Sax appeal al jazz club

13.10.09
Parla Paolo Carradori
La prima positiva sensazione è quella di essere nel posto giusto. Presentare un saggio sul jazz in un jazz club è perfetto. Le foto dei grandi in bianco e nero alle pareti, sul muro bianco le firme dei musicisti, sul piccolo palco gli strumenti pronti per il concerto della sera, lo sguardo allibito e colorato di Woody Allen, il sax baritono di Piero Bronzi dal suono caldo e severo che si muove nello spazio. Tutto concorre a creare l’atmosfera. Il calore del folto pubblico, poi, la voglia di sapere, le curiosità su una musica che intriga ma rimane sempre un po’ così misteriosa. Forse per questo ci piace. Un dibattito coinvolgente per capire perché le sfavillanti creature di Sig. Sax siano diventate vere icone della musica afroamericana. Ma non solo, provare anche a monitorare la situazione della cultura musicale nel nostro Paese, le difficoltà, i problemi, la didattica, le prospettive per le musiche non commerciali. Tutto scorre come se fosse normale ma se pensiamo al momento culturale che vive l’Italia, normale non è poi così tanto. Un piccolo editore che punta a una nuova collana di saggi, un signore con la barba che parla di jazz, un sassofonista che improvvisa tra la gente… se vi sembra poco.
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