Lettera per Trenitalia

Ci sono occasioni in cui non può proprio farsi a meno di scrivere una bella lettera. La mia pigrizia queste occasioni le filtra per benino. Direi anzi che ne fa scempio. Per talune, però, nulla può. Nella mia vita Trenitalia me ne ha fornite più d’una… questa che segue è la prima, cioè quella che ha innescato un vero e proprio epistolario tra me e vari funzionari degli ex pubblici trasporti. Seguiranno altri episodi.

Ci tengo a precisare che nulla di quanto segue è inventato. Tutto corrisponde a sacrosanta verità. Coautori di quanto è narrato sono gli stessi protagonisti citati. Non sono per nulla simpatico, io, sono loro ad esserlo!

Con € 38.64 si può fare una signora cena in un buon ristorante, ci si può andare sette volte al cinema (nove, se il cinema è d’essai!), ci si acquistano due libri in prima uscita (e ci esce pure il caffè) oppure cinque o sei tascabili. Ci si compra per più di un mese il quotidiano o ci si può togliere lo sfizio di farsi venire il mal di pancia comprando e consumando 193 (dico 193) giuggiole.

Invece io e i miei due fratelli, il 9 dicembre scorso, abbiamo deciso di investirli (cadauno!) per acquistare dei biglietti Trenitalia di andata e ritorno Roma Termini-Salerno con l’Intercity Plus.

Abbiamo così ottenuto lo stesso risultato che avremmo conseguito con le giuggiole.

Dalla cifra totale ho voluto togliere un’altra dozzina abbondante di giuggiole (€ 3) che abbiamo voluto sborsare (sempre cadauno!) per accaparrarci i posti a sedere. Non l’ho considerata perché, a ben vedere, questi tre euro di prenotazione sono i meglio spesi, perché ci danno la possibilità di richiedere questo bonus che Trenitalia spaccia per rimborso e, soprattutto, il piacere di buttare carta e inchiostro per scrivere queste righe che nessuno leggerà!

Partiti da Roma Termini con elvetica puntualità, io e il mio parentado abbiamo ascoltato negli altoparlanti la voce del capotreno che, con inflessione meno elvetica, ogni tanto ricordava ai signori viaggiatori che il convoglio procedeva in orario. Ciò fino a Minturno, amena località campana che, col tempo che è durata la sosta (circa un’ora e mezza) avremmo potuto anche visitare, se non fosse stato per il naturale ottimismo che accomuna me e i miei congiunti, tutti forti di una trentennale esperienza con i servizi delle FF.SS.-Trenitalia e tutti illusi, per ogni benedettissimo minuto che passava, che da un momento all’altro il treno sarebbe ripartito.

Già! Perché, in tutto questo tempo, chi voleva ascoltare l’inflessione poco elvetica del capotreno, chi anelava a conoscere il proprio imminente futuro, doveva scendere dal convoglio (e pioveva che un Giove Pluvio ferroviere la mandava!!!) per andare a cercarlo, il capotreno. Questi si trovava sotto la copertura in fronzoli rococò della stazione. Cellulare alla mano, ogni tanto chiamava chissà chi e ogni tanto dispensava risposte per nulla rassicuranti a qualche passeggero: «Questi fanno così! Ti chiamano e ti dicono: annuncia mezzora… poi un’ora… poi chi lo sa…», testualmente.

«Ma che è successo?» chiedo io. E quello: «Ma benedetto signore! Se io sono sullo stesso suo treno, come faccio a saperlo?»

Vedendolo con un cellulare in mano ed immaginando che lo usasse per servizio, mi sono permesso di fargli notare che la mia condizione di viaggiatore e la sua differivano per lo meno per il fatto che io, per stare sul suo stesso treno, pagavo il corrispettivo di 193 giuggiole, mentre lui prende mensilmente un qualcosa che si aggira attorno alle 10.000 delle stesse (ma anche su questo sono ottimista!).

Non si è scomposto, anzi! Mi ha caldamente invitato a non parlare proprio a lui di politica [Lo giuro] (letteralmente!!!) che non se ne intendeva!

Incalzato da capziose domande, quali «che cosa le hanno detto?», «c’è un guasto sulla linea?», lui – fermo sulle labbra quel sorrisetto che tanto ha dato alla nostra Italia – a nenia mi rimandava: «Questi così fanno! Mica te lo dicono!» (ma questi chi, di grazia?) e ancora: «Un’ora, due… chi lo sa?», e a chiosare: «così mi hanno detto e così riferisco a voi».  Ottenendo per lo meno che ciò che in quel momento mi veniva di suggerire come località per le future vacanze sarebbe stato prontamente riportato a questi chissà chi, con la stessa fedeltà usata alla volta dei passeggeri, ho tristemente fatto ritorno al mio posto.

Dopo un po’ che il treno aveva ripreso la sua marcia (per grazia di qualche santo invocato a gran voce da buona parte degli astanti), un collega dell’illuminato capotreno di cui sopra ha avuto l’impudenza di chiedere l’esibizione del biglietto. Rassegnato e stanco, ho solo fatto qualche riferimento al fatto che da un po’ non si udiva negli altoparlanti la voce del mio amico capotreno sull’elvetico incedere del convoglio. Anche quello non si è scomposto evocando il fato, le moire: «E se c’è un guasto che ci si vuol fare!» (allora un guasto c’era! Quale non è dato ai più di conoscere!).

Ora, c’è da sapere (e ne ho messo prontamente a parte il controllore!), che, in trent’anni di frequentazione delle ex (ahimè!) ferrovie dello stato, questa linea l’ho fatta per lo meno tre volte l’anno e mai, a memoria d’uomo, un maledettissimo treno ha raggiunto l’anelato lido nel millantato orario d’arrivo. Saputo ciò, il controllore – anche lui con fermo sulle labbra quel sorrisetto che ha fatto la gloria della nostra Italia – mi ha candidamente risposto che, allora, la causa del ritardo ero senz’altro io e non certamente (cosa che qualche illuminista da strapazzo penserebbe) la cronica incapacità a garantire un servizio pagato più che bene di un’azienda che è costata, nella storia d’Italia, l’equivalente in giuggiole da far star male l’intera umanità passata, presente e a venire! Cifre per le quali la vostra azienda è incapace perfino di garantire le chiappe dei passeggeri da piattole, cimici, zecche e altri parassiti che in altri paesi civili si avviano all’estinzione. E poco ci è mancato che il vostro stipendiato (ma chi sa a chi sto scrivendo!) si cercasse con la mano i virili attributi onde apotropaicamente scacciare malefici influssi!

Vi assicuro che costui – ci sono testimoni! – era ben lungi dal voler fare una battuta sdrammatizzante, cosa che avrei apprezzato, data la mia naturale inclinazione (e almeno in questo credo di avere le credenziali per lavorare con voi) alla farsa, alla macchietta. Sono anche convinto che se quest’episodio si fosse svolto qualche secolo prima e se il controllore avesse avuto la tonaca dei domenicani, in luogo della vostra divisa di dubbio gusto (e qui apro una parentesi che chiudo senza addentrarmi in penose considerazioni sui costi di tanta eleganza!), io ci avrei fatto pure la fine di Giovanna d’Arco!

Giunti finalmente a destinazione (e sempre per opera e virtù della teoria di santi chiamati in causa da buona parte dei viaggiatori) mi sono recato, con una punta di (forse!) comprensibile nervosismo, all’assistenza clienti della stazione di Salerno (erano le 12.30 e non, come da voi promesso, le 10.15). Qui un altro vostro impiegato ha chiesto (a me!!!) il perché del ritardo del treno di cui ero vittima (lo ha chiesto lui a me). Dove le fate le selezioni per la ricerca del personale? Al Bagaglino? Al Gran Guignol? Il senso del ridicolo lo avete tra i requisiti richiesti?

Che dire poi della ricerca da me fatta sui vostri tabelloni degli orari del treno maledetto che lì figurava come un eurostar pur essendo un Intercity (come proclamato dal vostro sito Internet)? Cosa aggiungere poi sulla ricerca, sugli stessi tabelloni, d’un treno per il ritorno? Anche il treno della sera, che internet dava per Intercity,  sui vostri orari era invece un eurostar! Solo la mia natura scettica mi ha portato a chiedere delucidazioni al vostro impiegato che mi ha rifilato il biglietto per il ritorno. Questi mi ha giustamente fatto notare che un conto è quello che si scrive sui tabelloni e un altro è la realtà. Ha anzi aggiunto che, se avessi voluto partire il giorno seguente, quel treno nemmeno l’avrei trovato. I tabelloni? «Ma lasci perdere i tabelloni!»

Così, quella sera stessa, con più o meno la stessa compagnia (uno dei miei fratelli si è voluto bizzarramente chiamare fuori!) mi sono rimesso su un intercity alla volta della capitale. Gli auspici non erano dei migliori. I tabelloni elettronici segnalavano ritardi su tutti i treni. Degno di nota quello di un’ora su un treno per Nocera Inferiore, quando, incamminandosi a piedi da Salerno, la si raggiunge in minor tempo.

Ora, vale indugiare sui panini e caffè da tribunale dell’Aja acquistati a prezzi d’autosalone dalla ditta cui appaltate il servizio ristoro? Giova commentare la temperatura da forni crematori della carrozza nella quale avevamo prenotato i posti e che a detta dell’altro vostro mirabile impiegato era ineluttabile, ineffabile, inevitabile, irrimediabile a causa di un guasto sull’impianto di condizionamento dell’aria? Occorre ricordare che questi benedetti modernissimi treni hanno i doppi vetri bloccati perché tanto c’è l’impianto di condizionamento? Mi farebbe star meglio aggiungere che più volte a settimana viaggio su un treno della linea Roma-Pescara che ha lo stesso identico problema (ineluttabile, ineffabile, inevitabile, irrimediabile) anche in agosto, e che una volta un controllore voleva chiamare la Polfer perché io – per una mia bizzarria e non perché mi fossi oramai liquefatto – mi rifiutavo di mostrargli il biglietto che quello con criminale pervicacia continuava a chiedermi? E’ necessario aggiungere che il viaggio di ritorno da Salerno a Roma si è concluso alle 23.40 e non già alle 22.16 recitate dal vostro sito internet, dai vostri impiegati, dai vostri tabelloni degli orari?

Per tutti questi motivi, chiedo di inviarmi questo Bonus che la vostra azienda offre alle vittime dei vostri disservizi. Le premesse a che si tratti di un’altra presa in giro ci sono tutte. Ma non l’ho mai chiesto prima e voglio vedere di cosa si tratta. Lo faccio per il gusto di vedere che cosa succede. Per vedere di cos’altro siete capaci. Per conoscere gli abissi che l’uomo può raggiungere.

Solamente una preghiera, per quel briciolo di compassione che dovrebbe accomunare gli umani. NON UTILIZZATE I MIEI DATI PERSONALI PER INVIARMI NOTIZIE, PUBBLICITA’, AMENITA’ DEL TIPO PRESENTE SULLA RIVISTA AMICOTRENO. Dico ciò perché questo è avvenuto già ad altri e l’invio di cose del genere sarebbe a me gradito più o meno come una delegazione di magistrati o della Guardia di Finanza ad una convention di Forza Italia.

Concludo dicendo che la mia vita con la vostra azienda, come gli episodi che vi ho citato (ma mille altri di tal genere avrei potuto scrivervi), lascia senz’altro l’amaro in bocca, inconveniente questo che il consumo di 193 giuggiole non lascia!

Con sincera, inveterata e sedimentata inimicizia

Andrea Buoninfante*

P.S. Sono convinto che, se i miliardi stanziati per far realizzare il mai troppo vituperato progetto d’alta velocità alla vostra azienda (tra le altre) li spendessimo in giuggiole, moriremmo sì come colui che visse sperando, ma almeno a pancia piena!

* Andrea Buoninfante è autore de La calata del santo a tre gambe e di uno dei racconti presenti in Clandestina.

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Comments
11 Responses to “Lettera per Trenitalia”
  1. Stefi ha detto:

    Il bonus (una specie di “assegno” tramutabile esclusivamente in altro biglietto) ti arriverà di sicuro! Ne ho una certa esperienza!.. potrei raccontarti almeno un paio di situazioni ancora più emblematiche (tipo il trasbordo, in galleria, di tutti i passeggeri da un Eurostar ad un altro arrivato in soccorso…). Il problema è che come in tutte le privatizzazioni fatte per “rendere servizi più efficienti ed economici” in realtà avviene esattamente il contrario con risultato che i relativi costi vengono “spalmati” sui servizi successivi (sabato ho perso un diretto per Bologna, costo 38.50€ ho chiesto un cambio biglietto che, per arrivare in orario, ha dovuto essere con cambio a Milano e poi.. la Freccia Rossa…alta velocità…ma anche alta fregatura: non solo costo € 48.20 ma, mi spiegano, possono solo rimborsarmi il 50% del precedente biglietto non usufruito..in quanto sono due linee diverse….forse si riferiva al parallellismo delle rotaie??…

  2. Andrea Buoninfante ha detto:

    Infatti il bonus è arrivato… nel prossimo post racconterò anche come! Per il resto, so bene di quali imprese è capace trenitalia… ah, se lo so…

  3. federico ha detto:

    e le aspettiamo ‘ste novità eh! fai la grazia fai… 😀

  4. Paoletto ha detto:

    Beh, anche io purtroppo viaggio spesso con trenitalia di merda, e piu che raccontare di essere rimasto molte volte per piu di un’ora su quel cazzo di intercity di merda sotto la galleria tra firenze e bologna… io mi sono rassegnato delle maledette truffe dell’Italia agli italiani, il problema non è trenitalia, è tutto il sistema di merda che c’è in Italia e della gente di merda che ci vive, e merda sono anche io perchè come molti merdosi cercano una soluzione che si troverà nell’imbrogliare gli altri… me ne vado dall’Italia il prima possibile almeno le giuggiole me le mangio sul treno…
    Ma cmq caro mio Andrea ti ho sempre stimato moltissimo, ancora non leggo il tuo libro e presto lo farò, meno male che esiste la musica…

    P.S. Un luminare con la divisa verdognola delle ferrovie mi ha detto, in uno scontro verbale sotto la galleria di firenze, che se i treni fanno ritardo e i perdono le coincidenze, ed è notte fonda, l’assistenza dei treni PAGA UN TAXI per riportarti a casa!!!! se ti capita prova quest’altra menata!!!!!

  5. Andrea ha detto:

    Minturno è nel lazio, ciao! 😉

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  2. […] La mia richiesta dei bonus che Trenitalia concede alle vittime dei suoi disservizi è del 12 dicembre 2005. Il 30 marzo del 2006, con mia enorme sorpresa, giunse sul mio cellulare la telefonata del responsabile delle biglietterie di Roma Termini (che qui e in seguito chiamerò sig. Y), il quale caldamente mi invitava a prendere un caffè con lui. Con la sua voce cordiale mi spiegò che aveva apprezzato il tono ironico della mia missiva e che per questo voleva conoscermi, ciò non di meno rivelava che alcuni miei commenti erano stati senz’altro ingenerosi. Naturalmente precisando che i miei commenti erano tutt’altro che ingenerosi e che anzi avevo scelto, per amor di brevità, di elidere qualcuno dei soprusi subiti il giorno del nefasto viaggio alla volta di Salerno, accettai di buon grado l’invito. Fu così che ebbi il piacere di visitare i begli uffici di cui Trenitalia dispone all’interno della Stazione Termini. Il gentile sig. Y mi condusse con fare da cicerone a visitare molte delle stanze dei bottoni e mi offrì un buon caffè nel punto ristoro ad esclusivo appannaggio dei ferrovieri. Al termine della cordiale chiacchierata, mi condusse in biglietteria (dall’altra parte del vetro!!!) e mi consegnò i benedetti bonus, il mio e quelli per i miei fratelli. […]

  3. […] a dar conto d’una certa mia propensione a imbastire rapporti epistolari. Corre l’obbligo, anche in questo caso, di giurare che è tutto […]

  4. […] più attendibile è quindi Buoninfante. Quelli della banca li deve aver rassicurati lui, a suon di giuggiole e coordinamenti. Ma vabbè, un po’ di notizie dicono che ‘sto tizio sia nella cordata […]

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