Quando il tempo si ferma a Firenze

14.05.08
La presentazione alla Edison raccontata da uno degli autori
Ogni volta che vengo a Firenze ripiombo inevitabilmente nel pieno dei miei vent’anni. Non c’è niente da fare, non ci sono presentazioni che tengano. Ho un bel cercare di convincermi “ecco, vedi, sono qui per partecipare alla presentazione di un libro della casa editrice effequ, per la quale ho scritto un racconto nella raccolta La voce dei matti … siamo nel 2008 e nella mia vita ho fatto questo questo e quest’altro, ne ho viste di cotte e di crude… ne è scorsa di acqua sotto i ponti eccetera”. Niente. Io passo per le strade di Firenze e sono sempre negli anni più belli della mia giovinezza, quelli del mio tempo interiore, che si è fermato lì, in quel momento. Quindi mentre mi specchio nelle vetrine della libreria Edison mi stupisco di vedermi come sono ora. Ma non avevo vent’anni? Comunque mi faccio forza e mi concentro sul presente che in ogni caso mi entusiasma, e mi stupisco anche che in vetrina non ci sia ancora neppure un libro dei nostri, né una locandina che dica Stasera alle ore 21 la casa editrice effequ presenta le due ultime raccolte di racconti La voce dei matti (seconda edizione) e la novità Matrimoni. Superato questo primo impatto (mancanza, ci dicono, dovuta a una inefficienza organizzativa che viene colmata con il rapido allestimento di una vetrinetta ad hoc), si entra nel vivo dell’evento. Le ‘isole’ di libri vengono spostate, si fa largo al tavolino e alle sedie, arriva gente, arrivano degli autori, arrivano degli amici, si stappa una bottiglia e cominciamo subito a brindare. Fa allegria, disponibilità. Si comincia con La voce dei matti, presentando Renata Perretti, fiorentina, che legge l’incipit del suo racconto L’appello, e ne parla brevemente. Poi tocca a me, che spiego un po’ la genesi del mio racconto I lumi della ragione, che è un racconto storico ambientato in un manicomio di luogo imprecisato, ma sicuramente collocato il XII di Nevoso, anno IV. Siccome la protagonista è una donna, ma l’io narrante è un uomo, per la precisione il primario dell’Accademia ai suoi allievi, ne legge un brano l’editore stesso. Lusingata e appagata da questo, sull’onda dell’entusiasmo, ne parlo ancora e mi sembra di cogliere un interessamento particolare, specialmente fra i più giovani degli intervenuti. La follia indubbiamente è un tema affascinante e inquietante al tempo stesso, ma forse meno inquietante se i folli di cui si parla appartengono al passato, anche abbastanza remoto, e le cure a cui erano sottoposti oggi non si praticano proprio più, per fortuna. Oggi ci fanno quasi sorridere, seppure un po’ amaro. Insomma passiamo ad altro. Si accenna a tutti gli autori della raccolta, ai loro racconti, al successo ottenuto nelle vendite, che ha portato alla ristampa e si presenta la nuova raccolta Matrimoni, ben rappresentata dalla scrittrice Vittoria Bogo Deledda, venuta espressamente dalla Sardegna per presenziare all’avvenimento. Data la sua riservatezza, è di nuovo l’editore a leggere un brano del suo racconto L’estate delle paci, che io già conosco e che mi sembra veramente bello, una narrazione suggestiva e personale. Si accenna anche al romanzo che l’autrice pubblicherà tra breve per la effequ, e che si intolerà Il metodo del diavolo. L’editore passa in rassegna tutti gli altri autori della raccolta, che è davvero di alta qualità. Ricorda in particolare Simone Sarasso, l’autore di Confine di Stato, che partecipa con il suo Compari d’anello, scritto nel suo stile inconfondibile. Si brinda ancora, e si dà il via alla chiacchiera libera. Conosco persone nuove, anche stranieri che riescono a leggere con facilità l’italiano e si vogliono cimentare nel leggere racconti, prima di lanciarsi nei romanzi più lunghi; saluto anche Sylva B. autrice di un racconto su Orme di gatto, oltre che amica d’infanzia. Andrea, alla fine, mi fa ripiombare inevitabilmente nei miei vent’anni. Riparto di notte. La Siena-Grosseto, la strada a due corsie che negli anni settanta costringeva noi poveri studenti a stare dietro a un camion per settanta chilometri a trenta all’ora in salita o in galleria, è sempre in costruzione, con cantieri e strisce gialle che rallentano ancora di più (se è possibile) il viaggio. Ma allora è vero che il tempo si è fermato?

Susanna Cantore

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