Lettura digitale: copyleft, e-book e la politica di effequ

Il mercato del libro si sta arricchendo di nuove, sino a poco tempo fa inaspettate, possibilità di lettura in forma digitale. Parliamo dei cosiddetti e-book reader (quei dispositivi portatili sui quali è possibile scaricare e leggere migliaia di libri contemporaneamente, dispositivi che riproducono la pagina su uno schermo non retro-illuminato – diverso da quello del computer, per intenderci – pensato per simulare l’effetto carta e per non stancare lo sguardo durante la lettura), e di tutti i formati digitali che questi consentono di immagazzinare e leggere.

Come i nostri lettori sanno, Effequ già da alcuni anni ha scelto la strada della condivisione gratuita e permanente, permettendo di scaricare in copyleft molti dei suoi testi (quelli degli autori che hanno sposato la nostra filosofia di condivisione gratuita sul web), proponendosi, lo diciamo con un po’ di imbarazzo, come pioniera nell’avventura della lettura digitale.

Molti dei nostri romanzi infatti sono da tempo scaricabarili gratuitamente sul nostro sito, e per mezzo di un semplicissimo click è possibile impossessarsi di un bel numero di titoli dalle nostre due collane “storiche” di narrativa: librivolanti (Gli strani, La lunga notte dell’iguana, SMS, Turkemar, L’appuntamento, Una vita per aria); e Librivolanti large (Le rose si vendicano due volte, La ballata dello straniero, All’ultimo giro, Fohn).

Giunti a questo punto però, in cui la rivoluzione imposta dall’avvento degli e-book è ormai anche qui da noi alle porte, dal punto di vista di una piccola casa editrice come la nostra è lecito impostare un discorso integrato – organico – sull’eventuale necessità di proporre i nostri testi (anche quelli non disponibili in copyleft) nelle varie ed economiche forme di acquisto e lettura digitale. Si tratta dell’opportunità di consentire cioè ai nostri lettori di poter scaricare i nostri libri direttamente dal sito, pagandoli molto meno che in libreria (i prezzi ragionevolmente oscillerebbero tra i 4 e i 5 €), e di poterli quindi leggere per mezzo degli e-book.

Il fenomeno degli e-book-reader è già molto diffuso negli Stati Uniti, dove anche grandi giornali come il New York Times dispongono e incoraggiano i lettori a servirsi della versione digitale del quotidiano. Al di là degli innegabili vantaggi che la penetrazione degli e-book garantirebbe a livello di eco-sostenibilità (si pensi al risparmio di carta cui si andrebbe incontro anche solo se il fenomeno fosse ‘limitato’ all’ambito giornalistico), quello che mi preme proporre in questo post è un dibattito sull’eventuale offerta completa del nostro catalogo tramite questa forma.

[Più diffusamente l’argomento e-book-reader è trattato in un articolo di Antonio Tombolini recentemente rilanciato da Nazione Indiana].

Dovremmo rendere disponibile il nostro catalogo in forma digitale? Se sì dovremmo proteggere i singoli file tramite dei dispositivi (i DRM) che ne rendano difficoltosa (non certo impossibile) la riproducibilità? Oppure dovremmo rilasciarli, come suggerisce l’autore dell’articolo, senza alcuna protezione, tanto se qualcuno volesse clonarli e renderli disponibili potrebbe comunque farlo? La questione è articolata e complessa e ci piacerebbe coinvolgere direttamente i nostri lettori, animare nei commenti di questa pagina un piccolo dibattito che aiuti e indirizzi le nostre scelte future.

Concludiamo con un’ultima considerazione: noi non crediamo che la diffusione degli e-book sia un grosso rischio per l’editoria come la conosciamo, crediamo che ancora per lungo tempo i due mercati (cartaceo e digitale) continueranno a convivere e saranno di fatto due scenari per lo più paralleli e non in vera concorrenza, anzi, se ne saremo capaci, in grado di sostenersi l’un l’altro, di fare sistema. In altre parole: se noi da un libro fossimo solo incuriositi saremmo probabilmente disposti a spendere 4 o 5 € per acquistarlo in versione digitale, mentre invece forse nel dubbio eviteremmo di acquistarlo a prezzo pieno in formato cartaceo…

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Comments
10 Responses to “Lettura digitale: copyleft, e-book e la politica di effequ
  1. Massi Cavallo ha detto:

    E’ da un po’ che sto seguendo queste vicende e-ink,e-book, e-tc … e le trovo semplicemente rivoluzionarie, anzi secondo me le varie campane che ho sentito hanno in comune un aspetto: ne sottovalutano tutte la portata, anche quelle suonate dai più entusiasti-entusiasmati.
    Trovo letteralmente risibili le menate del tipo «la carta è sempre la carta», su questo sono in perfetta sintonia con Tombolini.
    Questo sul generale. Sul particolare, per le case editrici (specie le piccole) e per gli autori (specie gli esordienti o quasi) credo in un concetto molto semplice: lo spettro da rifuggire con ogni mezzo è l’anonimato, non la pirateria. Che senso ha distribuirsi esclusivamente in libreria con prezzi (compatibili con gli scrittori più affermati) senza essere sostenuti da una strategia di comunicazione macropallata, cioè tv, giornali nazionali, librerie, banner etc …? Nessuno.
    Se non ti ‘montano’ non sei nessuno, e spesso (sempre?) questi ‘montati’ sono il frutto di indagini di mercato, cioè di ciccia ce n’è ben poca (nulla?).
    Ottimo, allora, mettere il proprio lavoro in condivisione ovunque e, se son rose, fioriranno. Altrimenti vuol dire che non erano rose, tutto qui.
    L’ottica del guadagno e il prezzo: qui è un po’ più complicato. Il mio parere è che la politica da seguire dovrebbe essere quella di competere ad armi quasi pari con la gratuità. Cioè: è inutile illudersi, le protezioni non servono proprio a niente, anzi a volte diventano quasi uno stimolo. Non appena un contenuto si affaccia sul web forte del suo formato elettronico (a pagamento, vedi l’insensata prerogativa ‘premium’ dell’industria dell’intrattenimento), se non è oggi è domani, se vale qualcosa sarà disponibile a tutti e gratuitamente. Ma illegalmente. E, del resto, far pagare 4 o 5 euro può sembrare poco, ma non lo è (100 libri ? Non ci saranno più broblemi di spazio fisico …). La forza del web sta nella distribuzione, e allora quella va sfruttata. Molto volentieri spenderei uno o due euro per un libro anche imponente pure se, magari, dopo sei pagine mi rendo conto che è veramente pessimo e non vado avanti (perché dovrei ?). Però, intanto, nel tempo, l’autore riesce ad arrivare magari a qualche migliaio di lettori, cosa impensabile per come stanno adesso le cose, e pian piano a farsi un suo pubblico. Se è bravo sarà numeroso, se è furbo pure.
    E gli editori, si spera, torneranno a fare gli editors e non semplicemente i megafoni. Una linea, una politica editoriale, l’autorevolezza e il contenuto forse (forse) avranno più possibilità di tornare di moda. Che io sappia ogni anno escono più o meno sessantamila titoli: dove stanno? In libreria campeggiano e vendono i soliti mammasantissima e spesso loro malgrado. Pochissimi sono quelli che riescono a campare di scrittura eppure si continua a pubblicare.
    Siamo agli inizi, gli e-book per quello che offrono adesso costano un’esagerazione, ma è, appunto, un inizio e quando hai un inizio il resto è inevitabile. Tanto per dire, aumenteranno in maniera esponenziale anche gli strumenti per nuovi linguaggi creativi.
    Un esempio? il mondo del fumetto potrebbe essere rivoltato come un calzino. Cambia l’approccio alla tavola, senza per questo snaturare l’dentità di questa forma d’arte. Banalmente, solo riflettendo un attimo sulle possibilità offerte dal semplicissimo zoom, che tutti i software e i lettori implementano, si possono immaginare tavole con un livello di dettaglio microscopico. Si potrebbe immaginare allora un’unica tavola sostanziata dalla stessa complessità narrativa di un intero albo…
    E i libri per la scuola ? […]
    Infine, probabilmente (e finalmente) si potrebbe auspicare anche un cambiamento radicale nel senso del copyright, ma qui entriamo nel campo della politica e il terreno si fa parecchio più sdrucciolevole.
    Un caro saluto a tutti voi e complimenti !!

    Massi

  2. fre de rics ha detto:

    Massi, intanto ti ringrazio davvero del tuo intervento. Poi ammetto di aver poco da aggiungere, io sono perfettamente daccordo con te.

    Inoltre le tue osservazioni sulla possibilità di sviluppo in ambito fumettistico mi pare davvero avvincente. In effetti si potrebbero costruire tavole complesse come albi, si può – si potrà – disegnare un fumetto complesso – se mi si passa il paragone – come “La vita istruzioni per l’uso” (in cui tutta la vicenda si svolge negli appartamenti di un palazzo), partendo veramente da una sola tavola, in cui addentrarsi, sprofondare…

  3. fq ha detto:

    segnalo un intervento di enrico baj che su milanoromatrani sembra quasi continuare questo discorso:

    http://milanoromatrani.wordpress.com/2010/02/12/la-guerra-degli-e-book-non-portera-vantaggi-sociali/

  4. Massi Cavallo ha detto:

    Ottima segnalazione.
    Mi permetto di rilanciare: JA Konrath, uno scrittore di genere di Chicago, 39 anni, sovrappeso.
    Per chi mastica l’inglese: http://jakonrath.blogspot.com/2009/10/kindle-numbers-traditional-publishing.html
    E qui invece una ricapitolazione in italiano (su un blog sui generis ma informatissimo sull’argomento gestito da un tipo un pochino bizarro. Ma chi non lo è?): http://www.steamfantasy.it/blog/2010/02/09/konrath-piu-soldi-con-gli-ebook-a-199/

    Universo Kindle. Si cerca di dimostrare, in pratica, che con la formula di vendita ‘diretta’ (30% ad Amazon e 70% all’autore) ci sono inequivocabili segnali di beneficio per tutti sia in termini di guadagno che in termini di distribuzione. E se una cosa vale la pena di essere letta la migliore pubblicità è il passaparola. In più i libri sono anche in download gratuito sul sito dell’autore. (io ho preso The List)

    Da sottolineare parecchie volte che siamo ancora in una fase pionieristica di tutto questo ambaradan, e a dire poco. Poi che siamo in America, as usual ahead of our times. In Italia stiamo sbirciando da lontano, quasi facendo finta di niente, a parte le dovute e pregevoli eccezioni.
    Ha ragione da vendere Baj nel dire che l’i-Pad non è né carne né pesce, leggersi un libro lì sopra è la stessa identica cosa che leggerselo su un netbook da 200 euro (ma spendendo almeno più del doppio). Potenza del marketing.
    Ma potrebbe rivelarsi uno sprone.

    Non vorrei essere frainteso: non sto dicendo che da qui in avanti dovremo fare a meno del lavoro della casa editrice e della sua intermediazione con il mercato. Sto dicendo che è la politica sui prezzi a fare la differenza. Imporre 7 dollari e rotti vuol solo dire vendere meno, guadagnare meno e distribuire meno. Figurarsi 9.99 (o più) con DRM e limitazioni ad nauseam. Semplicemente, non ha senso.

    Voi cosa pensate ?

  5. enpi ha detto:

    ciao!
    sono anch’io d’accordo con *ernesto* baj [chissà se è parente di enrico baj, il pittore].
    e con Massi Cavallo. l’iPad, per quanto inutile, come dice baj, ha portato al centro del discorso l’e-book.
    certo, sui prezzi: gli e-book dovrebbero costare molto meno dei libri di carta, altrimenti non se ne capisce il senso. mi riferisco alla narrativa. se compro un tascabile a 7 euro, perché dovrei spendere gli stessi denari per il corrispondente digitale?
    altro discorso la manualistica, o la saggistica.
    ma lì l’e-book vincerà facile.
    [esempio: uno studente universitario con il suo e-reder – con i testi di studio che son costati quanto le fotocopie – sul quale può sottolineare, fare sintesi, prendere appunti ecc.]

    e-

  6. antonino ha detto:

    sono pienamente d’accordo…….sono i grossi monopoli che cercano di bloccare la cultura…condivido l’aspetto per ciò che concerne il rispetto dell’autore e della sua opera…ma non capisco come mai un libro pocket che costava 4000 lire è divenuto in poco tempo 4.40 euro..oppure un libro di 1000 lire è divenuto 1 euro….ecco…

  7. enpi ha detto:

    be’, Antonino, anche il valore reale di quelle 4.000 lire è diminuito – in effetti.
    se ci pensi: dieci anni fa si comprava una birretta con due millini [alemno dalle mie parti], ora – se va bene – devi sborsare 3 euri e cinquanta [sempre dalle mie parti].

    però è come dici tu: digitalizzare i libri è una grande occasione per liberare la cultura dalle gabbie del lucro.

    e-

  8. jolly's Piano Bar ha detto:

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