Lettera all’amministratore di condominio

Proseguo a dar conto d’una certa mia propensione a imbastire rapporti epistolari. Corre l’obbligo, anche in questo caso, di giurare che è tutto vero. E’ una lettera che veramente ho inviato. Ho dovuto cambiare i nomi, naturalmente… solo per uno ho dovuto fare un’operazione più complessa. Era infatti un nome, per così dire, trasparente…

Gentile Sig. Magni,
circa due anni fa comparve, nell’angolo compreso tra il soffitto e due delle pareti del bagno dell’appartamento in cui vivo, appartamento sito in via xxxx e che è di proprietà xxxx, una macchia dell’inconfondibile colore giallo paglierino.
Essendo detta macchia comparsa non molto tempo dopo che erano terminati i lavori da me commissionati per il rifacimento del suddetto bagno, mi sono subito premurato di chiamare il mio idraulico di fiducia (che anche aveva curato i lavori) il quale, fatto un sopralluogo, mi spiegò che tale macchia non poteva essere causata da una cattiva esecuzione dei suoi lavori poiché, come chiaramente dimostrava la posizione della stessa, essa evidentemente trovava cagione in una fuoriuscita di liquidi provenienti dal piano soprastante, quello di proprietà dell’avvocato Leonardo Scaramella.
A questo punto, dopo aver esposto il problema allo stesso avvocato Scaramella, mi sono rivolto alla Sua amministrazione. Non molto tempo dopo ricevetti la visita dell’idraulico da Lei incaricato, il sig. Buco dell’omonima ditta, il quale, dopo aver guardato la macchia e la sua posizione, mi espose verbalmente le stesse conclusioni alle quali era giunto il mio idraulico e cioè che per ovviare allo spiacevole e già timidamente maleodorante problema doveva svolgersi un sopralluogo (con relativo sondaggio) nell’appartamento dell’avvocato Scaramella.
Sollecitai allora l’avvocato ad acconsentire al sopralluogo e questi cordialmente rispose che si sarebbe sicuramente fatto quanto prima (aggiunse anche che già che c’era ne avrebbe approfittato per rifarlo da capo, il bagno in cui si sarebbe svolto il sopralluogo), ma aveva necessità di coordinarsi, data la sua particolare situazione lavorativa che non gli permetteva di trovare facilmente la mezz’ora di tempo necessaria al sig. Buco per poter stabilire con certezza la causa della macchia nel mio bagno.
L’avvocato Scaramella (due anni fa!) cominciò dunque a coordinarsi onde trovare questa benedetta mezzora. Durante il laborioso coordinamento la macchia ha intanto cominciato a mutare, a smettere la timidezza che ne aveva accompagnato la comparsa, ad espandersi esponenzialmente, ad ingiallirsi dell’inconfondibile paglierino, a generare muffe, a scarnificarsi di calcinacci che iniziarono a cadere sulle mie nuovissime maioliche in ceramica prima scelta.
Cordialmente, educatamente, attento a non diventare petulante, ho continuato a sollecitare l’avvocato Scaramella che altrettanto cordialmente mi ha rassicurato (ahimè, più e più volte!) sull’imminente risoluzione dei suoi problemi di tempo confermandomi che stava continuando a coordinarsi per poter al più presto risolvere il fastidioso problema.
Durante il prosieguo di questi laboriosi coordinamenti la macchia, quasi da sembrare anch’essa animata e determinata ad arrecare il maggior danno possibile a oggetti e umani, ha cominciato anch’essa a coordinarsi e, quando non trovò più appagante l’aver preso completo possesso delle mura del mio bagno nuovo di zecca, cominciò ad espandersi anche nel bagno del signor Svevo, l’inquilino del terzo piano che ha la sciagura d’avere il bagno corrispondente al mio. Il signor Svevo, naturalmente, è venuto, cordialmente, educatamente, a rendermi edotto dello spiacevole inconveniente.    Nella mia semplicità, a questo punto, non potei far altro che comunicargli come stessero le cose, ragguagliandolo (nelle molteplici cortesi ed educate visite che veniva a farmi per sollecitare l’immediata risoluzione del problema) sull’imminente buona riuscita del lavoro di coordinamento dell’avvocato Scaramella.
Ora, questo verbo riflessivo, coordinarsi, è divenuto con l’ineluttabile scorrere del tempo il verbo preferito della mia macchia che di questi coordinamenti s’è giovata fino a strabordare (come ho saputo) nell’appartamento attiguo al mio (quello dell’architetto Cariddi) e in quello sottostante ad esso (di proprietà della signora Marino, vedova Scalia).
Nei primi giorni di quest’anno, la macchia (avendo ormai compiuto i suoi due anni) ha deciso di cambiare forma, di farsi ancora più intraprendente. Così, assecondando i capricci del tempo – ingravidandosene persino! – come la più reietta delle meretrici ha cominciato a sgravidarsi nel mio appartamento, in quello dell’avvocato Cariddi, in quello del signor Svevo, in quello della signora Marino, vedova Scalia.
Posso assicurarLe, come già ho fatto telefonicamente durante uno di questi fastidiosissimi allagamenti, che l’esperienza è stata assolutamente devastante. Pensi che, addirittura, un po’ di quest’acqua, è riuscita persino a valicare i confini dei quattro appartamenti già citati per andare a stagnare un po’ (niente meno!) che nella cucina dell’avvocato Scaramella che mi ha confidato d’esserne rimasto viepiù impressionato.
A questo punto, sempre facendo perno sulla mia naturale semplicità, non ho potuto far altro che risollevare il problema alla Sua amministrazione (cui avrò fatto visita nei due anni trascorsi per lo meno una dozzina di volte), all’avvocato ipercoordinato Scaramella, al sig. Buco.
Allo scopo di fornire qualche elemento utile alla focalizzazione di personaggi chiave della farsa in cui mio malgrado mi trovo ad agire, è bene aprire una doverosa parentesi proprio su colui che a questo punto della vicenda assurge a ruolo di protagonista assoluto ed incontrastato (in ciò riuscendo a scalzare il sé-coordinante avvocato Scaramella!): il sig. Buco dell’omonima ditta. C’è da sapere che, non appena trasferitomi in questo sventurato stabile che Lei amministra (e parlo di sette anni fa!), ebbi la tracotante idea di voler sostituire la targhetta sui citofoni del palazzo, onde rendere più semplice il mio reperimento da parte di ipotetici visitatori. Per realizzare l’ambizioso progetto, incaricai la Sua amministrazione che assunse l’incarico alla modica cifra di € 50,00 (cinquanta!!!). Naturalmente si sarebbe occupato in prima persona della spinosa questione proprio il tuttofare sig. Buco dell’omonima ditta. Sulla tenacia di costui non ho ovviamente nulla da recriminare, dal momento che è da allora, da sette anni, che conduce indefesso una logorante battaglia con i suddetti citofoni nella chimera di riuscire a sostituire le infingarde targhette dell’interno in cui abito.          Numerose e cruenti sono le campagne condotte. Al termine della prima delle campagne da me incautamente finanziate, come da me richiesto, effettivamente comparvero le targhette (sia fuori il cancello che nella vetrina d’ingresso) con caratteri dorati su fondo bianco recante il nome A. Buoninfante: una meraviglia! Sfortunatamente, però, le invertì con quelle del mio vicino, il povero sig. Martone. Scomparve poco dopo l’increscioso incidente. Io stesso dovetti fare da portiere alle visite di condoglianze, incassando anche il bell’augurio di qualcuna di esse, dal momento che il citofono dell’estinto era in realtà il mio. Passato un giusto tempo per elaborare il lutto, il nostro Buco è tornato a cimentarsi nell’impresa. A seguito di una asperrima campagna, la targhetta del fu signor Martone tornò al suo posto, ristabilendo giustizia e rimarcandone la sopravvenuta, definitiva assenza, ma sulla targhetta del mio interno comparve un inaspettato Buonocore che non si sa da dove uscì, visto che il precedente inquilino si chiamava Dolce. Al termine della terza campagna solo una delle due targhette venne sostituita. Al termine della quarta il nostro riuscì invece nell’impresa… Sfortunatamente, però, non funzionava più nulla e per giorni una serie di contatti elettrici costrinse gli inquilini tutti a surreali colloqui del tipo «Chi è?», «Chi è lei?», «Ha bussato lei!», «Io?! Figuramoce me sto a vede’ ‘a Roma su ‘r divano!».
Ma torniamo alla nostra vicenda. Dopo la pioggia torrenziale che è strabordata nel mio bagno nuovo di zecca, ho scoperto che lo stesso problema l’avevano segnalato alla Sua attenzione anche l’avvocato Cariddi e la dottoressa Marino (il sig. Svevo sapeva che anch’io lo stavo ripetutamente facendo). Ho dunque ricevuto una nuova visita del sig. Buco che, a fronte dell’identica anamnesi fatta due anni fa ha stavolta sentenziato che, per poter opporre un efficace rimedio alla boria della macchia, l’unica soluzione percorribile era quella di sventrare a mazzettate la stessa, nel mio bagno nuovo di zecca con ceramiche prima scelta!!! Subito dopo si sarebbe, forse (MA C’ERA UNA POSSIBILITA’ SU CENTO!!! – proprio così mi ha detto per telefono l’idraulico Buco), dovuto fare altrettanto nel bagno dell’avvocato Scaramella che, a questo punto, per ben due anni s’era inutilmente affannato a coordinarsi!!!
Colpito e vagamente seccato dalle contraddittorie analisi del sig. Buco, sempre guidato dalla semplicità che da sempre mi contraddistingue, ho allora pensato di chiedere un parere al mio idraulico che ha bollato questa soluzione come una “solenne minchiata” (e perdoni lo scadimento del vocabolario, le assicuro che il mio idraulico è altrimenti sempre più educato nel parlare). Mi ha anche spiegato che – così, a occhio – era del tutto evidente che il danno non poteva che essere causato da un bocchettone o un tubo di scarico rotto e che il lavoro non poteva che farsi nel piano soprastante, quello in cui si coordina l’avvocato Scaramella.
Io, che sono un semplice, per non saper né leggere né scrivere, ho comunque acconsentito a finire a mazzettate il mio bagno nuovo di zecca con ceramiche prima scelta purché si arrivasse a una veloce soluzione, ma – colpo di scena – dopo aver praticato il buco, l’omonimo idraulico è arrivato a una sorprendente conclusione: bisognava praticare un altro suo omonimo nell’appartamento dell’avvocato Scaramella.
Fortuna ha voluto che, ringraziando la madonna a faccia a terra, proprio quel giorno una serie di concause interagissero a mio favore:

– l’avvocato si trovava in casa,
– era impressionato da un po’ d’acqua (quella che non ce l’aveva fatta ad entrare nel mio bagno nuovo di zecca con ceramiche prima scelta) comparsa nella sua cucina
– poteva quel giorno coordinarsi così, su due piedi. Un coordinamento cotto e magnato!

Neanche dopo aver replicato sé stesso nel bagno di Scaramella, l’idraulico Buco ha potuto giungere a una definitiva soluzione. Ha parlato di probabili infiltrazioni sul terrazzo, di più d’un intervento lungo e costoso.
Io, che nella mia semplicità cercavo di documentarmi sulla natura del problema coinvolgendo idraulici, imprenditori edili e ingegneri miei conoscenti, suggerii di fare delle prove con una pompa da giardino negli scarichi dell’acqua del terrazzo. Il sig. Buco ha però severamente bacchettato la semplicità della mia soluzione.
Incontrammo quel giorno anche il sig. Colosimo, del quinto piano, ingegnere idraulico, tra i massimi esperti di impiantistica del centro sud. Anche lui ci tenne a fornire un semplice suggerimento da profano: «potrebbe mettersi una camicia nel tubo», disse, ma anche questa soluzione strappò un sorriso all’idraulico Buco che invece non è per nulla semplicista.
Quello stesso pomeriggio la macchia ha potuto giovarsi anche del buco nel soffitto per riversare acqua nel mio appartamento!
Il giorno seguente, incalzato dalle mie petulanti telefonate, il sig. Buco è tornato a farci visita. Ma stavolta aveva per noi strabilianti novità: con una lunga pompa da giardino ha scaricato dell’acqua in uno degli scarichi del terrazzo, acqua che, para para, si è riversata nel mio bagno di maioliche prima scelta. A questo punto, ha avuto la prontezza di inserire una camicia nel tubo.
Naturalmente si tratta di una soluzione di emergenza. Ora bisogna sostituire il tubo di scarico rotto e il lavoro non può che farsi nel piano soprastante (proprio come aveva semplicisticamente detto il mio idraulico due anni fa!).
È passata una settimana da quando il sig. Buco ha replicato sé stesso nel muro del mio bagno. L’ho sentito per telefono e mi ha detto che sta attendendo un segnale dell’avvocato Scaramella che deve COORDINARSI PER TROVARE IL TEMPO PER FAR SVOLGERE IL LAVORO.
Ora, Sig. Magni, potrà comprendere quanto possa inquietarmi questo verbo.
Vengo dunque ai motivi di questa mia: È POSSIBILE FARE QUALCOSA PER SOLLECITARE ANCHE LEI IL LABORIOSO COORDINAMENTO DELL’AVVOCATO SCARAMELLA?!

Pretendo inoltre che venga IMMEDIATAMENTE ripristinato il muro lì dove adesso un buco regna maestoso come una targa commemorativa delle gesta del suo omonimo autore. Qualora si rendesse necessario praticarlo ancora, lo si ripraticherà quando si saranno coordinati i lavori. Non sono disposto a vivere un giorno di più in questa situazione.
Ove non venisse accolta questa istanza, passerò alle vie legali onde farmi risarcire dei danni non più solo materiali che due anni di inettitudine hanno prodotto.

Nello scusarmi della lunghezza del mio racconto (mi ero ripromesso di elaborare un testo che rappresentasse in una scala 1:10000000000000000000000000 la profondità del baratro in cui è precipitata la mia pazienza – ma non credo d’esserci riuscito –), cordialmente la saluto.

Andrea Buoninfante

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Comments
9 Responses to “Lettera all’amministratore di condominio”
  1. carmen ha detto:

    ….perdonami ma sto morendo dal ridere!!!!!!!!!!!!
    Sei grandioso….

  2. dave ha detto:

    mi sentirei di sollecitare un epistolario scelto, al più presto…

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  1. […] è quindi Buoninfante. Quelli della banca li deve aver rassicurati lui, a suon di giuggiole e coordinamenti. Ma vabbè, un po’ di notizie dicono che ‘sto tizio sia nella cordata che controlla i […]

  2. […] è quindi Buoninfante. Quelli della banca li deve aver rassicurati lui, a suon di giuggiole e coordinamenti. Ma vabbè, un po’ di notizie dicono che ‘sto tizio sia nella cordata che controlla i Red Sox, […]



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