I-Pad, pubblicità onirica, editoria digitale e molto altro in un’intervista a Enrico Piscitelli

Vi segnaliamo l’intervista di GB a Enrico Piscitelli apparsa ieri su La Collana della Regina, si parla di e-book e di un sacco di altre cose.

GB: L’altra notte ho sognato l’iPad [era sulla mia libreria, sembrava una di quelle cornici per vedere le foto digitali e poi lo prendevo e dicevo “Ma aspetta, questo è un iPad!” e pensavo “Possibile? Pubblicità nei sogni?”]. Secondo te è normale?

EP: Pensa che il mio sogno ricorrente è che mi manca un esame per laurearmi. E ho la sensazione certa che non riuscirò mai a farlo. E sento la pressione, addosso. Immagino sia perché non ho usato la mia laurea, ma l’ho buttata nel cesso per fare altro. L’iPad è un oggetto inutile, dal design vecchio. Non è un e-reader, perché, come dice Ernesto Baj su «MilanoRomaTrani», ha un desplay lcd retroilluminato, mentre i veri e-reader simulano la carta inchiostrata, e non affaticano la lettura. L’iPad è un grosso iPhone che non telefona, e costa un sacco di soldi: l’unico modo per venderlo è comprare spazi pubblicitari nei sogni dei consumatori. Un normale netbook fa le stesse cose di un iPad, le fa meglio, ha una tastiera, ha un sacco di porte usb (l’iPad nemmeno una), è più pratico, e costa meno della metà. Apple ha semplicemente comperato uno spazio, dalla concessionaria di pubblicità che gestisce i tuoi sogni. Debord l’ha detto nel 1967: “L’appagamento che la merce abbondante non può più dare nell’uso si riduce a essere ricercato nel riconoscimento del suo valore in quanto merce: è l’uso della merce che basta a sé stesso […]. Si propagano così a gran velo¬cità ondate d’entusiasmo per un dato prodotto, sostenuto e rilanciato da tutti i mezzi di informazione” [La società dello spettacolo, #67]. Guy Deobord, poi, s’è sparato in testa, con un fucile, nel 1994. Dieci anni prima Apple aveva lanciato il Mac, con un celebre spot ispirato a 1984 di Orwell: libertà, secondo Steve Jobs, è poter comprare una merce piuttosto che un’altra. Ormai la libertà – lo scriveva anche Terzani – è scegliere quale marca di dentifricio comprare al supermercato. Ma, se leggi la composizone, sul retro, ti accorgi che un dentrificio vale l’altro.

GB: Per quanto mi riguarda, compro sempre il denifricio che costa di meno [basta che non sia alle erbe. E che non abbia i microgranuli]. Dell’iPad, nonostante i difetti, secondo me c’è da tenere in considerazione il potenziale big-brotherly [l’ho appena inventato] del marketing Apple. Ho letto da qualche parte che come con l’iPod son tutti diventati critici musicali, con l’iPad c’è il rischio che diventino tutti critici letterari. Ora, spero rimanga solo una battuta, ma potrebbe essere che un oggetto “magico e rivoluzionario” [Jobs dixit] come l’iPad convinca un sacco di gente che leggere l’ultimo romanzo di Paolo Giordano su uno schermo retro-illuminato in metropolitana sia non solo meglio che farlo su Kindle o su carta, ma che sia meglio che non farlo per niente?

EP: Ok, domanda lunga: risposta breve. Sì, è vero, l’iPad ha già smosso le acque. Le grosse case editrici stanno digitalizzando il catalogo. Molti avranno un supporto con cui leggere (male) gli e-book. Ma è questo che vogliamo? Narrativa su iPad, agli stessi prezzi di un libro di carta? Io sono decisamente a favore del copyleft e delle autoproduzioni. Spero anche in una grossa diffusione del libro digitale. Vorrei che Camilleri vendesse, in proprio, dal suo sito, i libri di Montalbano. Vorrei uno Stato – e un ministro della Cultura – che (anziché dare contributi per l’acquisto dei televisori, dei decoder per il digitale terrestre, o per le automobili) sovvenzionasse l’acquisto di un e-reader, per esempio. Uno vero, a costi contenuti. Ma la Cultura – è evidente – non è una priorità in questo Paese. […]

Leggi qui il seguito dell’intervista

Annunci
Comments
One Response to “I-Pad, pubblicità onirica, editoria digitale e molto altro in un’intervista a Enrico Piscitelli”
  1. Paolo Di Stefano ha detto:

    Interessante questa precisazione tecnica sulla differenza tra un e-reader e l’Ipad, reltiva allo schermo. D’accordo sulla diffusione del libro digitale. Una delle potenzialità maggiori potrebbe essere, oltre ai libri in commercio, quella di poter acquisire i fondi delle biblioteche come files, senza materialmente andare nelle biblioteche, ampliando la possibilità di frequentazione dei cataloghi delle stesse anche se lontane fisicamente. Credo che alcuni passi in questa direzione siano già in fieri. I files dovrebbero avere un sistema di blocco dell’accesso dopo un certo periodo, proprio come nei prestiti normali.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: