonato ad uno dei suoi avvocati, quel Ruscetti. Un tipo che te lo raccomando! Altro che avvocato, quello è un delinquente della peggior specie! Era a lui che dava i soldi per quegli altri sai? L’ho capito perché una volta gli ha detto tutto spaventato di scusarsi con i suoi amici per il ritardo nel solito pagamento, che glieli avrebbe dati entro un paio di giorni! Hai capito che tipo che era l’avvocato? Mi raccomando, se ti capita di incontrarlo giragli al largo, non dargli confidenza chiaro? Con certa gente noi non dobbiamo avere mai niente a che fare!” Affermò accompagnando le parole con l’indice puntato verso il vuoto.
“Comunque quella sera al telefono gli ha detto di aver ricevuto una lettera anonima quella mattina e gli ha letto il testo:
Quella troia di tua moglie si fa scopare dal giardiniere nella serra”
Maria non riuscì a non sorridere al ricordo.
“E’ stato in quel momento che io ho saputo della lettera. Ero sconvolta! Allora qualcun altro sapeva quello che facevano Fiorenzo e la signora Wanda! Ho immaginato subito che fossero Ava e Luca!
Il signor Benni chiese cosa poteva fare, non so cosa gli disse Ruscetti, ma poi ho sentito il signor Benni dire “va bene, allora aspetto quella persona, mandamela al più presto” e si sono salutati.
Poi ha fatto un altro numero di telefono, quando hanno risposto dall’altra parte ha salutato con un ‘Ciao Principessa, volevo darti la buona notte’” Disse cercando di imitare la voce dell’uomo.
“Era quella Samantha, l’altra sua amante. Lo so perché era l’unica che chiamava principessa.
Eh si, perché lui mica scherzava su queste cose sai? Ne ha sempre avuta una di riserva, non gli è mai mancata. Deve avercelo scritto nel sangue, nel DNS, come dicono nei film! Le raccontò della lettera e ci rideva su! Il resto della telefonata andò come le altre. Ma non voglio entrare nei particolari, perché lo sai, io sono una donna per bene e certe cose non le dico!
Quella notte mi addormentai serana. Ero convinta che ora, anche se non sapevo come, la cosa sarebbe venuta a galla e Lina avrebbe potuto mandare al diavolo quell’uomo.
Invece nelle settimane successive non accadde nulla. Tutto andò avanti come sempre, mentre io continuavo a chiedermi cosa sarebbe successo e quando. Ma per un po’ niente. O meglio, niente che riguardasse la tresca. In realtà successe moltissimo, molto più di quanto tu possa immaginare!“
Controllò nuovamente Arturo, che ascoltava rapito ogni sua parola. Gli sorrise e gli accarezzò la guancia. Lui socchiuse gli occhi.
“Lo sapevo. Lo sapevo che questa storia ti sarebbe piaciuta. Tu si che sai ascoltarmi.” Spense la sigaretta nel posacenere e proseguì il suo racconto.
“Come ti dicevo, stava succedendo qualcosa, qualcosa di grosso. Sai, nello studio del signor Benni parlavano di soldi come se fossero patatine, come quando telefonava alla segretaria o parlava con Luca e  diceva frasi tipo
Quei 60000 ora trasferiamoli sull’altro conto
Quanto costa quel Mercedes? 70000? Così poco?
Insomma, era un continuo sparare cifre che io non ho mai neanche visto in tutta la mia vita.
Che all’inizio mi faceva anche venire un nervoso! Se penso a quanto pagavano me e  Lina per spaccarci la schiena tutto il giorno e farci venire le vene varicose poi!
Però di queste cose ne parlava soprattutto con Luca, che era diventato il suo nuovo consulente.
Mica scemo il piccolo Luca! Faceva il cameriere pensa, poi quattro anni fa ha conosciuto Ava e lei si è innamorata. E piano piano è riuscito ad entrare sempre di più nelle grazie del signor Benni. Ormai viveva praticamente lì, pranzava e cenava tutti i giorni in quella casa. Del resto sa come vendersi bene il ragazzo: è tutto sorrisini e ammiccamenti ma poi sotto sotto senza che te ne accorgi te lo mette nel… dici che sono volgare? Si lo so, hai ragione, certe cose non si dicono, ma quel tipo te le tira proprio fuori di bocca!” Affermò decisa senza tentare di nascondere la rabbia nella voce.
“Comunque ti dicevo, nello studio la sera si vedeva spesso con Luca dopo cena per parlare di lavoro. Una noia che non ti dico! Ormai non li ascoltavo quasi più. Poi però una sera, ecco che cominciano a parlare con un tono diverso, strano, perché sembrava stessero parlando di lavoro come sempre, ma la voce era più bassa, più impostata… facevo quasi fatica a sentirli e mi sono dovuta mettere con l’orecchio attaccato al buco per riuscire a capirli! Parlavano di quel grosso appalto, quello per gli ospedali militari, ci stavano lavorando da un anno, ma ancora non si era concluso.”
Rimase in silenzio, ricordando quella conversazione.
Luca: Hai deciso allora?
Romiro: Non ho molto da decidere! Non ho alternative!
Luca: Il mio contatto mi ha assicurato che il ministro non farà alcun problema, l’affare è tuo se lo vuoi.
Romiro: Certo che lo voglio, ma Cristo! Due milioni di euro! Praticamente tutto quello che sono riuscito a nascondere al fisco negli ultimi cinque anni!
Luca: Lo so, ma ricordati che all’inizio ne voleva tre, ho dovuto smuovere mari e monti per riuscire a farlo scendere così.
Romiro: E’ che non potrò fare anche i pagamenti a Ruscetti. E lo sai cosa fanno quelli a chi ritarda a pagare! Prima o poi ti mandano qualche tipo di avvertimento.
Luca: Parlaci! Convincilo ad aspettare! Io non riesco a far scendere ancora il ministro, e  il mio contatto mi ha detto che se non va bene faranno avere l’affare ai francesi. Non possiamo perdere questo treno Romiro!
Romiro: Quando bisognerà consegnarli?
Luca: Tra due mesi. Li consegnerò io stesso al mio contatto, e a marzo vincerai  l’appalto. Naturalmente dovranno essere tutti  in contanti.
Romiro: Non pensavo certo di fargli un bonifico!
Luca: Quando pensi di poter andare a prendere i soldi?
Romiro: Io? Scherzi vero? No, dovrai andarci tu! Se io varco il confine con la Svizzera poco prima di un appalto del genere…
Luca: Va bene, ci andrò io. Poi bisogna trovare un posto dove nasconderli fino alla data della consegna, hai qualche idea?
Romiro: La villa al mare, quella è intestata a un mio prestanome e se anche dovessero arrivare per un controllo non possono perquisirla. C’è una soffitta, quella dove dorme la domestica quando vanno lì per l’estate, e c’è  una grossa  trave sotto il letto che si toglie  facilmente. Ho sempre nascosto lì i soldi dei proventi in nero e nessuno ha mai sospettato nulla, neanche mia moglie e Ava. A proposito, acqua in bocca anche con lei mi raccomando. Certe voci meno girano e meglio è!
Luca: Certo Romiro, stai tranquillo, ti ho dimostrato che di me ti puoi fidare ciecamente. Ava non ne saprà nulla.
Maria sorrideva.
“Sai una cosa? Io non mi sono resa conto subito bene di quanto stavano dicendo. Ho ascoltato tutto, come dire, con leggerezza. Avevo sentito in altre occasioni il signor Romiro parlare di tangenti, anche se mai così alte, ma si sa, è normale ai loro livelli. Più che altro mi incuriosiva la trave di cui aveva parlato, quella sotto la quale avrebbero nascosto i soldi. Era strano sapere che nel corso degli anni avrò dormito centinaia di volte in quella stanza senza mai accorgermi di nulla.
Qualche giorno dopo mi dissero di non apparecchiare per Luca perché sarebbe stato fuori per lavoro.
Allora mi è tornata in mente quella conversazione e ho capito.
E mi sono immaginata Luca che andava in Svizzera e poi tornava con tutti quei soldi. Chissà come li avrà portati, immagino una valigia, ma bella grossa doveva essere, che sennò tutti quei soldi come ci entravano? Due milioni di euro!” scosse la testa “te lo immagini? Riesci a dirlo? Io non ci riesco neppure, mi si attorciglia la lingua!
Poi due giorni dopo Luca è tornato e subito si è chiuso nello studio con il signor Romiro. Avrei tanto voluto correre in camera mia, spostare la scrivania, togliere il tappo e sentire quello che si dicevano, ma non potevo! Quel giorno la signora ci aveva detto di fare le pulizie a fondo ed era tutto per aria.
E non potevo neanche dire che avevo mal di testa e volevo stendermi, questa scusa l’avevo già usata in altre occasioni, quando capivo che Ava si chiudeva nella sua stanza per parlare con Luca o qualche amica, o che Romiro si chiudeva nello studio con qualcuno e non riuscivo a resistere alla voglia di ascoltare quello che dicevano.”
Fece una pausa per riflettere prima di proseguire.
“Lo devo ammettere, questa cosa stava diventando quasi una malattia. In ogni momento in cui potevo mi mettevo ad ascoltare, quando non potevo ci pensavo in continuazione e mi sbrigavo a finire i lavori per poter salire in camera. Ti ricordi vero?
A te dava fastidio, me lo hai detto in mille modi, perché che non ti davo più le attenzioni che ti davo prima, quando entravo in camera e tu arrivavi dopo poco, e ci stendevamo sul letto a riposare e a farci le coccole e io ti raccontavo tutto quello che avevo fatto durante la giornata.
Lo so, ti ho trascurato, tu mi chiamavi ma io non venivo più sul letto con te.
Non guardarmi così dai, lo sai che mi fai sentire in colpa! E’ che per me era diventata una droga, non riuscivo più a farne a meno.
Mi perdoni vero? Dimmi che mi perdoni ti prego!“
Arturo la guardò per alcuni secondi enigmatico, poi le si avvicinò e si stese di fianco a lei. Si, l’aveva perdonata. Lei gli sorrise e gli diede un bacio sulla fronte, poi riprese il suo racconto.
”Nelle due settimane successive tutto proseguì come se niente fosse. Solo un paio di volte il signor Romiro e Luca accennarono ai soldi nascosti, e la questione della signora Wanda e Fiorenzo sembrava essere stata dimenticata. E tu pensa che è successo almeno altre due volte… voglio dire… quella cosa… ne sono sicura perché una volta che la signora era da sola nello studio Fiorenzo è entrato e le ha detto:
‘Dobbiamo stare più attenti, la scorsa settimana ho avuto paura che ci fosse qualcuno e l’altra sera nella serra  quando abbiamo sentito quei rumori mi sono spaventato, ho pensato che ci avessero visti’
E così hanno deciso di incontrarsi solo al primo pomeriggio, quando di solito tutti uscivano e io e Lina salivamo nelle nostre camere per riposare.
Quindi capisci, la loro tresca andava avanti, alla faccia della povera Lina, che oltretutto continuava a soffrire per i comportamenti sempre più arroganti di Ava.
Si perché anche Ava… all’inizio la giustificavo per la storia dell’aborto, ma ultimamente cominciava davvero a esagerare sai? Era diventata cattiva! Secondo me c’entrava anche Luca, perché lui continuava a dirle che ci davano troppe libertà e che noi ce ne approfittavamo. E a lei, che prima non aveva nulla da ridire su di noi, ora non andava più bene niente.
Lo sai che una volta si è rifiutata di mangiare perché diceva che nel piatto c’erano peli di gatto? Poi ha preso il piatto e lo ha gettato in terra rompendolo! Tu non c’eri quel giorno, eri uscito la mattina e sei tornato solo a tarda sera.
Un’altra volta ci ha chiamate nello studio, me e Lina, e ci ha detto che visto che ci pagavano uno stipendio potevamo spendere qualche soldo e comprarci un vestito decente, che quando andavamo a fare la spesa c’era da vergognarsi a far sapere in giro che lavoravamo per la famiglia Benni.
E quella volta che mi ha detto che non voleva più vederti in giro per casa? Ti ricordi? Mi ha detto che se non mi liberavo di te potevo anche trovarmi un altro lavoro!
Lo so che non parlava sul serio, ma io ci sono rimasta male lo stesso. Perché dire quelle cattiverie a me? Ho lavorato per loro per quasi 20 anni! L’ho cresciuta, le ho insegnato a vestirsi, l’accompagnavo a scuola, le disinfettavo le ginocchia quando se le sbucciava! Era appena una bimbetta quando sua mamma è morta ed è venuta a vivere con noi e ora…” Dovette interrompersi perché la gola le si chiudeva e gli occhi cominciavano a bagnarsi. Arturo le si avvicinò ancora di più e le appoggiò la testa nell’incavo del collo.
Maria si godette alcuni secondi di quel contatto silenzioso e consolatorio.
“Ma lasciamo perdere questa storia… è triste e non ha senso rivangare le cose tristi vero?” Poi tirò su con il naso e proseguì.
“In quelle settimane sembrava che il signor Romiro si fosse dimenticato della lettera.
Lui era come sempre, quando arrivava le dava un bacio sulla guancia, parlavano del più e del meno, mai un accenno insomma, mai un momento di nervosismo tra loro, tanto che cominciavo a credere di essermi sognata tutto!
Invece un giorno, all’improvviso, successe il patatrac!
Così, di punto in bianco, senza nessuna avvisaglia… anzi no… ora che mi torna in mente… lo sai cosa è successo quel giorno all’ora di pranzo? Io non c’ero ma me lo ha raccontato quella sera Lina: il signor Benni ha fatto chiamare Fiorenzo mentre lui, la signora, Ava e Luca stavano pranzando, ha tirato fuori due biglietti da cinquecento euro e glieli ha consegnati dicendo che erano per l’ottimo lavoro che svolgeva nella serra. Quando Lina la sera me lo ha raccontato ho dovuto sforzarmi di non scoppiare a ridere. Devo dire che il Signor Benni sarà quel che sarà, ma ha un gran senso dell’umorismo!
Eh si, perché devi sapere che subito dopo pranzo lui e sua moglie si sono chiusi in camera, ma non per molto, non ci saranno stati più di un quarto d’ora. Poi lui è uscito, ha preso la macchina e se n’è andato.
Poco più tardi, mentre io stavo finendo le faccende, ecco che arriva la signora. Era strana, non era perfettina come al solito, era struccata e aveva gli occhi rossi. Viene e mi chiede di andare a chiamare subito Fiorenzo perché voleva parlargli del giardino, che lo avrebbe aspettato nello studio.
Io non so perché ma vedendola così… hai presente quel campanellino che ti suona in testa certe volte e che ti fa intuire più di quanto vedi? Una specie di sesto senso ecco! Tu sai di che parlo vero?”
Gli sorrise.
“Ma certo, figurati se non lo sai! Comunque ho sentito che era successo qualcosa e così le ho chiesto se dopo averlo chiamato potevo ritirarmi in camera mia un po’ perché mi sentivo stanca.
Lei ha detto di si, anche se mi ha sgridata, mi ha detto che ultimamente ero sempre stanca e che era il caso di farmi vedere dal dottore perché non si poteva continuare così. Non mi interessava che mi sgridasse, volevo solo chiamare Fiorenzo e poi andare in camera a sentire quello che si dicevano. E così ho fatto.”
Ora sorrideva ripensando a quella conversazione.
“Peccato che tu non ci fossi. Li dovevi sentire! Erano andati nel panico! Dopo pranzo il signor Benni ha detto a sua moglie che l’avrebbe aspettata in camera perché aveva una sorpresa per lei. Lei è entrata in camera tutta contenta, e sai cosa ha trovato?
Suo marito sul letto che si sventolava con la lettera e intorno tante fotografie!
Fotografie di lei e Fiorenzo nella serra! La dovevi sentire! La dovevi sentire come le tremava la voce mentre glielo raccontava, stava per scoppiare a piangere, e anche lui ha cominciato a balbettare e a dire Dio mio, Dio mio!
Gli disse che suo marito aveva dato a entrambi due mesi di tempo per trovarsi un’altra strada, poi li voleva fuori dalla villa. Nel frattempo le avrebbe fatto avere le carte dall’avvocato con cui lei avrebbe dovuto rinunciare a tutto e se non le avesse firmate avrebbe fatto in modo che quelle fotografie arrivassero per caso a tutti i loro amici, a qualche giornale e anche su internet!
Fiorenzo continuava a dire cose senza senso, tipo: ma si vedeva proprio tutto? Anche di quando mi facevi fare quelle cose?
Io non ho capito bene cosa intendesse, ma era davvero sconvolto, continuava a ripetere che vergogna! che vergogna! non potremo più uscire di casa!
Insomma, erano terrorizzati all’idea, e anche disperati perché entrambi avrebbero perso tutto, lei tutti i soldi del marito, lui, una volta che Lina lo avesse saputo avrebbe anche dovuto divorziare e si sarebbe ritrovato senza moglie e senza lavoro!
Credo proprio che quel giorno gli fosse crollato il mondo addosso.
E poi lei che continuava a dire Se scopro chi è stato lo ammazzo, giuro che lo ammazzo!
Naturalmente hanno subito sospettato di Ava e Luca, ma anche di me e Lina.
Solo che a noi ci hanno scartate subito, ci hanno definite subito troppo… com’è che hanno detto aspetta… ah si, tonte, hanno detto che eravamo troppo tonte per fare cose del genere, che Lina era troppo stupida, e che io… mi hanno chiamato povera derelitta, una che più passa il tempo e più si rincoglionisce, poi da quando c’è quell’ Arturo è anche peggio!
In quel momento avrei voluto gridare attraverso il buco che gli avrei fatto vedere io chi era la povera derelitta! Ho dovuto mordermi le labbra per non urlare!” Si interruppe scuotendo la testa mentre cercava di controllare la rabbia che ancora provava ricordando quelle parole. Quando fu più calma riprese a parlare.
“Poi hanno parlato di come fare per cercare di uscire da quella situazione. Lei ha detto che l’unica soluzione era trovare un modo per poterlo ricattare a loro volta. Gli ha promesso che se l’avesse aiutata lei avrebbe diviso con lui i soldi ottenuti dal divorzio.
Lui ha detto che potevano provare, due mesi non erano molti e dovevano solo sperare che lui facesse un passo falso. Le ha detto che in internet si trovavano un sacco di cose che si potevano mettere nel telefono per ascoltare le conversazioni, e gliene avrebbe messo uno nel telefono dello studio. Lei ha detto di cercare subito quelle cose, e di metterle anche al telefono di Ava, perché era certa che era stata lei a fare la spia.
Poi si sono separati. Quel pomeriggio non li ho più visti, lei è rimasta tutto il tempo chiusa in camera sua, lui è stato nella serra, poi si è chiuso nella sua stanza, immagino a cercare su internet quelle cose che diceva.“
Guardò l’orologio, segnava la mezzanotte passata.
“Dio com’è tardi, di solito a quest’ora stiamo già dormendo. Sei stanco? Vuoi dormire? Se vuoi continuiamo a parlarne domani.”
Ma Arturo era ben sveglio e ascoltava attento mentre giocherellava un po’ con le frange della coperta.
“Va bene, ho capito, allora continuo.”
Gli sorrise, grata per la sua pazienza.
“Per alcuni giorni non è accaduto nulla. Tra il signor Benni e la signora Wanda all’apparenza era tutto come prima. Almeno di fronte a noi erano sempre gentili l’uno con l’altra, come una coppietta perfetta.
Io certe volte non sapevo cosa pensare, voglio dire, ma tu ci riusciresti? Ci riusciresti a fare finta di nulla e comportarti in quel modo se sai quello che sai? Dovevi sentirli, al mattino, quando erano al tavolo per fare colazione.
Buongiorno cara.
Buongiorno caro, dormito bene?
Benissimo grazie, e tu?
Come al solito. Ti verso del caffé?
Si, grazie cara.
Ti giuro, mi facevano venire il voltastomaco! Certe volte non riuscivo neppure a guardarli!” Commentò scuotendo la testa con disapprovazione.
“Poi, circa due settimane dopo, un pomeriggio mentre ero in camera a riposare, c’è stata una conversazione tra Ava e Luca. E lo sai di che parlavano? Non indovineresti mai!
Di quei soldi! I due milioni della tangente! Quelli di cui Luca aveva promesso al signor Benni di non parlare con Ava!
Ava diceva che dovevano andare a prenderli subito mentre Luca insisteva che doveva prima fare la consegna, e solo dopo avrebbero potuto prendersi la loro parte. Io non capivo, voglio dire, quei soldi dovevano consegnarli alla fine del mese, di quale loro parte stavano parlando? Lei diceva che qualcosa poteva andare storto e lui che non potevano rischiare di farsi scoprire se suo padre avesse deciso di andare a controllare.
Farsi scoprire? Ma di che parlavano?
Poi lei ha chiesto a Luca se era davvero certo che suo padre non avrebbe mai scoperto che la tangente era  di cinquecentomila euro…
Credo di aver smesso di respirare in quel momento! Cinquecentomila! Non due milioni!
E lui le ha risposto Siamo in una botte di ferro, cinquecento al ministro, cinquecento al mio contatto, e un milione sarà tutto nostro!
Ma tu ti rendi conto di cosa stavano facendo quei due figli di… ? Volevano rubare un milione di euro al signor Benni! Non riuscivo a crederci! Avevo il cuore che mi batteva forte, quella ragazzina era proprio una… una stronza ecco!
E non mi importa se pensi che sono volgare, se lo merita! Non è accettabile derubare il proprio padre!
E poi ti giuro, io al signor Benni volevo bene sul serio! Mi ricordo quando ho cominciato a lavorare per lui. Forse ne sono sempre stata anche un po’ innamorata sai? Soprattutto i primi anni. Fantasticavo che venisse in camera mia e…. “
Si interruppe e arrossì senza terminare la frase.
“Che ci vuoi fare, era anche un bell’uomo allora! E poi era tanto buono con me, mi trattava bene, diceva sempre che eravamo come una famiglia.
E per me era vero! La signora Wanda, la piccola Ava, Lina, ma soprattutto lui, il signor Benni,  erano tutta la mia famiglia.
Non potevo permettere che Ava derubasse suo padre! Lui doveva sapere cosa volevano fare sua figlia e il suo futuro genero, doveva sapere con chi aveva a che fare!
Ci ho riflettuto molto, ma poi ho deciso.
I soldi non sarebbero stati spostati ancora per quattro settimane, ma prima di allora avrei detto tutto al Signor Benni.
Gli avrei detto che le prese le avevo appena scoperte,  e che avevo appena sentito Ava e Luca parlare di queste cose.
Certo, poi le avrebbe fatte chiudere e non avrei mai più potuto sentire i loro discorsi, ma in fondo devo dire che, per quanto mi piacesse, la cosa cominciava a venirmi un po’ a noia. Anche il caviale se lo mangi tutti i giorni alla fine ti stanca, giusto?
E poi avevo anche cominciato a rendermi conto che ti stavo trascurando troppo e tu eri triste.
E anche Lina era triste, alcune volte mi ha chiesto perché avevamo smesso di incontrarci per giocare a carte durante le pause, o perché la sera non guardavamo più la tv insieme. Pensava di aver fatto qualcosa di sbagliato poverina! Non se lo meritava, era sempre stata la mia migliore amica prima di quelle prese!
E devo dire la verità, ultimamente trascuravo un po’ troppo il mio lavoro, e anche questo non lo consideravo giusto nei confronti del signor Benni.
Quindi avevo deciso: avrei chiuso la questione! Avrei soltanto aspettato qualche altro giorno, solo per godermi qualche altra conversazione. Poi avrei parlato con lui e gli avrei detto tutto. E dopo sarebbe tornato tutto come prima, sarei tornata a dedicarmi a voi, al signor Romiro, a Lina e a te.”
Gli accarezzò delicatamente la guancia prima di proseguire. Lui socchiuse gli occhi godendosi appieno quella tenerezza.
“Quegli ultimi giorni ho finto di stare male ti ricordi? Avevano anche chiamato il dottore, mi ha visitato, io devo dire la verità, ho un po’ esagerato con lui, ho pianto e gli ho detto che mi sentivo stanchissima e che ero depressa. Lo conosco da anni il dottore, una gran brava persona! Così lui ha detto ai signori che era necessario che stessi a riposo assoluto per almeno una settimana.
Te lo ricordi come abbiamo passato quelle giornate, chiusi in camera mia?
Tu dormivi quasi sempre, eri il solito pelandrone, ma io sono rimasta tutto il tempo ad ascoltare. Una specie di ultima grande scorpacciata prima della dieta.
Ne ho sentite di cose in quei giorni! La signora che chiamava un sacco di uomini facendo tutta la carina: cercava un altro pollo da cui farsi mantenere se il suo piano con Fiorenzo fosse fallito.
E Ava, che si è incontrata in un albergo con quel Valerio e ha detto a Luca che si vedeva con un’amica.
Ma le cose più importanti le ho sentite quasi alla fine di quella settimana, il giorno che si sono incontrati nello studio la signora con Fiorenzo, e lei ha cominciato a urlare Io la faccio fuori quella puttanella! Le spezzo le gambe! La rovino! Lo sapevo che era stata lei! Ho dovuto sforzarmi di non ridere! Quindi era proprio come pensavo, era stata Ava a mandare la lettera anonima a suo padre, e Fiorenzo doveva essere riuscito a fare quel lavoro di spiare i telefoni e lo aveva scoperto.
Calmati, diceva Fiorenzo tanto non ci possiamo fare niente adesso! Ma avrà una bella sorpresa quando tuo marito accetterà di farti avere la metà di tutti i suoi beni per divorziare!
Lei disse che avrebbe mantenuto la calma, tanto sapeva che suo marito avrebbe firmato qualsiasi cosa pur di evitare che lei lo denunciasse.
Wanda: Capirà che se decido di parlare della mazzetta per lui è finita! Per prima cosa mi farò dare i negativi delle foto, poi gli porterò via tutto quello che potrò!
Fiorenzo: Ricordati del tuo accordo con me.
Wanda: Stai tranquillo, non mi dimentico di chi mi ha fatto un favore così grande.
Quindi ora anche loro sapevano della tangente! Sapevano tutto!
Ma non è finita, il peggio deve ancora venire! Perché poco dopo, quello stesso giorno, Ava e Luca erano in camera, all’inizio parlavano di cose normali, le solite insomma, poi vuoi sapere di cosa hanno cominciato a parlare? Vuoi che te lo dica? Dio mio! Non riesco neppure a pensarci, se ci penso mi viene una rabbia!”
Dovette interrompersi per impedire alle lacrime di scendere, prese un’altra sigaretta ignorando lo sguardo di disapprovazione di Arturo e se l’accese.
Luca: Con Maria poi che fate?
Ava: Ne parlerò stasera con mio padre, anche per lui andrà bene.
Luca: Meglio così, c’è la fila di straniere giovani e forti che possono fare il doppio del lavoro con la metà dello stipendio.
Ava: si, non si può continuare a tenere una che non ce la fa neanche a portare le buste della spesa! Il mese scorso mi ha addirittura chiesto il materasso nuovo. Dice che ha problemi alla schiena e non riesce a dormire!
Luca: Ormai è andata fuori di testa!
Ava: E  tra un mesetto ci libereremo anche di Fiorenzo e Lina, lui andrà fuori a calci nel culo come quella troia di Wanda e poi anche Lina farà la stessa fine. Voglio mettermi in casa gente giovane, attiva, dinamica, gente che mi faccia fare bella figura con gli ospiti, altro che quelle due vecchie rimbambite!
Maria scuoteva la testa, ancora oggi non riusciva a credere a quello che aveva sentito.
“Ho pianto quel pomeriggio sai? Ho pianto a lungo. Non riuscivo a credere che Ava sarebbe stata capace di farmi una cosa del genere. E pensare che era una bambina così dolce!
Cosa avremmo fatto noi? Come avremmo trovato un altro lavoro? Ci saremmo ritrovati a chiedere l’elemosina e io non avrei potuto neanche comprarmi le medicine. Ero disperata, ho pianto per ore, ho pianto tutta la notte.”
Arturo le si fece più vicino e le affondò il naso tra i capelli.
“Si si… me lo ricordo che tu eri con me, e che mi hai consolato tutto il tempo. Certo che me lo ricordo.” Gli diede un bacio di ringraziamento.
“Il mattino dopo mi sono tirata su.
Mi sono detta che quella era solo l’intenzione di Ava, ma che il signor Benni non avrebbe mai accettato! Era impossibile!
Lavoravo per lui da vent’anni, eravamo come una famiglia, una bella famiglia felice diceva! Mi voleva bene, lo so che mi voleva bene, me ne ha sempre voluto, non si sarebbe mai fatto convincere a farmi una cosa del genere! Non lui!
Lui mi ha sempre fatto un regalo a Natale, si è sempre ricordato il giorno del mio compleanno. Lo sai che mi mandava dei fiori all’inizio per il giorno del mio compleanno? Quante volte mi ha detto che senza di me la casa sarebbe andata in rovina? Quante? Te lo dico io quante, centinaia ecco! Me lo ha detto centinaia di volte!
E mi diceva che nessuno cucinava bene quanto me, e che senza di me non avrebbe saputo come fare! Ecco quello che mi diceva.
E io non mi sono mai risparmiata nel mio lavoro. E’ vero, negli ultimi mesi mi ero lasciata un po’ andare, ma prima facevo sempre molto più di quanto dovessi. Spesso non facevo neanche la pausa dopo pranzo per fargli trovare sempre tutto perfetto. E quante volte ho rinunciato al mio giorno libero per poter finire qualche lavoro?
Lui questo lo sapeva, perché mi diceva sempre che lavoravo troppo, che mi dovevo riposare, ma io volevo che la casa fosse sempre perfetta perché a lui piaceva così, e lui quando tornava la trovava perfetta, e me lo diceva sempre, mi diceva Maria, tu sei speciale! Non potrei mai fare a meno di te, questo mi diceva!
No! Lui non mi avrebbe mai licenziata solo per assumere qualcuno di più giovane! Ne ero sicura, assolutamente sicura! Per questo, dopo aver pianto a lungo, alla fine mi sono tranquillizzata.
Il giorno dopo ho ripreso il mio lavoro normalmente. Era il giorno in cui avevo deciso di dirgli tutto, delle prese e di Ava e Luca che lo volevano derubare.”
Fece una pausa poi spense la sigaretta.
“Ti ricordi vero Arturo?” Riprese poi.
“Ti ricordi quel giorno? Fu quando dopo colazione il signor Benni mi consegnò quella lettera. La lettera con il preavviso di licenziamento.”
Ora non cercava più di trattenere le lacrime e i rivoli caldi le scendevano sulle guance. Non riusciva più a parlare. Arturo cominciò a baciarle le guance bagnate.
“Grazie Arturo. Grazie di esserci.” Gli disse accarezzandogli a sua volta la guancia e asciugandosi le lacrime.
“Ma ora sei stanco vero? Lo vedo da come ti si chiudono gli occhi. Hai sonno, e comincio ad aver sonno anche io. Il resto te lo racconto domani.
Facciamo così, ci alziamo, facciamo colazione, poi telefoniamo subito a Lina, così domenica viene a pranzo da noi.
Magari domani andiamo anche a trovare quei tuoi amici al parco e gli portiamo qualcosa di buono da mangiare, che ne dici? Poi torniamo a casa, ci prepariamo un bel pranzetto e finisco di raccontarti tutto, ti va?”
Gli accarezzò la testa, poi spense la luce e si stese meglio nel letto tirandosi su le coperte. Arturo si sistemò di fianco a lei e dopo pochi minuti lo senti russare leggermente.
Si era davvero stanco poverino. L’indomani. Glielo avrebbe raccontato l’indomani quello che era successo dopo.
Gli avrebbe raccontato delle due settimane successive e del giorno in cui aveva detto tutto a Lina, scoprendo così che lei già sapeva di suo marito e della signora Wanda, ma non poteva parlare per non perdere il posto di lavoro. Gli avrebbe raccontato come, un pomeriggio in cui tutti erano fuori, erano andate in quel bel negozio e avevano comprato dei vestiti nuovi  proprio come aveva chiesto Ava.
E gli avrebbe raccontato che poi avevano preso la macchina di Fiorenzo, che erano andate alla villa al mare, e di come le avevano dato fuoco.
E che poi erano tornate a casa, giusto in tempo per  accogliere i loro datori di lavoro che stavano per rientrare.
L’incendio aveva distrutto completamente la villa riducendola ad un cumulo di macerie roventi. Nessuno aveva più cercato i soldi. Di certo non la polizia, che per tutta la durata delle indagini non ne aveva mai nemmeno sospettato l’esistenza.
Il signor Benni non poté pagare la tangente e perse l’appalto.
Ava e Luca si lasciarono. Sei mesi dopo lui era stato arrestato per una tentata truffa ai danni di un’attempata signora ricca, mentre lei si faceva vedere in giro con quel Valerio che sembrava la brutta copia di Al Capone.
Fiorenzo fu licenziato e ora faceva l’autista per un piccolo politico e viveva in affitto in un monolocale.
Anche Lina fu licenziata e poi chiese il divorzio da suo marito. Naturalmente la signora Wanda non volle più vedere Fiorenzo.
Lei e il signor Romiro sono rimasti insieme… da fuori la gente dice che, nonostante tutto, sono proprio una bella coppia!
Maria si girò su un fianco e sorrise al buio della notte. Anche Arturo si spostò.
Si mise sul cuscino sopra la sua testa e cominciò a fare le fusa. Maria si addormentò serena, sul materasso più comodo sul quale avesse mai dormito. Un materasso da un milione di euro.
FINE
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