La Fattoria a Sesto Fiorentino

15.12.08
Microcronaca della presentazione di Valerio Verdiani
13.12.2008: che notte agitata! Oggi non sarà una giornata qualunque: nel pomeriggio la presentazione del mio primo romanzo “La fattoria delle ultime case”. Esco, fa freddo. Ecco la scusa per i brividi che sento addosso. Infilo i guanti e parto. Questione di un minuto e fermo la moto, alzando la testa. Un arcobaleno dai colori nitidi e intensi sale su dalla Calvana. Seguo il semicerchio perfetto fino al punto opposto, abbraccia ad ovest Firenze. E’ bellissimo: lo prendo come un segno augurale. E fa già meno freddo. Il lavoro della mattina scivola leggero. Le lancette dell’orologio corrono più veloci del solito. Ecco, ci siamo. Alle 17 in punto sono davanti alla libreria Rinascita di Sesto Fiorentino. L’editore mi chiama al cellulare: lui e sua moglie stanno per arrivare. Intanto entro; mi fanno vedere come è allestita la sala al piano superiore. Mamma mia quante sedie! E se resteranno per la maggior parte vuote? M’immagino la figura! Oltre tutto ci sarà anche Sandra Nistri: una giornalista de La Nazione. Mi tolgo il giaccone e scendo di sotto, mi rifugio fra i libri. Si deve vedere lontano un miglio che non sto guardando i libri: almeno quattro persone mi chiedono informazioni su dove possono trovare questo o quello, uno mi chiede addirittura un consiglio per un libro da ragazzi. Non sono della libreria, rispondo, e sorrido con un sorriso ebete a tutti. D’un tratto un viso che conosco: è un mio amico; si scusa che non potrà restare alla presentazione, che ha solo il tempo di prendere il libro e scappare via. Mi chiede una dedica. Io comincio a tastare tutte le tasche. Sbianco: non ho una penna! “Non è il massimo per uno scrittore ad una presentazione” fa ironico l’amico. Annaspando con lo sguardo incrocio quello di mia moglie. Le indico la borsa. Le ho sempre detto che nella sua borsa c’è dannatamente tutto tranne quel che serve. Lei ci pesca una biro e, con un sorriso a trentadue denti, me la mostra scuotendola tra l’indice e il pollice. D’accordo, d’accordo, mi rimangio tutto, grazie della biro. A poco a poco arriva diversa gente, e arrivano Fernando e Susanna, e amici e colleghi, e poi Sandra Nistri, e anche altri che non conosco… Incredibile: si è riempita la sala: addirittura non bastano le sedie! Ore 18: l’editore Fernando mi lancia uno sguardo, come quello che l’arbitro di calcio invia ai guardialinee prima del fischio d’inizio. Io annuisco e mi mordo un labbro: si può partire. Fernando è deciso, sicuro, parla della casa editrice, del romanzo, di come ci siamo conosciuti. Poi lascia a me la parola. Mi ero preparato qualcosa, leggo alcuni passi del romanzo. Avverto in sala un silenzio incantato, acquisto coraggio, do tono alla lettura. Un applauso caloroso (si dice così?) mi scioglie del tutto. Ma non è finita. Adesso tocca alla giornalista. La Nistri ha letto il libro e parte dicendo che lei non sa fingere. Addio! Invece le sue parole diventano magiche alle mie orecchie. Ne loda il contenuto, l’intreccio, lo stile. Tocca alcuni punti, li inquadra, li percorre. Li accarezza. Le è piaciuto, potrei gridarlo, le è piaciuto davvero! E’ il tempo per i saluti, per l’aperitivo, per le dediche sui libri. Poi, con mia moglie e il bambino, Fernando e Susanna, una cena fiorentina: ribollita, trippa e un buon chianti. E’ buio là fuori, e forse piove. Io chiudo gli occhi e rivedo l’arcobaleno della mattina.
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