Più libri più libero…

09.12.08
Microcronaca della fiera romana di Federico Rupert
4 dicembre Ore 15.00, la effequ muove le tende verso la Fiera della piccola e media editoria. Con l’editore al volante ci mettiamo in viaggio verso il Palazzo dei congressi, subito dopo aver recuperato il booktrailer di Strada India da mettere in repeat su un piccolo schermo per tutta la durata della fiera. Dopo un viaggio tranquillo arriviamo a Roma. Serata invernale all’Eur, nuvole che minacciano pioggia. Siamo i primi che finiscono di allestire lo stand, presto e bene, scivoliamo quindi via verso Prati dove ci aspetta una cena e una notte di sano riposo. 5 dicembre Alle 10 apre ufficialmente la fiera e noi siamo lì pronti ad accogliere i visitatori. Facce euforiche degli steward e delle hostess accolgono gioviali chi arriva e dentro gli occhi di ogni espositore si legge chiara e limpida l’ebbrezza di questa esperienza che si rinnova ogni anno. Giornata piena di gite scolastiche in visita e di bambini scalmanati e completamente incontrollati che scorrazzano tra i banchi degli standisti rubacchiando gadget e cataloghi. Cominciamo a stringere i primi contatti coi nostri vicini e con le persone che abitano la fiera per immergerci al meglio nei giorni che abbiamo davanti. Arriviamo così a sera dopo un panino e una birra soddisfatti di noi e con due acquisti che mi terranno compagnia alla fiera, sempre della famiglia effequ. L’editore però parte e se ne va in sede a Orbetello. Tornerò, dice. 6 dicembre Di buon’ora ci muoviamo e andiamo alla fiera io e l’altro giovane membro dello staff effequ. Ci attende un’altra interessante giornata tra i libri. Finalmente facendo un giro tra gli stand mi rendo conto di quanta carta si stampi in Italia: è veramente tanta. Ogni stand ha i suoi gadget e le sue trovate pubblicitarie per attirare chi è accorso alla fiera. Penne, magliette, segnalibri e autori in vetrina. Ognuno ha il suo modo. Però c’è da rendersi conto dell’universo sconfinato di possibili scelte che questa fiera offre a ognuno, la possibilità di scovare la cosa più giusta per sé. Passano le ore i panini e le birre. Passano a trovarci degli autori che ci intrattengono un po’ con qualche commentino sulla fiera. Passano uomini, donne, bambini e a guardarli da dietro il banco sembra un po’ come essere in una camera iperbarica. Un punto da cui poter osservare ognuno di loro senza essere visto e poter capire se riuscirà a entrare o no nella logica dei tuoi libri. Prendiamo contatti con case editrici straniere e facciamo presenza a qualche conferenza o a qualche pezzo teatrale al caffè letterario per far sì che anche questo sabato di dicembre ci porti dolcemente verso la sera romana che ci ha atteso e nella quale ci tufferemo volentieri. 7 dicembre Cambio compagnia anche oggi e mi avvio alla fiera affiancato dalle sorelle Djokovic, grandi sostenitrici della effequ. Mi lasciano molta libertà, restano loro allo stand, e quindi io continuo a scorrazzare per la fiera e guardando in faccia gli steward e le hostess mi rendo conto che la gioia iniziale sta svanendo giorno dopo giorno e al suo posto comincia a farsi largo la voglia di togliersi la giacca e la cravatta e tornare ognuno alla propria vita quotidiana. Arrivano altri autori e altri amici che ci passano a trovare. Due chiacchiere e due battute per distrarci un po’. In fondo le fiere servono proprio a incontrarsi, a scambiarsi sensazioni con persone che altrimenti non vedresti tanto spesso. Il palazzo oggi trabocca di persone, hanno approfittato del prefestivo per concedersi un bagno di cultura in mezzo ai piccoli editori (piccoli casi umani in Italia?) e per vedere cosa possono aggiungere alla loro vita. A caccia di storie da vivere. Ritorna l’editore con la moglie e ormai s’è fatta sera, ma la gente non scema e non molla il passo, tiene duro fino alla chiusura. Ore 21, tutti a casa, e almeno per oggi festa finita. Domani ultimo giorno. Domani e poi basta. 8 dicembre Entro alla fiera con l’editore e con la moglie e guardo bene in faccia gli steward e le hostess ormai compagni di viaggio. Le facce distese e felici di inizio fiera si sono trasformate in volti tesi ma solo in fondo agli occhi. Celano il naturale stress dietro il volto disteso delle pubbliche relazioni. Siamo sempre lì dietro al bancone in attesa delle persone che, essendo festa, non mancano neanche oggi all’appello. L’editore girovaga pieno di appuntamenti e indaffarato a trovar tesori. Continuano ad arrivare amici e colleghi che ci vengono a stringere la mano come i giorni precedenti. Tirando un po’ le somme mi rendo conto che non è facile immergersi per giorni in un mondo simile e uscirne senza nemmeno un briciolo di follia addosso. Uscirne senza aver esagerato nei sarcasmi e senza aver regalato gaffe e stranezze varie ai visitatori. Però abbiamo finito. Anche per questo dicembre 2008 abbiamo dato il nostro. La sera arriva e siamo tutti qui. Tutto lo staff. Chiudiamo insieme, pacchi in macchina e sguardo verso casa.
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