Turkemar Night: il resoconto

17.05.07
Due parole (di Simone Sarasso) sulla notte dell’anno
Due parole sono d’obbligo. Specie per l’affetto dimostrato dalla gente della mia città. Sabato faceva caldo (parecchio caldo per essere maggio) e l’allegra famigliola Effequ, in trasferta dal completo dalla terra di Toscana, si presenta, sottobraccio al sottoscritto (perdonate l’eccessiva prodigalità di “sotto”), alle Officine Sonore verso le 17.00. Con noi anche Lorenza Ghinelli, una strepitosa autrice della nostra scuderia di cui sentirete parlare molto presto. Lorenza ci deve volere davvero bene, perché si è sciroppata ottocento km in due giorni per venire alla Turkemar Night. Le due ore che separano dalla presentazione passano in un batter d’occhio: si montano gli espositori, si appendono gli striscioni, si stappa qualche bottiglia dell’ottimo vino delle Officine. Alle 19.00, momento di panico: sala semivuota, imbarazzo palpabile, un buffet gigantesco che occhieggia dalla tre quarti e rischia di non venire adeguatamente onorato… Io e l’ottimo Fernando Quatraro temporeggiamo, sorseggiamo qualche calice, sudiamo. Alle 19.30 arriva Stefano di Tano, massimo esperto italiano di Buscaglione e anfitrione della serata. Gli cacciamo in mano un bicchiere e decidiamo di aspettare ancora un po’. Una Marlboro: 19.45. Prendo il toro per le corna e decido che si va in scena, gente o non gente. In quel momento, il miracolo. Nel giro di trenta secondi, mentre percorro i dieci metri dalla porta al palco, arriva una pletora di persone (probabilmente occultata sino a quel momento come un esercito ninja nei meandri oscuri delle Officine). Mi giro verso la sala e non c’è più un posto a sedere. Gente in piedi in fondo, gente fuori. Gente ovunque. Prendo il microfono: “Buonasera a tutti…” Di Tano attacca con il suo intervento: mezz’ora di chicche su Fred, mezz’ora veramente speciale. Poi è il turno di mio e di Fernando: insieme leggiamo due paragrafi. In sottofondo c’è la voce del Busca, la gente è rilassata. Noi raccontiamo la storia di Gino Latilla che si strappa la camicia sul palco e in sala tutti si divertono. Nonostante il caldo. Tre quarti d’ora dopo poso il microfono, do il via alle danze. Alla fine della serata del buffet non rimarrà traccia, un sacco di gente se ne andrà con il suo Turkemar sottobraccio e io me ne starò un attimo (un attimo solo, giuro…) a gongolare fuori dalla porta del locale, con una Marlboro all’angolo della bocca. Con la dannata sensazione di averla sfangata ancora una volta.
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