Il Metodo due mesi dopo la prima

Resoconto semiserio dell’autrice della presentazione sarda di luglio

In realtà sono passati anche più di due mesi dalla presentazione sarda del Metodo del diavolo (4 luglio scorso), e in queste settimane l’autrice del romanzo, Vittoria Bogo Deledda, ha avuto da star dietro a cose sue ben più importanti del resoconto di quella serata. Però è una donna di parola, e anche se in ritardo alla fine ha voluto lo stesso mandare al sito della effequ la cronaca di quella, indimenticabile peraltro, presentazione. E ne valeva la pena, visto quello che ha tirato fuori la sua penna.

All’inizio c’è una certa confusione. Gli attori non sono ancora arrivati e non rispondono ai cellulari. I musicisti provano gli strumenti ai bordi dello spiazzo erboso dove andrà a sedersi la gente e hanno facce scontente e tese.Il tecnico del suono arrotola e srotola matasse di fili colorati sulle quali sono già inciampati Quatraro e la scrittrice. La scrittrice ha il mal di pancia. La scrittrice ha i tacchi alti e gli orecchini di corallo. La scrittrice ha un occhio giallo che ti punta e gira attorno alle ossa. Fa un po’ paura, ma solo se pensi ai gatti o alle pupille dei mostri mitologici. Ovunque c’è un brusco frastuono di pioggia. Al contrario è una calma serata d’inizio estate e dalle dune vicine si leva a ondate un pulviscolo rosso. Il mare invece è argento per essere in relazione con una pallida luna. E’ un posticino niente male e i tavoli ben imbanditi promettono soddisfazione. Finalmente gli attori appaiono. Nerina è alta e secca e allude a un’aurora boreale. Carlo, pacioso e intenso, ricorda un gentiluomo di campagna. Il pubblico si affaccia alle vetrate del locale. Alla spicciolata prende posto. E’ un gruppo variopinto a caccia di emozioni. Pochi i segni mondani; dritte e mobili le antenne, specialmente quelle delle donne che si guardano attorno incuriosite. A turno tastano le tovaglie. Gli ultimi bagnanti abbandonano la spiaggia. Apre Nerina con un canto in sardo che pare una vibrazione di canne di fiume. Subito scatta il congegno magico dello spettacolo. La felice impressionabilità del pubblico fa il resto. Delle prime battute sapienti degli attori resta a lungo un’eco nell’aria afosa. Senza preavviso attaccano i tamburi al via del maestro senegalese More, mescolatore di memorie e antichi stupori. Bene, avanti così! Quatraro si fruga nelle tasche. Ondeggia sulle gambe come Hemingway. La scrittrice intanto ha socchiuso l’occhio giallo. Ha preso il volo un sorriso dalle sue labbra che ne ha vinto la freddezza. Quindi dice: Benvenuti, amici, al passo solare e multiplo di questo incontro… poi si blocca. La scrittrice da giovane è stata poetessa e va capita. Nerina e Carlo riprendono a duettare con le parole. Uno ha una mano distesa. L’altra ha una mano contratta sul cuore. Bravi| Avanti così! Si spande un fluido imponderabile. Che sia arte o essenza melodica del vivere fatto sta che, per la grazia di una manciata di secondi, tutto riluce e sulla testa dei presenti passa l’ala leggera della notte.

Vittoria Borgo Deledda

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: